Europee 2019
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Sovranisti Putin Trump Europee 2019

I sovranisti ci stanno consegnando a Putin ma forse non l'hanno capito

Gli interessi nazionalisti in Europa sono un vantaggio per la Russia, È possibile che non abbiano capito che indebolire (il che non significa non riformare) la Ue non porterà a nulla di buono?

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Donald Trump conosce poco la Storia e ha potuto così rilanciare senza problemi visioni nazionalistiche e parole d’ordine vecchie di almeno 100 anni nel suo Paese, e più vecchie ancora altrove.

Non fu così ad esempio Harry Truman, l’ultimo presidente degli Stati Uniti a non avere frequentato l’università, che di storia americana ed europea era un costante cultore, traendone profondo aiuto nelle decisioni gravi che i tempi gli imposero. L’attuale classe di governo italiana presenta vari personaggi più alla Trump che alla Truman. E altri, analoghi, sono presenti in vari Paesi vicini, convinti di poter reinventare il mondo tornando ai disastrosi miti nazionalisti del passato, sulla spinta in genere dei sentimenti anti-immigrazione.

Conoscere meglio la storia avrebbe aiutato Trump a comprendere meglio come mai i russi volevano aiutare nel 2016 la sua campagna elettorale

È sicuro che Trump non abbia mai saputo nulla, e probabilmente sappia poco anche oggi, della lunga storia plurisecolare - incominciata nell’epoca in cui lo zar Alessandro I si trovò a capo della coalizione antinapoleonica conquistando di Parigi il 31 marzo del 1814 - dei tentativi di Mosca di influenzare la politica delle nazioni occidentali in una comprensibile visione di difesa dei suoi interessi. Dopotutto da Occidente era arrivato Napoleone in armi fino alla capitale russa.Conoscere qualcosa in merito avrebbe aiutato Trump a comprendere meglio come mai i russi volevano aiutare nel 2016 la sua campagna elettorale. E aiuterebbe i nostri alfieri del neonazionalismo salviniano, pentastellato o “nostalgico” meloniano (da Giorgia Meloni) a meglio capire la posta in gioco e il vero interesse del nostro Paese, al di là del loro opportunismo elettorale. Se non fossero digiuni (non tutti, certo) anche di letteratura oltre che di Storia potrebbero trovare in Joseph Conrad ad esempio alcune interessanti pagine sulle trame russe di 130 anni fa per spaventare l’Occidente ammalato di liberalismo democratico.

LE PREOCCUPAZIONI EUROPEE IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 26 MAGGIO

Il Rapporto Mueller, reso pubblico giovedì 18 aprile a Washington pur con ampi omissis, non sembra dare sulla vicenda Trump 2016/Russia una parola definitiva. Potrebbero esserci gli estremi per un’azione del Congresso verso l’impeachment, non facile da concludere con un Senato ancora a maggioranza repubblicana, e potrebbero non esserci. Sarà del Congresso comunque l’ultima parola. Ma mentre gli americani affrontano la loro realtà, l’Europa ne ha di più prossime. E il Rapporto Mueller, che documenta l’azione russa per spostare sul candidato nazionalista, neo-isolazionista e protezionista Trump il più possibile dei voti l’8 novembre 2016, aiuta a capire alcune cose della campagna elettorale Ue per l’europarlamento alle elezioni del 23-26 maggio 2019.

Donald Trump.

«Non c’è dubbio che la Russia cerca di svolgere un importante ruolo negativo», diceva a febbraio parlando del ruolo di Mosca nel voto europeo prossimo l’ex premier danese ed ex segretario generale Nato Anders Fogh Rasmussen. Come lo fa? Cercando di aumentare gli elementi di disaccordo e le dispute esistenti fra Paesi Ue (e all’interno degli stessi) e diffondendo notizie magari verosimili ma non vere con l’obiettivo di indebolire la fiducia nelle istituzioni europee. Altri hanno lanciato lo stesso avvertimento. La Commissione Ue ha più che raddoppiato, portandolo a 5 milioni nel 2019, il budget del suo servizio incaricato di monitorare il web a caccia di attacchi ingiustificati e campagne mirate (Eeas o European External Action Service, creata nel 2015), e ingaggiando madrelingua russi e ucraini.

A Bruxelles si fa osservare che Mosca spende più di un miliardo di euro l’anno per servizi di disinformazione

«Tutta l’evidenza dimostra che le campagne di disinformazione partono dalla Russia», ha detto Guillaume Roty, portavoce della rappresentanza della Commissione a Parigi. A Bruxelles si fa osservare che Mosca spende più di un miliardo di euro l’anno per servizi di disinformazione. Mentre Andrus Ansip, vicepresidente estone della Commissione, ha osservato che «la disinformazione è parte integrante della dottrina militare e della strategia russa per dividere e indebolire l’Occidente». I baltici lo sanno per esperienza.

MOSCA CERCA DI PORRE RIMEDIO ALLA SCONFITA SUBITA NELLA GUERRA FREDDA

Non sono, i russi, i “cattivi” di turno. Prima di sostenerlo occorre mettersi nei panni di un impero che per 150 anni ha dominato a Varsavia e nei Paesi Baltici, da metà 700 circa al 1918, che anche con i bolscevichi ha tentato subito di riprendersi questi territori con le armi, e che è arrivato nel 1945 a Berlino, oltre che a Varsavia, conservandole fino a tutti gli Anni 80. A un diplomatico americano che gli chiedeva se non era contento di avere le sue truppe nella capitale tedesca, Joseph Stalin rispondeva nel '45 che «Alessandro arrivò a Parigi» (citato da Henry Kissinger, Diplomacy).

