Governo News Conte Salvini

Perché Conte è diventato il peggior nemico di Salvini

Dopo mesi a Palazzo Chigi, il premier sembra essersi risvegliato. I suoi interventi si sono fatti più frequenti e tendono a frustare alleati o compagni di cordata. Oggi è l'unico che può mettere in crisi il leader della Lega.

  • ...

Il “bello addormentato” sembra si stia svegliando.

Parlo di Giuseppe Conte, primo ministro sconosciuto al momento della nomina, che sta lentamente scalando, a danno del suo socio Luigi Di Maio, la classifica della popolarità. Pugliese, di scuola cattolica, allievo di Guido Alpa, noto e stimato avvocato romano, Conte arriva a Palazzo Chigi dopo che M5s e Lega hanno bruciato quel “geniaccio” di Giulio Sapelli, economista controcorrente.

LE REPRIMENDA DEL PREMIER A SALVINI E A TRIA

Conte ha bella presenza, vanta (vanterebbe, si potrebbe dire, perché le conquiste femminile del vertice del governo appaiono sempre più trovate giornalistiche) una fidanzata di ottima presenza, scrive qualche esagerazione nel suo curriculum, ma soprattutto prende il suo posto senza dire alcunché ma come esecutore testamentario del contratto di governo. Per molti mesi la sua figura è talmente in ombra che anche chi si occupa di satira politica comincia a ignorarlo, mentre lui probabilmente tesse una sua personale tela.

Tocca a Matteo Salvini leggere allibito la reprimenda del suo premier sui giornali, oggi a Giovanni Tria, domani chissà a chi

Viaggia, dà del “tu” ai leader del mondo (anche un ex ragazzo pugliese ha imparato a viaggiare), interviene nel dibattito politico per rassicurare che è tutto in ordine. Da qualche giorno, invece, gli interventi si sono fatti più frequenti e tendono a frustare alcuni alleati o compagni di cordata dei cinque stelle. Tocca a Matteo Salvini leggere allibito la reprimenda del suo premier sui giornali, oggi a Giovanni Tria, domani chissà a chi. Gli si sente dire persino che lo ius soli è materia che può entrare nel dibattito politico. Tutte cose che Conte dice con naturalezza e con invidiabile calma.

CONTE PUNTA A DIVENTARE UN TRAGHETTATORE DEL M5S

Forse il presidente del Consiglio ha talenti lenti. Cioè ha bisogno di tempo per far vedere che non è uno messo lì perché Di Maio e Salvini erano impresentabili come premier. Forse nella sua formazione ci deve essere stata qualche scuola politica cattolica d’antan, forse è cambiato qualcosa attorno a lui. Quel che è cambiato è che Di Maio è diventato, come dicono a Bari, un "povero a lui”, cioè sta non solo mostrando i suoi limiti ma sembra alla sua stessa gente inadeguato a reggere la prima scena per conto dell’intero Movimento. D’altra parte il capriccioso Alessandro Di Battista fa il prezioso, ma solo per finta, avendo capito che la sua stella sta declinando e soprattutto si è improvvisamente chiuso quello spazio movimentista che lo aveva contrassegnato come competitor naturale di Di Maio.

Il premier Giuseppe Conte.

Conte a questo punto scommette – è la mia ipotesi da tempo – sul suo ruolo di traghettatore del Movimento 5 stelle. Il suo uomo di governo, quello che accantona il “vaffa” e tende a riacchiappare qualche idea politica. In questo ruolo ha due ostacoli. Il primo, insormontabile, si chiama Davide Casaleggio. Finché si tratta di scavalcare i ragazzi del M5s, un democristiano di nuovo rito basta da solo. Contro il presidente dell'associazione Rousseau ci vuole più abilità e cazzimma. Ma anche il ragazzo triste dell’algoritmo deve fare i conti con il fallimento strategico della ditta che quel geniaccio del papà aveva portato così in alto. A Casaleggio junior manca il neurone della fantasia.

IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO È GIÀ MORTO

È Salvini, tuttavia, che rilancia Conte. Se il premier vorrà insistere su questa lenta avanzata verso la prima linea, lì deve puntare il suo fucile (oggi può sparare per legittima difesa contro l’aggressore dei pentastellati). Salvini è sondaggisticamente stabile, anzi fermo. Il suo voto europeo stimato è inferiore a quello di Matteo Renzi, ma, a differenza di lui che si fece del male da solo, deve fare i conti con un mondo che ha chiamato alla rivolta ma a cui ha dato solo qualche decina di immigrati in pasto.

Chi ha pensato che il capo del Viminale sarebbe durato un ventennio ha sbagliato di 18-19 anni

Dopo tante felpe ora dovrebbe comprare al mercato dell’usato anche le idee. Ci ha provato con Verona, al convegnone anti-Bergoglio. Ma a lui che è stato in questi mesi lucano, abruzzese, poliziotto, sardo e altro ancora non riesce la trasformazione in credente. Non in credente cattolico. Al povero Salvini manca l’America profonda, quell’America che vede chiese cristiane sorgere in ogni luogo con pastori sposati che predicano cose terribili e che guidano l’eterna ribellione della periferia contro le élite degli States.

GIuseppe Conte e Angela Merkel.

Qui invece Salvini fa il cattolico e si trova con Maria Giovanna Maglie e Mario Giordano. Provo quasi tenerezza per lui. La trama di Conte si sviluppa in questa situazione aperta. Chi ha pensato che il capo del Viminale sarebbe durato un ventennio ha sbagliato di 18-19 anni. Chi ha visto in Di Maio l’erede dei leader del famoso Pci deve smettere di farsi canne. Questa roba che è nata dopo il 4 marzo sta già morendo, purtroppo sarà una morte lenta perché sarà difficile per milioni di italiani ammettere di aver fatto una cazzata.

2 Aprile Apr 2019 0856 02 aprile 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso