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Resa dei conti su Siri al Consiglio dei ministri

Conte revoca le deleghe al sottosegretario ai Trasporti evitando la conta in Cdm. La Lega ribadisce la fiducia nel premier, ma difende l'indagato: «Innocente fino a prova contraria».

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Doveva essere il giorno del giudizio e lo è stato. Il premier Giuseppe Conte ha revocato le deleghe ad Armando Siri, sottosegretario leghista ai Trasporti indagato per corruzione. A quanto si è appreso da fonti di governo, non c'è stato alcun voto nella riunione.

LA LEGA CONFERMA LA FIDUCIA IN CONTE

A Palazzo Chigi il dibattito in Consiglio dei ministri è terminato alle 12.40, quando Matteo Salvini ha lasciato il palazzo. Fonti della Lega hanno definito la discussione «civile e pacata. In Cdm c'è stata la delibera di Conte per la revoca di Siri, ma nessun voto. La Lega ha espresso contrarietà alla decisione e prende atto della facoltà del presidente del consiglio di chiedere la revoca». Salvini ha ribadito «la fiducia nel premier, ma anche la difesa del sottosegretario Siri, innocente fino a prova contraria. Prendo atto del fatto che la Raggi è indagata da anni ed è al suo posto. I nostri candidati sono specchiati. Se ci sono colpe di serie A e colpe di serie B, presunti colpevoli di serie A e di serie B.... a casa mia se uno vale uno, inchiesta vale inchiesta». Il Carroccio dunque ha voltato pagina, almeno per ora. «Basta coi litigi e con le polemiche», hanno fatto sapere le stesse fonti, «ci sono tantissime cose da fare: flat tax per famiglie, imprese e lavoratori dipendenti, autonomia, riforma della giustizia, apertura dei cantieri, sviluppo e infrastrutture: basta chiacchiere, basta coi no e i rinvii».

DI MAIO: «SEGNO DI DISCONTINUITÀ»

Luigi Di Maio non canta vittoria. «In una giornata come quella di oggi in cui l'Italia è scossa da inchieste su temi che riguardano la cosa pubblica, per me è altrettanto importante che il governo abbia dato un segnale di discontinuità rispetto al passato», ha detto il vicepremier M5s. «È importante convocare un tavolo di governo per lavorare insieme ai due progetti» - ha aggiunto - «dobbiamo alzare gli stipendi e abbassare le tasse». Terminato intanto il confronto tra l'oramai ex sottosegretario e i pm della Procura di Roma.

ASSENTI TRIA E MOAVERO

Alla riunione i ministri Cinque stelle - tutti presenti, da Riccardo Fraccaro ad Alberto Bonisoli e Barbara Lezzi - sono entrati in blocco nella sala del Consiglio alle 9:45, ad eccezione di Di Maio. I leghisti, tutti presenti anche loro, da Gian Marco Centinaio a Giulia Bongiorno, sono cominciati a entrare alla spicciolata nella stessa sala a partire dalle 10:20, stessa ora alla quale ha fatto ingresso anche Salvini. Poco dopo è stato l'altro vicepremier entrare nella sala del Consiglio. Ultimo a sedersi al tavolo del Cdm il premier Conte, entrato poco dopo le 10.30. Assenti i ministri Giovanni Tria ed Enzo Moavero. «Vita, gioia, speranza, amore», Salvini ha twittato a Consiglio dei ministri in corso una foto che ritrae la figlia di spalle, con sullo sfondo il castello Sforzesco di Milano. E ha scritto il suo messaggio accompagnato da un cuore rosso.

IL NODO DELLA CONTA

Per tutta la vigilia il leader M5s aveva attaccato, chiedendo alla Lega di non andare alla conta, che sarebbe stata puramente simbolica dal momento che non decide il Consiglio ma direttamente il premier sulle sorti del sottosegretario. I Cinque stelle e Conte si assumeranno la responsabilità delle dimissioni, era stato il muro alzato dal vicepremier leghista. È questo il clima con cui i ministri si erano seduti al Cdm. Il capo del governo, come aveva ripetuto più volte, ha sempre ritenuto il caso Siri chiuso con la revoca delle deleghe.

8 Maggio Mag 2019 0854 08 maggio 2019
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