Direttiva Salvini Ong Scontro Difesa Incontro Conte Mattarella

Scontro tra Difesa e Viminale sulla direttiva Salvini per le Ong

Il leader della Lega ha mandato la circolare anche ai vertici delle forze armate e della Marina. I militari protestano: «Queste cose succedono nei regimi».

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Alta tensione nel governo sulla direttiva Salvini contro le Ong che operano nel Mediterraneo per il salvataggio dei migranti. Il documento, infatti, preparato sulla scorta del caso della "Mare Jonio" e dopo gli allarmi per una possibile crisi umanitaria in Libia, è stato inviato dal Viminale anche ai vertici della Difesa e della Marina. Un gesto politico che fonti del ministero guidato da Elisabetta Trenta considerano come il superamento di una linea rossa.

Tant'è che l'irritazione dei militari sarebbe stata tra i temi al centro di un incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte, ma la circostanza è stata successivamente smentita. Polemico anche Luigi Di Maio: «Se veramente abbiamo il problema di 800 mila migranti [che dalla Libia potrebbero arrivare in Italia, ndr], di certo non li fermi con una direttiva che nessuno ha mai ascoltato. Se vogliamo aiutare l'Italia molliamo quei Paesi che non accolgono, da Orban in giù».

UNA «INTIMAZIONE» PER CHIUDERE I PORTI

La direttiva firmata da Salvini, con cui il ministero degli Interni chiede alle forze di polizia una nuova stretta contro le navi delle Ong e crea i presupposti affinché le acque territoriali del nostro Paese possano essere chiuse anche a imbarcazioni che battono bandiera italiana, risulta spedita per conoscenza anche al capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli, e sarebbe una vera e propria «intimazione». Destinatari anche il capo della polizia Franco Gabrielli, il comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri, il comandante generale della Guardia di Finanza Giorgio Toschi, il capo di Stato maggiore della Marina Valter Girardelli e il comandante generale della Guardia Costiera Giovanni Pettorino. «Quanto accaduto è gravissimo», hanno detto fonti della Difesa all'Adnkronos, perché «viola ogni principio, ogni protocollo» e costituisce «una forma di pressione impropria» nei confronti del capo di Stato maggiore Vecciarelli. «Non è che un ministro può alzarsi e ordinare qualcosa a un uomo dello Stato, queste cose accadono nei regimi, non in democrazia. Noi rispondiamo al ministro della Difesa e al capo dello Stato, che è il capo Supremo delle Forze Armate».

LA LEGA OSTENTA TRANQUILLITÀ

Fonti della Lega hanno replicato ostentando tranquillità. La direttiva per chiudere i porti «è doverosa, oltre che legittima e lecita, a fronte di un pericolo imminente». Al Viminale, spiegano le stesse fonti, sono «tranquillissimi», perché il ministero dell'Interno è «la massima autorità per la sicurezza interna» e la legge stabilisce che le navi della Marina «possono essere utilizzate per concorrere alle attività di polizia in mare». La norma citata è l'articolo 12 del Testo unico sull'immigrazione. Mentre l'articolo 11 darebbe al ministero dell'Interno la responsabilità di emanare «le misure necessarie per il coordinamento unificato dei controlli sulla frontiera marittima e terrestre». Anche per questo, sottolineano con una certa malizia le fonti leghiste, la Marina è beneficiaria delle «rilevanti risorse finanziare» dell'Unione europea gestite dal Viminale.

PER SALVINI IN LIBIA NON C'È UNA GUERRA

Salvini stesso, ospite a Di Martedì su La7, ha detto che in Libia «al momento non c'è guerra, ci sono degli scontri e noi stiamo lavorando affinché non ci sia una guerra». Per il titolare del Viminale, quindi, chi parte oggi non è un profugo. In ogni caso, ha ribadito, «siccome sui barconi c'è la possibilità che ci siano dei terroristi, rischio dei processi ma non mi interessa: se è a rischio la sicurezza italiana, io non do l'autorizzazione allo sbarco neanche a un barcone».

16 Aprile Apr 2019 1907 16 aprile 2019
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