Vito Crimi Radio Radicale Chiusura

Il governo non rinnoverà la convenzione a Radio radicale

Il sottosegretario all'Editoria Crimi la "chiude": «Ha svolto da 25 anni un servizio senza gara. Esiste Rai parlamento che trasmette le sedute dell'Aula e delle commissioni».

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Radio radicale chiude. Ora è arrivata la conferma del governo gialloverde, tramite le parole del sottosegretario all'Editoria Vito Crimi interpellato al suo arrivo a un convegno sull'informazione locale in Lombardia: «La posizione è molto chiara, l'intenzione mia e del ministero dello Sviluppo economico è di non rinnovare la convenzione con Radio radicale». Il motivo? «Nessuno ce l'ha con Radio radicale o vuole la sua chiusura, ma sta nella libertà del governo farlo», ha risposto Crimi, affermando che l'emittente «ha svolto da 25 anni un servizio senza alcun tipo di gara e valutazione dell'effettivo valore di quel servizio».

«NEGLI ANNI RINNOVATA COME UNA CONCESSIONE»

Il sottosegretario grillino ha poi sottolineato che negli anni a Radio radicale «la convenzione è stata rinnovata come una concessione». Ora, ha concluso, «la valutazione è stata fatta: esiste Rai parlamento, un servizio pubblico, un canale istituzionale che trasmette le sedute parlamentari e delle commissioni». Radio radicale in un comunicato ha però risposto: «Senza entrare nel merito delle dichiarazioni del sottosegretario Vito Crimi, ribadiamo che la convenzione tra Radio radicale e il Mise si è avviata a seguito di una gara indetta il primo aprile del 1994 e che da allora il servizio è proseguito in regime di proroga, nonostante Radio radicale abbia sempre richiesto che venisse rimesso a gara».

GLI AIUTI PUBBLICI E QUEL SOCIO DA 2 MILIARDI DI EURO

Crimi ha sempre osteggiato Radio radicale, e in un intervento sul Blog delle stelle scrisse: «Si parla tanto della “voce libera” di Radio radicale, che senza aiuti dello Stato rischierebbe di “spegnersi“. Dal 1994 a oggi Radio radicale ha percepito contributi pubblici per oltre 200 milioni di euro, 14 milioni di euro l’anno». Crimi poi elencava i soci, tra cui la società Lillo Spa, che ne detiene il 25% delle quote, ha sede a Gricignano di Aversa e ha un fatturato di 2,3 miliardi di euro. Il sottosegretario quindi si chiedeva: «Come mai Radio radicale teme di chiudere se ha un socio d’affari che vale oltre 2 miliardi di euro?».

IL PD: «È IL DISEGNO DEL M5S. LA LEGA COSA NE PENSA?»

La questione ha suscitato le reazioni delle opposizioni. Il deputato del Partito democratico Filippo Sensi su Twitter ha scritto: «Intanto Crimi mette a verbale che è intenzione, sua e di Luigi Di Maio, del M5s dunque, di non rinnovare la convenzione di Radio radicale. Sarebbe interessante sapere che ne pensa la Lega e se questo è il disegno di tutto il governo. Visti i chiari di luna. Noi con Radio radicale più di sempre».

FORZA ITALIA: «COLPO ALLA DEMOCRAZIA»

Contraria alla decisione dell'esecutivo anche Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia, che in una nota ha scritto: «Il governo ha deciso di chiudere Radio radicale non rinnovando la convenzione che tutti i precedenti esecutivi avevano tenuto in vita riconoscendo all'emittente il merito di svolgere un servizio pubblico trasmettendo in diretta sedute del parlamento, congressi di partito e grandi processi. Una radio scomoda per la maggioranza sovranista, che preferisce alla buona informazione canali più manipolabili di comunicazione e che oggi, attraverso le parole di un sottosegretario, annuncia lo stop dei finanziamenti a una grande voce libera. Con questo mix di supponenza e di ignoranza, il governo ha così inflitto un altro colpo all'informazione e alla democrazia».

15 Aprile Apr 2019 1156 15 aprile 2019
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