Fabio Fazio Stipendio Salvini

Salvini e il finto problema dello stipendio di Fabio Fazio

Invece di twittare, il vicepremier potrebbe chiedere lumi alla Corte dei conti che non ha archiviato l'esposto di Anzaldi. Ma la partita ora è col M5s per l'incompatibilità di Foa a RaiCom.

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Ogni giorno ha la sua pena nei meandri televisivi della campagna elettorale per le Europee.

Avendo il mondo intero appreso che anche Lilli Gruber sta antipatica a Matteo Salvini (che nonostante questo ha deciso di andare a Otto e mezzo su La7), non si parla quasi più di Fabio Fazio in Rai. Ed è un peccato, perché di cose su cui riflettere ce ne sono ancora diverse, a partire dal modo in cui si muovono quanti hanno voce in capitolo a proposito del contratto del conduttore-autore di Che tempo che fa, su cui la Corte dei conti si sta finalmente muovendo con un’istruttoria.

LE PERPLESSITÀ DELL'ANAC SUL COMPENSO DI FAZIO

Quando il deputato della Commissione di vigilanza Michele Anzaldi (Pd), ormai quasi due anni fa, cominciò a scrivere a destra e a manca per denunciare il compenso "principesco" di Fazio, l’Anac di Raffaele Cantone fu l’unico soggetto a far seguire un’iniziativa pubblica, approvando nel giro di alcuni mesi una delibera (la 173 del 21 febbraio 2018) e inviandola sia alla Rai sia alla Corte dei conti. In quel documento c’era scritto che l’accordo fra il conduttore e la Rai era considerato «non conforme al codice dei contratti» ed erano invece ritenuti (sulla base dei dati di 10 puntate su 32) «sussistenti rischi di non conseguire l’equilibrio costi-ricavi, previsto da Rai Spa, per la realizzazione del programma». Non era ancora una bocciatura, ma si trattava pur sempre di una perplessità espressa in modo formale da un soggetto considerato piuttosto autorevole e competente in materia.

Eppure non successe nulla, o quasi. La Rai ha diligentemente comunicato, a quanto risulta a Lettera43.it (la risposta non è stata resa pubblica) l’intenzione di tener conto delle osservazioni dell’Anac nel palinsesto successivo. Ma quella promessa si è poi rivelata poco più di una formula di cortesia. «Abbiamo recepito le osservazioni dell’Autorità anticorruzione», fanno sapere dall’azienda, ritenendo sufficiente a superare le perplessità manifestate dalla delibera Anac la presentazione in commissione parlamentare di Vigilanza di numeri che attestano ricavi superiori ai costi della trasmissione. Su quella base i contratti sono rimasti tali e quali. Quanto alla Corte dei conti, all’epoca non rispose alla delibera dell’Anac né all’esposto di Anzaldi.

ISTRUTTORIA IN CORSO PRESSO LA CORTE DEI CONTI

Ma ora pare che qualcosa stia cominciando a muoversi. La magistratura contabile, interpellata da Lettera43.it, fa sapere che è effettivamente in corso un’istruttoria affidata al sostituto procuratore del Lazio Massimiliano Minerva, che avrebbe già raccolto una discreta mole di documenti. Dunque l’esposto (uno dei molti: sulla Rai ve ne sono ben 600, fanno sapere dalla Corte) non è stato archiviato. E questo è buono a sapersi, anche se non si è ancora arrivati a notificare nulla e non è dato sapere quanto manchi alla conclusione. Dopo due anni, non si può dire che si proceda spediti, ma è già qualcosa.

IL RINNOVO DEL CONTRATTO TRA RAI E L'OFFICINA

Non spinge certo per un’accelerazione dei tempi il Pd, dove in ossequio al classico riflesso amico-nemico è subito scattata (con l’eccezione del solito Anzaldi) la difesa d’ufficio di Fazio. Ma è quanto meno singolare che il tema della regolarità dei vecchi accordi non sia diventato un cavallo di battaglia di Matteo Salvini, che continua rivolgere a giorni alterni al conduttore improbabili richieste di dimezzamento dello stipendio. Perché, se ha davvero a cuore le casse della Rai, non chiede invece all’Anac se esista una strada per rivedere, almeno in parte, quel contratto, oppure non chiede lumi, con il dovuto garbo istituzionale, alla Corte dei conti? Tanto più che l’accordo da quasi 10 milioni fra la Rai e la società L’Officina (di cui Fazio ha il 50%) è stato rinnovato alla chetichella a settembre, quando era già in carica il governo di cui è ministro dell’Interno.

LA PRESUNTA INCOMPATIBILITÀ DI FOA IN RAICOM

Inoltre c’è la risoluzione approvata in commissione di Vigilanza due anni fa, che vieta l’affidamento di programmi a conduttori che siano anche titolari di società di produzione. Si potrebbe almeno provare a chiedere alla Rai di rispettarla, con una sicura riduzione dei costi di Che tempo che fa. Ma il leader della Lega sembra avere tutt’altro per la testa. E con lui il presidente della Rai Marcello Foa, che con tanta determinazione Salvini ha voluto al vertice di viale Mazzini. Martedì 14 maggio dovrà vedersela con un’altra risoluzione della commissione, promossa dal Pd, che stabilisce l’incompatibilità delle sue due posizioni di presidente della Rai e di RaiCom. Se i 5 stelle votano come hanno promesso, la tesi dell’incompatibilità avrà la maggioranza e Foa dovrà dimettersi dalla controllata, che secondo i maligni è già stata scelta come veicolo ideale per una nuova infornata di assunzioni senza concorso. Una vera manna in campagna elettorale.

9 Maggio Mag 2019 1512 09 maggio 2019
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