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Macché Berlusconi, il prossimo alleato di Salvini sarà il Pd

Il direttore de la Verità Belpietro conosce bene il ministro dell'Interno. E lascia trasparire l'ipotesi, in caso di elezioni anticipate, di un futuro accordo di governo della Lega col partito di Zingaretti.

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È un Maurizio Belpietro da manuale di giornalismo quello che firma l’editoriale di Panorama questa settimana: pochi osservatori descrivono le prossime mosse di Matteo Salvini con la precisione chirurgica del direttore della Verità.

Accusato di simpatie per Salvini, stavolta Belpietro non rende propriamente un favore al leader leghista perché mette in pagina le sue mosse prossime venture. In soldoni, fa la seguente previsione: dopo il voto europeo, come che vada, il ministro dell'Interno staccherà la spina al governo, per la elementare ragione che non ne può più dei cinque stelle, e non intende intestarsi una finanziaria lacrime e sangue a tutto carico del suo elettorato nordista. Non è un ragionamento da statista, e dunque è probabile che appartenga a Salvini.

Con questa legge elettorale il capo della Lega già sa che vincerebbe le elezioni politiche senza avere una maggioranza parlamentare

Ma il bello viene dopo: provocate le elezioni politiche, il capo della Lega già sa che le vincerà - ben che vada - "a mezzo", ossia senza una maggioranza parlamentare (con questa legge elettorale non la prenderebbe neppure padre Pio). A quel punto, con chi farà il governo il presidente incaricato mezzo vincitore? Non con il M5s, of course. Sorpresona: lo farà col Pd, unico partito superstite della precedente legislatura (le previsioni su Forza Italia sono quelle che sono).

CI SI ATTENDE LA DISCESA IN CAMPO UN OUTSIDER ANTI SALVINIANO

La previsione è di Belpietro, che però conosce bene Salvini. Io la sottoscrivo in pieno. Ci si chiede perché mai il vicepremier leghista dovrebbe fare dopo quello che si rifiutò di fare quando a chiederglielo era Silvio Berlusconi, ossia un governo di unità nazionale col Pd. La risposta è nella domanda: perché glielo chiedeva Berlusconi. Debellati i pentastellati con un anno di bollitura governativa, ridotta Forza Italia a cespuglio servizievole, Salvini potrà infilare il doppiopetto dello statista e trattare col vecchio nemico.

Matteo Salvini e Nicola Zingaretti.

C’è una sola variabile in questo progetto: elezioni autunnali sono una finestra strettissima, tre mesi di campagna elettorale. Il tempo giusto per la discesa in campo di un ‘papa straniero’ che unisca tutto ciò che non è salviniano e ribalti i pronostici della vigilia. Si dirà che per questi miracoli è attrezzato solo Berlusconi. Ma Silvio è vivo e vegeto, e non è affatto detto che abbia deciso di assecondare fino in fondo il progetto di Salvini.

19 Aprile Apr 2019 1500 19 aprile 2019
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