Siri San Marino Report

L'inchiesta di Report sulla palazzina comprata da Siri

Mutuo di 585 mila euro stipulato a San Marino. Il notaio ha segnalato l'operazione come sospetta. Il sottosegretario: «Tutto regolare, se il servizio è diffamatorio querelo». Fascicolo aperto a Milano.

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Nuova bufera sul sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri. Questa volta a finire nel mirino dei pm è una palazzina a Bresso, in provincia di Milano, acquistata dal politico grazie a un mutuo di 585 mila euro stipulato senza ipoteca presso una banca di San Marino. Il notaio che ha effettuato il rogito ha segnalato l’operazione come sospetta all’Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia. La vicenda è al centro di un'inchiesta di Report, il programma di Sigfrido Ranucci in onda lunedì 6 maggio su Rai 3, anticipata dal Tg3. Successivamente è emerso che la Guardia di Finanza ha trasmesso un'informativa alla procura di Milano e gli uffici guidati da Francesco Greco hanno aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato né indagati, assegnato al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, che si occupa oltre che di corruzione internazionale anche di casi di riciclaggio o autoriciclaggio. Greco ha assicurato «massima collaborazione» con gli inquirenti romani, che hanno messo Siri sotto inchiesta per corruzione in relazione al caso Arata-Nicastri. Il M5s preme per le sue dimissioni.

Sigfrido #Ranucci al Tg3: "Abbiamo scoperto che 600.000 euro sono partiti da una banca di San Marino e sono finiti sul...

Geplaatst door Report op Zondag 5 mei 2019

IL NODO DELLE GARANZIE

«Abbiamo scoperto», ha spiegato Ranucci nell'anticipazione del servizio di Report, «che 600 mila euro sono partiti da una banca di San Marino, la Banca Agricola Commerciale. Sono finiti sul conto di un notaio e sono stati utilizzati dal senatore Siri per acquistare una palazzina a Bresso intestata alla figlia. Il notaio ha pensato di segnalare l'operazione come sospetta». Alla domanda della giornalista Claudia Di Pasquale su quali siano, in genere, i casi in cui un notaio segnala un'operazione sospetta, il professionista ha risposto: «In generale può essere anche sicuramente la provenienza dei capitali». La giornalista ha chiesto quindi se siano state fornite delle garanzie per ottenere il mutuo e il notaio ha replicato: «Questo io non glielo posso dire. Posso dire che garanzie reali nell'atto o con atto successivo, almeno a mio rogito, non ce ne sono». Ranucci ha concluso: «Visto che il senatore Siri ha alle spalle un patteggiamento per bancarotta fraudolenta, ha avuto un immobile pignorato nel 2011 dall'Inpgi e nel 2017 ha dichiarato 25 mila euro di reddito, ci siamo chiesti con quali garanzie sia stato erogato questo mutuo. Il senatore accetti il nostro invito, se lo ritiene opportuno, a rilasciare un'intervista e a spiegare: quale occasione migliore per fare chiarezza».

SALVINI DIFENDE IL SOTTOSEGRETARIO

La palazzina comprata da Siri è su due piani ed è composta da sette appartamenti, un negozio, un laboratorio e alcune cantine. Il senatore ha intestato la proprietà alla figlia di 25 anni e il denaro, come scritto nell’atto notarile, è stato messo a disposizione dal padre a titolo di liberalità, pertanto non soggetto all’imposta di donazione. Poi la ragazza ha separatamente firmato una procura irrevocabile al padre a vendere l’immobile a se stesso o a terzi. «L'acquisto immobiliare a Bresso è tutto regolare, se il servizio è diffamatorio querelo», ha fatto sapere Siri. Per il sottosegretario «l'acquisto è avvenuto con una procedura trasparente nel rispetto di tutte le norme vigenti, comprese quelle anti-riciclaggio. Nessuna operazione sospetta da segnalare, ma la normale compilazione dei moduli che tutti i notai sono tenuti a redigere». Anche Matteo Salvini è intervenuto in difesa del suo collega di partito: «So che Siri ha un mutuo come milioni di italiani, non penso sia un reato. Mi sembra che ci siano tanti sospetti ma zero prove, zero illegalità, zero irregolarità». E alla domanda se lunedì sera vedrà Report (la trasmissione inizia alle 21.20), il vicepremier ha risposto così: «No. Domani lavoro, sono a San Giuseppe Vesuviano».

6 Maggio Mag 2019 0850 06 maggio 2019
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