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La lottizzazione armata della Rai da parte di Lega e M5s

Tg1 e RaiDue filo pentastellati, Tg2 e RaiUno al Carroccio. Nonostante la spartizione fosse il male per i grillini, nella partita ci sono entrati. E procedono a colpi di testata con gli alleati. Il punto. 

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È più stretta la presa dei 5 stelle sul Tg1 o quella della Lega sul Tg2? La domanda, che sarebbe apparsa surreale solo pochi mesi fa, si è fatta quasi inevitabile dopo la lite scoppiata fra i due partiti di governo per la copertura giornalistica del congresso di Verona sulle famiglie da parte del Tg1.

All’accusa di una distorsione dell’informazione contro i movimenti pro-famiglia lanciata dal partito di Matteo Salvini, ha risposto subito (in rappresentanza della pattuglia dei giornalisti 5 stelle) il senatore Primo Di Nicola: «Siete troppo abituati al pensiero unico. Non esiste solo il Tg2».

Testata contro testata, dunque. Che inevitabilmente significa anche due "lottizzazioni", l’una contro l’altra armate. La parola non piacerà ai due contendenti, in particolare al M5s, che della denuncia contro l’altrui occupazione delle poltrone radiotelevisive ha fatto per anni un cavallo di battaglia. Ma per farsi un’idea basta mettere in fila i comportamenti tenuti sul campo da entrambi i fronti dal 26 settembre scorso, giorno della votazione in commissione di Vigilanza del nuovo presidente della Rai Marcello Foa (pur bocciato quasi due mesi prima e dunque, secondo alcuni, letteralmente impresentabile).

LE NOMINE DEI DIRETTORI DEI TIGÌ

A novembre arriva il momento dei nuovi direttori. Il più importante, quello del Tg1, è Giuseppe Carboni, già considerato di estrema sinistra e per questo, si dice, un po’ emarginato in Rai. Finché non ricevette l’incarico di seguire il Movimento 5 stelle, circostanza che evidentemente non lo ha sfavorito. La casella del Tg2, nella nuova geografia politica spetta alla Lega di Salvini, che come direttore sceglie Gennaro Sangiuliano, ex vicedirettore di Libero con un passato giovanile nell’Msi di Giorgio Almirante.

Carlo Freccero, direttore di RaiDue in quota M5s.

CON DE SANTIS E FRECCERO SI INVERTONO I RUOLI

I ruoli si invertono, secondo il più classico galateo lottizzatorio, nella guida delle due reti: la direzione di RaiUno va a Teresa De Santis, già giovane cronista del quotidiano comunista Il Manifesto che a metà Anni 90 del secolo scorso si scoprì simpatizzante della Lega; quella di RaiDue al guru televisivo di lunghissimo corso Carlo Freccero, felicemente riposizionatosi come intellettuale di area grillina. Il quadretto si completa un mese dopo con un’infornata di poltrone: cinque nuove direzioni (Doc, Format, Distribuzione, Informazione online, più quella derivante dallo spaccehettamento di RadioUno dal Giornale radio), e una vicedirezione in più sia per il Tg1 (passato da sei a sette) che per il Tg3 (da quattro a cinque).

Teresa De Santis, direttrice di RaiUno filo Lega.

Fin dall’inizio la nuova squadra accumula interventi da fare invidia alla Dc «editore di riferimento», alla Telekabul del Partito comunista e pure agli «editti» berlusconiani. È la prima settimana di gennaio quando RaiDue decide di sospendere la striscia quotidiana dei due comici Luca e Paolo, rei di aver messo in scena una seguitissima imitazione del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Domenica 20 gennaio è la volta di Che tempo che fa (Rai uno), dove Alessandro di Battista si lancia in un attacco forsennato alla moneta francese usata nei Paesi africani che di lì a pochi giorni (complice l’incontro di Luigi Di Maio con un leader dei Gilet jaune) scatenerà una crisi diplomatica senza precedenti, con tanto di ritiro dell’ambasciatore francese, poi fortunatamente rientrata.

LA RISPOSTA SOVRANISTA DI POVERA PATRIA

RaiDue risponde da par suo alla fine del mese con la perla sovranista della trasmissione Povera Patria in cui manda in onda una scheda sul signoraggio bancario non priva di errori, quanto meno di omissioni, che punta il dito sull’autonomia di Banca d’Italia dallo Stato e sulla successiva cessione dei suoi poteri alla Banca centrale europea per spiegare il macigno del debito pubblico. Né va dimenticato lo speciale su Beppe Grillo, Sempre su RaiDue, che fra molte polemiche ha portato al comico genovese fondatore dei 5 stelle diverse decine di migliaia di euro di diritti, ma ha fatto un sonoro flop di ascolti.

L'ONNIPRESENZA IN VIDEO DI DI MAIO E SALVINI

Non mancano neppure le bacchettate dell’Autorità garante per le Comunicazioni, che lo scorso 21 febbraio ha rimproverato alla Rai l’onnipresenza in video dei due vicepremier Di Maio e Salvini (al punto di oscurare il loro capo Giuseppe Conte e perfino i rispettivi partiti) nonché la citazione di sondaggi favorevoli alla Lega alla vigilia delle elezioni in Sardegna durante la trasmissione Tg2 the Post, in spregio alla ben nota legge che vieta il riferimento ai sondaggi negli ultimi 15 giorni prima del voto.

UNA BATTAGLIA PER IL CONSENSO

Eppure i due partiti di governo non sembrano accontentarsi. Anzi, più si avvicina la scadenza elettorale più si contendono il potere del video con il coltello fra i denti. E in fondo non è difficile capirne il perché. La Lega mal sopporta di vedere in mano all’alleato (in virtù di una sua supremazia nei consensi certificata il 4 marzo scorso che oggi si presume letteralmente rovesciata) una potenza di fuoco come quella del Tg1. Ma proprio la temuta emorragia spinge i 5 stelle a ricorrere alla comunicazione nel modo più spregiudicato. Dopo le elezioni europee forse faranno pace. Ma a quel punto potrebbero cominciare a lamentarsi gli italiani.

4 Aprile Apr 2019 0716 04 aprile 2019
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