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Cosa ha deciso il governo sul Salva Roma

Nervi tesi nel governo dopo il cdm. Passa la posizione della Lega e salta il provvedimento per la Capitale. Furia M5s: «Ci rivedremo in parlamento». Conte contro Salvini: «Non siamo i tuoi passacarte».

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Dopo circa quattro ore è terminato uno dei Consigli dei ministri più tesi della storia giallo-verde. La riunione, alla fine, ha visto il vicepremier Matteo Salvini ottenere quanto aveva annunciato prima del Cdm alle telecamere: lo stralcio di gran parte della norma Salva Roma dal decreto crescita, in particolare dei commi 2,3,4,5 e 6.

Ma le scorie della riunione notturna tra il 23 e 24 aprile non si sono limitate a quello. Addirittura, secondo un retroscena di Repubblica, Salvini avrebbe inviato un messaggio ai falchi della Lega: «Non possiamo andare avanti con questi qua. Il 27 maggio, comunque vada, mettiamo fine a questa storia».

IL M5S ANNUNCIA BATTAGLIA IN PARLAMENTO

Il M5s ha sostanzialmente perso il Cdm ma ha annunciato battaglia in sede di conversione di legge del decreto e avvertito il leader della Lega che non farà sconti sulla vicenda Siri. La mossa del leader della Lega di annunciare lo stralcio del Salva Roma ai cronisti davanti Palazzo Chigi prima del Cdm ha fatto andare su tutte le furie il premier Giuseppe Conte. «Non siamo tuoi passacarte», avrebbe detto il capo del governo a Salvini invitandolo ad avere rispetto per l'organo collegiale di governo. A fine seduta il premier ha scelto un post su Facebook per salvare la faccia sulla questione: «È stato definito un percorso normativo a sostegno dei Comuni, a partire da Roma, in difficoltà finanziaria, sul quale il parlamento potrà intervenire ancora in sede di conversione», si è limitato a dire.

IRRITAZIONE PER IL RITARDO DI DI MAIO

Ad alzare la tensione della riunione è anche il caso Armando Siri. Il M5s ha posto la questione al centro delle battute iniziali del Cdm, mantenendo il punto sulla necessità che il sottosegretario leghista si dimetta. I toni si sono poi alzati attorno al tavolo di governo dove, alle 20, erano già presenti i ministri leghisti al gran completo mentre tra i M5s erano presenti solo Alberto Bonisoli, Elisabetta Trenta e Barbara Lezzi. Luigi Di Maio è arrivato alle 21, dopo aver registrato "diMartedì" e aver visto, dagli studi di La7, il suo alleato annunciare vittoria sulla norma Salva Raggi fuori dalla sede di governo.

«La Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco», ha esultao Salvini a fine serata. «La norma è stata approvata a metà, con i commi 1 e 7. È un punto di partenza, sul resto decideranno le Camere», hanno replicato fonti di governo M5s. Mentre, dal Campidoglio, la reazione allo stralcio della norma è secca. Se la norma alla fine non passasse, la Lega avrebbe fatto un dispetto a tutti i romani, pare sia stato lo sfogo della sindaca Virginia Raggi ai suoi. Passa, apparentemente senza problemi, la norma sui rimborsi ai risparmiatori truffati delle banche. E il tetto dell'indennizzo diretto, tra la soddisfazione del M5s, aumenta da 100mila a 200mila.

23 Aprile Apr 2019 2000 23 aprile 2019
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