Europee 2019
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Obiettivi Governo Italia Elezioni Europee 2019

Quali sono gli obiettivi politici dell'Italia in vista delle Europee 2019

Il premier Conte punta a uscire dall'isolamento. Ma Di Maio e Salvini pensano ai voti. E intanto abbiamo una nuova strategia sui migranti. E sul bilancio il nostro alleato naturale è la Francia. 

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Alle elezioni europee manca più di un mese, ma il profilarsi - stando ai sondaggi - di un'alleanza tra popolari, socialisti e i liberali dell'Alde al prossimo Parlamento di Strasburgo, rende più complesso all'Italia ricollocarsi sullo scenario continentale. E non soltanto perché i due principali partiti di maggioranza (Cinquestelle e Lega) non aderiscono a nessuno di questi gruppi.

CONTE PUNTA A USCIRE DALL'ISOLAMENTO, SALVINI E DI MAIO AI VOTI

Quindi bisogna scindere i due piani: da un lato, c'è il governo Conte che ha necessità di uscire dall'isolamento, nel quale il memorandum con la Cina sulla Via della seta l'ha definitivamente relegato. Anche nella speranza di recuperare una poltrona di commissario di primo piano nel dopo Juncker e uno sconto sulla prossima manovra che si preannuncia draconiana. Dall'altro, M5S e Carroccio guardano alla scadenza di maggio più in chiave nazionale, con l'agenda europea che serve soltanto a puntellare quella di casa propria. In fondo, per l'Italia, i dossier che l'aspettano dopo il 26 maggio sono gli stessi che ha provato ad affrontare senza grandi risultati negli ultimi mesi. Innanzitutto c'è l'immigrazione, nonostante gli sbarchi (529 nei primi tre mesi dell'anno contro gli oltre 24mila del 2017 nello stesso periodo) siano crollati. La strategia per superare il Trattato di Dublino è fallita miseramente, così come un accordo per rendere strutturali i ricollocamenti degli stranieri sbarcati in Italia, perché per ottenere l'unanimità e il sì di Viktor Orbán la stessa Italia ha rinunciato a renderli obbligatori. Memore di questa vittoria che sa di sconfitta, Roma ha un pizzico aggiustato il tiro, chiedendo ai partner di rivedere le strategie d'accoglienza. «Attrarre flussi incontrollati in Europa, anche non deliberatamente» ha spiegato al Foglio il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, «alimenta tanti circuiti illeciti e chi arriva così finisce, sovente, in un mercato di sfruttamento e lavoro nero. In ogni caso, la democrazia liberale è il modello nel quale la Repubblica italiana si riconosce. È scritta nella nostra Costituzione. Quanto ai riferimenti internazionali, io stesso ho più volte ribadito che i pilastri sono tre: Onu, alleanza atlantica e integrazione europea». Il nostro governo quindi chiederà alla Ue di creare corridoi umanitari per selezionare meglio chi far venire in Europa, condividere le attività di pattugliamento delle coste e l'assistenza a chi sbarca, programmi di aiuti internazionali verso quei Paesi con maggiori flussi migratori. Una piattaforma sulla quale, a parole, tutti i Ventisette sono d'accordo, ma che non si traducono mai in una strategia comune. In ogni caso lontana dalle ipotesi di chiusura rilanciate in patria da Matteo Salvini.

SUL BILANCIO L'ALLEATO NATURALE SAREBBE LA FRANCIA DI MACRON

Ampio poi il numero di questioni aperte in campo economico. L'ultima sentenza della Corte Ue sul caso Tercas riapre le discussioni sui limiti al salvataggio bancario imposti dal Bail in e sull'assenza di una garanzia unica sui depositi. Alla fine dello scorso febbraio il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, aveva svelato che la Germania «ci hanno ricattato per accettare il Bail in», salvo poi fare marcia indietro. Ma da allora è chiaro che l'Italia punta a un allentamento delle regole vigenti. A differenza di quella attuale, poi, la prossima commissione dovrà occuparsi di riformare la governance dell'Unione. Nell'ultimo bilaterale avuto con Emmanuel Macron Giuseppe Conte ha aperto al piano dell'Eliseo per statualizzare un'Europa a due velocità. E, come Parigi, Roma preme per tenere fuori dal computo del deficit/Pil gli investimenti infrastrutturali e nutre seri dubbi su un ministero unico dell'Europa e su un bilancio comune, mentre spinge per un organismo - un Esm allargato - per affrontare le crisi sistemiche. Intanto, nelle trattative sul bilancio per gli anni 2021-2027, il ministro Moavero Milanesi ha consigliato di «alimentarlo con genuine risorse proprie, per esempio emettendo titoli di debito europeo, raccogliendo sui mercati risorse per finanziare grandi investimenti di interesse comune o istituendo tasse europee che gravino solo su chi oggi elude il fisco, approfittando dei regimi tributari fortemente agevolati di certi Stati». Il tutto per evitare alle economie maggiori sovvenzioni al bilancio.

SOVRANISMO A PAROLE E PRAGMATISMO SU RUSSIA E CINA

Cinquestestelle e Lega ripetono da mesi che, in nome del sovranismo, i Paesi membri devono riprendersi competenze devolute in questi anni alla Ue. Nella pratica, il governo italiano - come dimostra il tema immigrati - non ha mai formalizzato richieste in questa direzione. Parallelamente, Roma ha spesso lamentato un certo egoismo dei partner su diversi dossier o la pretesa di Berlino e Parigi di avere una posizione predominante in politica estera. Al riguardo l'Italia chiede un approccio più pragmatico verso la Cina e la Russia e anche con la stessa America di Trump. In quest'ottica si potrebbe arrivare all'istituzione di una normativa di golden power per difendere i settori strategici e di un ulteriore rafforzamento del Consiglio europeo, rafforzando l'ultima parola ai capi di Stato e di governo. Questa - a oggi - è l'agenda del governo italiano relativa alla Ue. Ma potrebbe mutare sia in base agli esiti delle prossime Europee (anche guardando ai singoli risultati sul territorio nazionale) e alle tempeste non soltanto di natura economica che potrebbero arrivare da Oltreoceano. In quest'ottica potrebbero tornare in auge le proposte dei singoli partiti. I Cinquestelle hanno presentato un manifesto dove si chiedono maggiore spazio all'e-democracy, quindi a strumenti per realizzare anche a Strasburgo la democrazia diretta e partecipata, un rilancio nella riduzione dei costi della burocrazia e alla lotta alla corruzione, più spazio all'Europarlamento e alle politiche in difesa delle identità e delle produzioni nazionali, progetti comuni sull'accoglienza. Dal canto suo la Lega, pur essendo saldamente sul fronte euroscettico, ha per ora abbandonato le tentazioni di uscita dall'euro, ma è pronta a reclamare un ritorno di competenze agli Stati nazionali nei campi dell'immigrazione, l'economia e la politica estera.

3 Aprile Apr 2019 1019 03 aprile 2019
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