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Salvini attacca la Raggi, il Pd ciurla nel manico

La sindaca di Roma è indubbiamente il simbolo del fallimento M5s e il leader della Lega bastona l'alleato di governo proprio dove è più debole. Invece i dem davanti alla battaglia politica restano immobili.

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Il 16 maggio di un anno fa Matteo Salvini dichiarava che a Roma non c’erano buche. In questi giorni, invece, va all’attacco, a palle incatenate, contro Virginia Raggi ricordandole tutto, dai topi alla “monnezza” ai trasporti.

L’attacco all sindaca, sacrosanto, conferma che il leader della Lega vuole cannibalizzare tutto il Movimento 5 stelle. Luigi Di Maio, e soprattutto Beppe Grillo e Davide Casaleggio, sono riusciti nel miracolo di regalare voti alla destra più estrema in poco meno di un anno. Eppure Grillo aveva sostenuto - e alcuni rancorosi ex elettori della sinistra gli erano andati dietro - che solo grazie al M5s in Italia era stata fermata l’avanzata dei nazisti come era invece accaduto in Grecia.

SALVINI ATTACCA L'AVVERSARIO-ALLEATO M5S DOVE È PIÙ DEBOLE

I due partiti di governo hanno un destino simile: quando hanno la forza non sanno che farsene oltre che spenderla per eccitare il proprio elettorato. Di Maio ha concesso la prima scena a Salvini nella convinzione che con il reddito di cittadinanza avrebbe mantenuto i propri voti. Non accorgendosi, il disgraziato, che il sommovimento che aveva contribuito a creare nella pancia del Paese non era domabile né con le brioches né con i sussidi e neanche con il tener sempre vivo lo scontro sociale.

Salvini è oggettivamente il peggior ministro degli Interni della storia repubblicana. Lo fa anche poco. Ha puntato solo sulla pancia degli italiani

Salvini invece si è concentrato solo su questo. È oggettivamente il peggior ministro degli Interni della storia repubblicana. Lo fa anche poco. Ha puntato solo sulla pancia degli italiani, sugli ultimi e su quei penultimi che da terzultimo ha scoperto ora Federico Rampini, new entry del sovranismo. La battaglia contro la Raggi - ripeto, sacrosanta - fa parte proprio di questa strategia di picchiare l’avversario-alleato là dove è più debole. La sindaca è indubbiamente il simbolo del fallimento dei cinque stelle di governo. Poveraccia, è riuscita nel miracolo di non fare proprio nulla.

La sindaca di Roma Virginia Raggi.

Ogni tanto viaggio e vedo dovunque città più pulite di Roma. Sono tornato nei giorni scorsi a Bari e il centro cittadino era presidiato da forze armate ma anche da netturbini che pulivano pulite piazze e strade. Nella Capitale non succede neppure per sbaglio di vedere un quartiere come era una volta. È un miracolo alla rovescia. Quando la Raggi sarà cacciata e al suo posto andrà una sindaca o un sindaco che ama questa città e la renderà abitabile sarà una emozione senza precedenti.

NESSUNA STRATEGIA DEL PD PER RIPRENDERSI ROMA

Se Salvini attacca la Raggi e Giorgia Meloni sta sulla base di lancio per sferrare il proprio attacco, non si capisce che cosa fa il Pd. Ho letto un lungo resoconto di un dirigente renziano romano, Luciano Nobili, che, dopo aver descritto con schemi propagandistici coreani Matteo Renzi, Roberto Giachetti e Anna Ascani, tace sul proprio fallimento come leader dem di Roma. Giachetti non ha fatto un digiuno, né lo hanno fatto Nobili o altri ancora. Matteo Orfini sputa sentenze ma ormai non lo segue nessuno. Ed anche il resto della sinistra tace di fronte al disastro Raggi e, oggi, di fronte all’attacco di Salvini. Eppure sarebbe il momento di scendere in campo, di prendere la bandiera della salvezza di Roma, di mettere in pista candidati/e in grado di convincere i romani. È nella battaglia che si forma la leadership. L’unica cosa certa è che il candidato/a del centrosinistra non deve essere né amico di Renzi né di Orfini. Per la serie: il delitto non paga.

16 Aprile Apr 2019 0958 16 aprile 2019
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