Di Maio Salvini Campi Rom

Di Maio e Salvini d'accordo su un punto: chiudere i campi rom

Il leader del M5s ospite a Che tempo che fa e quello della Lega a Non è l'arena si tirano frecciate su frecciate. Ma concordano sulla gestione dei nomadi.

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Lo scontro tra i vicepremier ormai è totale. Su un punto però Luigi Di Maio e Matteo Salvini concordano: aprire un nuovo fronte e chiudere i campi Rom. «Lo deve fare il ministro dell'Interno», è la stoccata di Di Maio, ospite a Che tempo che fa mentre in contemporanea Salvini era a Non è l'arena. I fronti dello scontro non si contano più, ultimo quello sulla flat tax.

BATTAGLIA SULLA FLAT TAX

Il leader della Lega, che vuole sia inserita nel Def, avverte gli alleati: «Abbiamo votato il reddito di cittadinanza, che non è nel dna della Lega, ora pretendiamo rispetto». M5s ribatte che a non rispettare il contratto, con proposte che vanno dalla castrazione chimica alle armi, semmai è lui. «A quelle proposte noi siamo un argine. La flat tax va fatta ma senza aiutare i ricchi», dichiara Di Maio che, facendo sponda a Tria, vorrebbe che la misura restasse fuori dal Def, anche per arginare l'idea leghista di fare «facile campagna elettorale» con soldi che non ci sono. Ma la Lega insiste: «O il governo attua il contratto o non ha senso», dice Giancarlo Giorgetti. «Serenamente», il premier Giuseppe Conte si fa carico di risolvere anche questa grana, in vista del varo del Def in Cdm martedì. Tria resta fermo sull'idea che la flat tax vada messa a settembre in manovra, nell'ambito di un intervento fiscale complessivo.

IL TEMA DELLE RISORSE

C'è infatti un tema di risorse. Con il Pil vicino allo zero e 23 mld di clausole Iva da disinnescare il presidente del Consiglio fronteggia le accuse delle opposizioni - M5s alzerà le tasse, è sicuro Silvio Berlusconi - dichiarando che il governo «farà di tutto per impedire» l'aumento dell'Iva. È prudente, il premier. Anche se è convinto che nei prossimi mesi l'economia migliorerà, il quadro è fosco. Perciò tutto, anche la flat tax che è «un pilastro» del contratto di governo, va modulato in manovra tenendo «conto del quadro di finanza pubblica». Domani, annuncia Conte, ci sarà una riunione preparatoria del Def. E martedì il Documento di economia e finanza arriverà in Consiglio dei ministri. Bisogna decidere dove fissare l'asticella della crescita programmata: si oscilla tra un prudente 0,3% (0,1% in più dello 0,2% tendenziale) e un più ardito - ma meglio spendibile alle Europee - 0,5%. Salvini dice che sulle stime la "prudenza" di Tria va bene e precisa che quello sulla flat tax non è un suo capriccio.

CONTE E SALVINI A VINITALY

Il premier e il suo vice leghista non hanno modo di confrontarsi sui nodi del governo perché non si incrociano. Tra gli stand del Vinitaly però entrambi respingono la bocciatura del governo da parte degli imprenditori riuniti sabato a Cernobbio. Salvini, felpa rossa con scritta d'ordinanza, fa notare l'applausometro dei viticoltori: «Noi siamo partiti dalle pmi ma fugheremo i dubbi anche di chi applaudiva Monti e Renzi e oggi boccia noi». «Lavoriamo nell'interesse di tutto il Paese, non di singoli imprenditori», concorda Conte. Conte, che si ritrova pure a brindare con Massimo D'Alema, a Luca Zaia che lo incalza sull'autonomia («Almeno il primo passo in primavera», chiede Salvini), replica che «si farà» ma «nel rispetto della Costituzione» e con la «partecipazione attiva» del parlamento.

7 Aprile Apr 2019 2149 07 aprile 2019
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