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Il governo M5s-Lega alla prova del Salva Roma

Salvini e Di Maio ai ferri corti. Il primo confronto tra i due al Consiglio dei ministri sulla misura per la Capitale. Mentre i big del Carroccio spingono per staccare la spina. 

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Il governo gialloverde resisterà fino alle Europee? Una risposta potrebbe arrivare già martedì 23 aprile quando, in occasione del Consiglio dei ministri convocato nel pomeriggio, Luigi Di Maio e Matteo Salvini torneranno a sedersi allo stesso tavolo dopo i giorni del grande scontro sul caso Armando Siri.

E su quel tavolo sarà posto il possibile casus belli per aprire una crisi prima del voto di maggio come buona parte della Lega chiede in queste ore al suo leader: la norma Salva-Roma contenuta nel decreto crescita. Norma finita sotto attacco del Carroccio ma sulla quale il M5s non ha alcuna intenzione di cedere. Il weekend pasquale segna una tregua dialettica solo apparente, mentre, dalle pagine del Corsera e di Repubblica, il premier Giuseppe Conte e il vice Di Maio disegnano un ideale asse sul caso Siri.

Sul sottosegretario leghista a cui il ministro pentastellato Danilo Toninelli ha sospeso le deleghe il premier ha detto che scioglierà la riserva nei prossimi giorni, rimarcando l'etica pubblica come principio cardine del governo del cambiamento. Ma Conte si rivolge direttamente a Salvini e all'ipotesi di un rovesciamento interno all'esecutivo con il leader della Lega premier dopo le Europee. «Salvini ha una vita davanti a sé per fare il premier ma non in questa legislatura», ha messo in chiaro il presidente del Consiglio, assicurando che, se dopo il 26 maggio, il suo governo dovesse solo «vivacchiare», ne trarrà le conclusioni.

SALVINI IGNORA DI MAIO E GUARDA I SONDAGGI

Di Maio intanto incalza Salvini e Giancarlo Giorgetti sull'assunzione a Palazzo Chigi di Federico Arata, figlio di Paolo Arata indagato con Siri. Ma al momento, dal segretario del Carroccio dal suo sabato pre-pasquale in Trentino non è arrivata alcuna risposta. Anzi, su Twitter ha rilanciato i sondaggi che danno la Lega sopra il 36% alle Europee.

Ed è proprio guardando queste cifre che Salvini predica la calma con i suoi. «Vediamo quanto valgono i sondaggi alle urne, poi trarremo le conclusioni», è infatti il ragionamento che il vicepremier fa al ai big leghisti che gli chiedono di staccare la spina subito. Del resto, tra chi vuole una crisi già nei prossimi giorni, circola una riflessione: votare a fine ottobre - con una crisi a inizio settembre - non è così semplice vista l'imminente manovra economica e i tempi necessari - almeno un mese - per formare l'esecutivo. E sui conti, tra l'altro, si concentra da tempo l'attenzione del Quirinale. Per ora, tuttavia, Salvini sembra tenere il punto. Ma l'equilibrio, dallo scoppio del caso Siri, si è fatto fragilissimo. Calendario alla mano, in caso di crisi di governo e di voto anticipato sarebbero due le date possibili, almeno sulla carta: il 23 o il 30 giugno. Dunque, visto che la legge impone che la campagna elettorale duri non meno di 45 e non più di 70 giorni, l'ultima data utile al presidente della Repubblica per sciogliere le Camere e mandare l'Italia al voto a giugno è il 14 maggio. Restano dunque meno di quattro settimane per imboccare la prima finestra elettorale del 2019. E non mancano i precedenti, visto che alle Politiche si è già votato il 26 e 27 giugno del 1983.

LA BATTAGLIA SUL SALVA ROMA

Per ora si tratta solo di una suggestione, almeno fino a martedì. La battaglia concreta si concentra sul Salva-Roma. Salvini pare avere le idee chiare: da giorni si dice contrario anche se potrebbe aprire a una norma che non riguardi solo la Capitale ma altri capoluoghi. La legge è già stata pensata in questo modo e includerà città come Alessandria, Catania o Torino, è la replica di fonti di governo M5s secondo cui, per la Lega, dire "no" al Salva-Roma sarebbe un autogol elettorale. «Chi vuole bloccarlo continua a condurre una campagna elettorale permanente, subordinando l'interesse dei cittadini alla propaganda», ha attaccato Antonio De Santis, super assessore al Personale e tra gli uomini più vicini alla sindaca Virginia Raggi. Nel frattempo le opposizioni repirano aria di voto. E il Pd con il capogruppo al Senato Andrea Marcucci, ha annunciato - con il plauso del segretario Nicola Zingaretti - una mozione di sfiducia nei confronti del premier proprio sul caso Siri. Mossa che Silvio Berlusconi ha definito «un drammatico errore» perché «cavalca una vicenda giudiziaria». Forza Italia, ha assicurato il Cav, «lavorerà per sconfiggere questo governo con gli strumenti della democrazia», ponendo una linea rossa tra il «garantismo»della Lega e il «giustizialismo» del M5s.

20 Aprile Apr 2019 2104 20 aprile 2019
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