Bibi Netanyahu Elezioni Israele

Le conseguenze della vittoria di Netanyahu sulla Palestina

Supera Gurion come premier più longevo di Israele grazie ai seggi della destra più estrema e razzista. E al via libera di Trump all'annessione della Cisgiordania. 

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Ha i suoi motivi Benjamin Netanyahu per festeggiare la «vittoria immensa» del voto anticipato in Israele, così come hanno i loro motivi i palestinesi a intonare il requiem.

Il 9 aprile, il testa a testa con il rivale Benny Gantz (35 seggi ciascuno) e soprattutto la coalizione con la destra più estrema creata con la massima spregiudicatezza gli hanno fruttato l'ingresso nel pantheon di Israele come premier più longevo. Ancora una volta l'astuzia ha premiato il leader del Likud. Ben Gurion governò per 13 anni e 127 giorni il nuovo Stato, tra il 1948 e il 1963. Netanyahu, premier per la prima volta tra il 1996 e il 1999, era arrivato a 13 anni e 28 giorni con il terzo mandato consecutivo dal 2009 e supererà certamente il fondatore di Israele con lo storico quinto mandato che inizia dal 10 aprile, dopo le elezioni Legislative convocate ad arte.

A RISCHIO LO STATO PALESTINESE

La tattica di precedere processi e sentenze che avrebbero potuto accavallarsi nel 2019 gli è valsa una riconferma che suggella lo spostamento in blocco a destra di Israele e la sconfitta della soluzione dei due popoli in due Stati maturata dagli accordi di Oslo del 1993. È un percorso irreversibile, tanto per la sinistra quanto per i palestinesi, a giudicare dal verdetto elettorale che ha affossato i laburisti ancora al di sotto del disastro elettorale pronosticato nei sondaggi. Si prevedeva per loro un crollo dai 19 seggi della Knesset uscente a 9, ne hanno ottenuti 6 pari al 4,5% dei voti, qualche decimo percentuale in meno anche della coalizione araba Hadash–Ta'al (4,6%), minata da sempre dall'assenteismo degli arabi-israeliani. Altri 4 deputati sono andati all'altra lista araba Ra'am–Balad, quanto i verdi di Meretz.

Con Netanyahu, l'ultradestra religiosa è vincitrice delle elezioni 2019 in Israele.
GETTY

LA DESTRA PIÙ ESTREMA FA VINCERE IL LIKUD

Un ipotetico fronte progressista non avrebbe i numeri per una maggioranza con i centristi di Blu & Bianco di Gantz e Yair Lapid. Anche l'ultimo partito Hatnuah di Tzipi Livni, coalizzato con il Labor, si è dissolto a febbraio con l'uscita dalla politica dell'ex ministro di Netanyahu che era passata dal Likud all'opposizione. A destra invece il leader dei conservatori può accorpare 65 seggi sui 120 del parlamento israeliano, grazie alla tenuta degli ultraortodossi di Shas e Giudaismo unito nella Torah (8 deputati ciascuno), ai 5 seggi del partito di estrema destra di Avigdor Lieberman, ai 4 dei centristi di Kulanu e – ago della bilancia – agli altri 5 seggi decisivi costruiti provvidenzialmente da Netanyahu attraverso l'alleanza degli ultrasionisti di Casa ebraica con i suprematisti Potere ebraico e gli ultraortodossi di estrema destra Tkuma.

LA PROMESSA DI ANNETTERE LA CISGIORDANIA

La promessa di Netanyahu di due seggi alla Knesset agli eredi (Potere ebraico) del movimento kahanista bandito tra gli Anni 80 e 90, anche dal Likud, come razzista e terrorista, responsabile di attentati ai palestinesi, aveva suscitato scandalo. Ma la Corte suprema ha infine giudicato legittima, come in passato, la corsa alle Legislative del partito marginale, pur escludendone per i trascorsi il leader Michael Ben-Ari. Potere ebraico ha chiesto, in piena corsa elettorale, l'espulsione degli arabi-israeliani non fedeli a Israele, è per aumentare le ore di storia ebraica dalle elementari nelle scuole pubbliche, rifiuta i negoziati con le autorità palestinesi, vuole la cancellazione degli accordi di Oslo. E, naturalmente, chiede l'annessione della Cisgiordania e la costruzione del Terzo tempio sulla Spianata delle moschee a Gerusalemme.

Il movimento nazista e terrorista di Kahane, in Israele, ha compiuto massacri e attacchi in Palestina.
Wikipedia

TRUMP CON LO STATO EBRAICO DI NETANYAHU

Dell'alleanza con Potere ebraico dovrà pagare lo scotto Netanyahu nel quinto mandato, cosa che non sembra affatto pesargli. Nei comizi il premier si è scagliato a più riprese contro gli arabo-israeliani, nella campagna più anti-araba di sempre, e nel rush ha annunciato l'annessione della Cisgiordania. Un piano, ha ammesso candidamente, appoggiato non soltanto dall'estrema destra ma dagli Stati Uniti di Donald Trump che, archiviata la soluzione dei due Stati, nel 2018 hanno riconosciuto Gerusalemme come unica capitale di Israele e, un anno dopo, le alture del Golan come territorio israeliano. La politica discriminatoria di Trump è quella del genero ebreo Jared Kushner, amico di famiglia dei Netanyahu. Ed è istituzionalizzata nella legge, approvata alla Knesset nel 2018, su «Israele Stato-nazione del popolo ebraico», di apartheid per i palestinesi.

10 Aprile Apr 2019 1320 10 aprile 2019
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