Crisi Di Governo Elezioni Anticipate 2019

Le finestre elettorali del 2019 in caso di crisi di governo

Se ci fossero elezioni anticipate le prime finestre utili sarebbero a giugno. Ma le Camere dovrebbero essere sciolte entro il 14 maggio. Gli scenari nel caso dovesse esplodere la maggioranza M5s-Lega.

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Sul governo che rischia la crisi si aggira lo spettro del voto d'estate. Perfino «a giugno», come minaccia qualcuno nella maggioranza.

Ma quando? Due le date possibili, almeno sulla carta: il 23 o il 30 giugno. Dunque, visto che la legge impone che la campagna elettorale duri non meno di 45 e non più di 70 giorni, l'ultima data utile al presidente della Repubblica per sciogliere le Camere e mandare l'Italia al voto a giugno è il 14 maggio. Restano dunque meno di quattro settimane per imboccare la prima finestra elettorale del 2019 nel caso lo scontro tra M5s e Lega deflagrasse in crisi di governo. E non mancano i precedenti, visto che alle Politiche si è già votato il 26 e 27 giugno del 1983.

PRIMO TEST DI TENUTA DELLA MAGGIORANZA: IL VOTO SUL DECRETO CRESCITA

Per ora tuttavia nessuno dei due alleati dichiara di voler rompere, ciascuno lascia il cerino di una eventuale crisi all'altro. Ma l'esecutivo è atteso alla prima prova martedì 23 aprile in Consiglio dei ministri, quando si dovrà varare il decreto per la crescita. In quel provvedimento, già approvato salvo intese, ma che deve tornare sul tavolo del Cdm, è inserita tra le altre la norma Salva-Roma che la Lega intende stralciare e il M5s difende a spada tratta. Se le tensioni precipitassero nella crisi, in piena campagna per le Europee, si aprirebbe un percorso che è previsto dalla prassi parlamentare e la Costituzione. E che al momento, appunto, fa intravedere possibili finestre elettorali nella seconda metà di giugno, a luglio o a settembre. La crisi potrebbe passare da un voto delle Camere e dalla verifica dell'esistenza di una maggioranza alternativa. Solo quando il presidente della Repubblica verificasse, anche attraverso consultazioni, che non ci sono più margini per far proseguire la legislatura, potrebbe decidere - sentiti i presidenti di Camera e Senato - di sciogliere il parlamento, con un decreto che contiene anche la convocazione dei comizi elettorali. Da quel momento partirebbe il timing ipotetico per le urne, con la campagna elettorale tra 45 e 70 giorni dallo scioglimento delle Camere.

Da sinistra, Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini.

VOTO A SETTEMBRE IMPROBABILE, AD OTTOBRE RISCHIOSO

Pur ipotizzando una crisi rapidissima (uno degli scenari valutati in queste ore anche dai più alti livelli politici) e uno scioglimento pressoché immediato, non si potrebbe dunque votare prima di metà-fine giugno (domeniche 16, 23 o 30). Altro scenario sarebbe quello di una crisi di governo dopo le Europee. In quel caso, infatti, la finestra utile per il voto sarebbe probabilmente quella di settembre, con campagna elettorale agostana, ipotesi mai verificatasi finora. Più complicato viene invece considerato votare a ottobre. La necessità di mettere in sicurezza i conti pubblici con la manovra economica, ha sempre visto i presidenti della Repubblica contrari a elezioni nel corso della sessione di bilancio. Situazione quest'anno ancora più complicata dalla formazione della nuova Commissione europea in autunno e dalla necessità di esprimere il Commissario italiano.

19 Aprile Apr 2019 1812 19 aprile 2019
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