Vladimir Putin.

E in effetti la strategia sovietica era di estendere la propria influenza su tutta l’Europa continentale, finlandizzandola, pensando che gli americani se ne sarebbero andati, come fecero nel 1946, ma per tornare poco dopo.Arrivò quindi la Nato e arrivarono la Ceca, poi la Cee e infine la Ue, che hanno costituito la nuova organizzazione istituzional-economico-strategica dell’Europa occidentale dopo la stagione rovinosa dei nazionalismi. Per più di 40 anni il primo carro armato Nato era in Germania a più di 2 mila chilometri da Mosca mentre ora è a circa 600 km nei Paesi baltici, e sulla frontiera russa.

Investire su Trump, scettico sulla Nato, isolazionista e anti Ue, è stata per la Russia una mossa giusta

Sono, quelle del 1945, quelle di 200 anni fa e quelle di oggi, realtà spicciole di Storia moderna e contemporanea, ma sicuramente non tutti i ministri italiani del momento ne sono al corrente, e se mai lo hanno saputo se ne sono dimenticati.Non c’è da stupirsi se Mosca combatte l’attuale assetto europeo, anche con la guerra psicologica della dezinformatsiya, poiché cerca di porre rimedio alla sconfitta subita nella Guerra Fredda e che è costata la perdita delle vittorie territoriali della Grande guerra patriottica, cioè la Seconda guerra mondiale. Non si sa quanto la sua azione a favore di Trump e contro Hillary Clinton nel 2016, con rivelazioni di email imbarazzanti e diffusione di notizie false, sia servita a far vincere il candidato repubblicano. Ma investire su di lui, scettico sulla Nato, isolazionista e anti Ue, è stata per la Russia una mossa giusta.

UN'EUROPA DEBOLE CONVIENE SOLO A TRUMP E PUTIN

Ora stanno cercando di fare il bis con i cosiddetti sovranisti europei, fra i quali spiccano quelli italiani. La partita è grossa perché una netta affermazione in termini di seggi all’europarlamento che portasse la somma dei deputati sovranisti, tra l’altro più concentrati come gruppi parlamentari di quanto siano oggi, non lontano da quota 200 sarebbe una importante novità in Europa, dal punto di vista moscovita. E una ulteriore difficoltà di funzionamento del sistema Ue se si adotta l’opposta logica filo Unione. I nostri citati politici cavalcano in Italia, come i loro colleghi di fede nei rispettivi Paesi, l’ondata nazionalista che è stata inevitabilmente rilanciata dall’immigrazione, dalla crisi finanziaria di 10 anni fa, dagli aspetti per noi negativi della globalizzazione. E dalla crisi forse di senescenza e dal mancato adeguamento e rilancio delle idee di fondo che hanno governato le società occidentali per tre generazioni: apertura, collaborazione, sovrannazionalità, cosmopolitismo.

Melania Trump, Vladimir Putin e Donald Trump.

Vari errori ed eccessi e i limiti peraltro noti del cosmopolitismo (il vero cittadino del mondo non esiste, si è sempre più cittadini di un posto che di un altro) hanno rilanciato il fascino perverso del nazionalismo, che non è, come spiegava bene George Orwell nel suo The Lion and the Unicorn, l’onorevole amor di patria, ma una sua perversione. Chissà se, digiuni di storia come sono, vari nostri odierni reggitori, anche di spicco, si rendono conto che cosa vuol dire, per un’area ricca e densa di Stati sovrani associati, convivere sulla stessa Eurasia con un’area che ricca non è, in termini di benessere diffuso, nonostante le sue materie prime. Ma ha una forza militare senza confronti rispetto a quella degli Stati europei anche globalmente considerati, se si esclude l’ombrello Nato cioè gli Usa, oggi di Trump.

Possibile che a nessuno venga in mente che prima o poi la forza militare, l’unico forte vantaggio oltre a materie prime ed estensione territoriale rispetto ai vicini occidentali, possa essere fatta pesare da Mosca?

Chissà se i nostri governanti si ricordano che la Russia con più del triplo di popolazione ha lo stesso Pil, cioè la stessa capacità di produrre ricchezza convenzionalmente misurata su base annua, della Spagna. Non dell’Italia, della Spagna, cioè il 25% in meno circa del nostro Paese, a dati attuali. Possibile che a nessuno venga in mente che prima o poi la forza militare, l’unico forte vantaggio oltre a materie prime ed estensione territoriale rispetto ai vicini occidentali, possa essere fatta pesare? È possibile che anche i sovranisti non abbiano capito che indebolire (il che non significa non riformare) la Ue non porterà, con questo rapporto di forze strategiche, a nulla di buono? Non serve nemmeno tanta Storia, basta un po’ di buonsenso: se il nazionalista dell’Ovest, Trump, e il nazionalista dell’Est, Vladimir Putin, vogliono squassare la Ue, è chiaro che a noi conviene tenercela.

21 Aprile Apr 2019 1406 21 aprile 2019
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