Polacchi Altaforte Salone Del Libro Torino 2019

Altaforte vuole andare comunque al Salone del libro

Il fondatore della casa editrice vicina a CasaPound: «No al pensiero unico. La mia esclusione un attacco al ministro dell'Interno». Polemica Salvini-Chiamparino.

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Fine della storia? Non proprio. Dopo l'esculsione dal Salone del libro di Torino 2019, la casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound, non si arrende. Il suo fondatore Francesco Polacchi - che è indagato per apologia di fascismo - ha fatto sapere su Facebook: «Alle 10 sarò al Salone del Libro di Torino per ribadire che la logica di Altaforte non si piega al pensiero unico».

Poi ha aggiunto: «Se avete a cuore la libertà d'espressione vi aspetto. I libri non devono conoscere censura». Martedì 7 maggio Regione Piemonte e Comune di Torino hanno presentato un esposto contro Polacchi e la procura ha aperto una inchiesta. Polacchi ha incontrato la stampa fuori dal Salone del Libro. Lo stand che Altaforte avrebbe dovuto occupare è stato invece smantellato.

SALVINI: «SIAMO ALLA CENSURA». CHIAMPARINO: «FACCIA RISPETTARE LE LEGGI»

«Le mie dichiarazioni sono state usate come scusa», ha lamentato Polacchi. «Sono stato denunciato per un reato di opinione. Sono disponibile a chiarire la mia posizione con la procura, ma ritengo che la pietra dello scandalo sia il libro Io Matteo Salvini'. È un attacco al ministro dell'Interno, che comunque non voglio tirare per il bavero». Salvini, da parte sua, ha commentato: «Siamo nel 2019 alla censura dei libri in base alle idee, al rogo dei libri che non ha mai portato fortuna in passato. Alle idee si risponde con altre idee, non con la censura. Alla faccia dei compagni e dei democratici, che decidono chi può andare al Salone del Libro e chi non ha diritto ad andarci».

Il ministro dell'Interno di un governo serio dovrebbe innanzitutto far rispettare le leggi Scelba e Mancino che applicano la Costituzione

Sergio Chiamparino

Pronta la replica di Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte: «Nessuna censura né tantomeno rogo dei libri, come evoca Salvini. Forse il ministro dell'interno avrebbe preferito stare con il fascista editore della sua intervista e avrebbe lasciato fuori la vittima di Auschwitz. Però il ministro dell'Interno di un governo serio dovrebbe innanzitutto far rispettare le leggi Scelba e Mancino che applicano la Costituzione».

BONISOLI: «MI FIDO DELLA DECISIONE DI ESCLUDERE ALTAFORTE»

In un'intervista a La Stampa il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli ha commentato in modo vago la decisione di estromettere la casa editrice di estrema destra: «Devo approfondire le motivazioni, ma saranno senz'altro fondate, mi fido». Bonisoli ha detto però che «le idee devono essere sempre raccontate», ma «se poi mi chiede della dichiarazione di un editore che paragona l'antifascismo al male assoluto, allora penso che l'unica cosa che andava fatta era presentare denuncia alla procura».

L'ANPI AVEVA ANNUNCIATO LA SUA PARTECIPAZIONE

La presidente dell'Associazione nazionale dei partigiani d'Italia (Anpi), Carla Nespolo, aveva annunciato la decisione di tornare al Salone dopo che Altaforte era stata esclusa: «Ha prevalso il doveroso rispetto della Costituzione e dell'antifascismo, bussole che non si devono perdere mai. Sarò al Salone per partecipare alla presentazione del volume di Tina Anselmi La Gabriella in bicicletta, edito da Manni».

9 Maggio Mag 2019 0856 09 maggio 2019
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