Germania Accoglie Migranti
Reportage
9 Marzo Mar 2019 1845 09 marzo 2019

Viaggio tra le Ong tedesche che sui migranti "sfidano" la politica

Mentre la Cdu frena sull'accoglienza, a Berlino una rete di organizzazioni tende la mano ai rifugiati. Tra sostegno legale e spinta all'integrazione. Il reportage di Lettera43.it.

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da Berlino

Ramy ripensa a quando, per circa un anno, è rimasto bloccato a causa della guerra nel villaggio in cui abitava, alle porte di Damasco. Appena ha avuto la possibilità di scappare dalla Siria l’ha fatto: ha preso i due fratelli più piccoli e si è diretto in Europa. «Il viaggio è stato incredibilmente duro», racconta a Lettera43.it, «ci sono voluti molti soldi (10 mila dollari complessivi, ndr), ma alla fine siamo arrivati in Germania, e per noi è stata la salvezza, era il 2015». In quell’anno la cancelliera Angela Merkel, con la storica affermazione «Wir schaffen das» («ce la faremo»), aveva aperto le frontiere tedesche a 1 milione di i siriani in fuga dalla guerra. Da allora le cose sono cambiate, specie dal punto di vista politico. La Cdu, per 18 anni guidata da Merkel, ha ora un nuovo segretario, Annegret Kramp-Karrenbauer – detta Akk – che sembra avere una visione più rigida riguardo alla gestione dei richiedenti asilo, tema decisivo per le elezione europee di maggio.

LA "NUOVA" CDU PARLA DI CHIUSURA DEI CONFINI

A Monaco, durante un vertice di partito su “Migrazione, sicurezza e integrazione”, Akk ha affermato che «in ultima ratio la chiusura dei confini nazionali sarebbe immaginabile se dovesse ripresentarsi una situazione simile a quella del 2015». La chiusura della Cdu è in linea con quella governativa, in cui il ministro dell'Interno Horst Seehofer (Csu) sta avendo successo nell’imporre la sua visione in contrasto con la politica di accoglienza di Merkel, specie per quanto riguarda la gestione dei rimpatri. Il politico bavarese è a favore di una rigida applicazione del trattato di Dublino III, per il quale i richiedenti asilo che desiderano fare domanda in Germania dovrebbero essere rimandati nel primo dei Paesi europei in cui sono approdati, a cui spetta la decisione in merito alla concessione d’asilo. Nel 2017 la quota dei migranti respinti dalla Germania era del 15,1%, nel 2018 è salita al 24,5%. Degli oltre 8 mila migranti trasferiti in altri Paesi europei circa un terzo è stato rimandato in Italia.

In un quadro caratterizzato dall'inasprimento del discorso politico, una fetta importante della società civile sembra parlare - e agire - diversamente. Nello studio promosso dalla Fondazione Mercatore Allo stesso tempo - appartenenza ed equivalenza, a firma di Andreas Zick, si nota che «l’atteggiamento verso l’immigrazione è per lo più migliorato», afferma lo studioso, che con i suoi collaboratori ha intervistato, tra il 2014 e il 2018, ogni due anni, circa 2 mila persone di età compresa tra i 18 e i 93 anni per capire cosa i tedeschi pensano della accoglienza dei rifugiati. Nel 2018, nonostante l’aumento dei discorsi populisti, si è registrata una maggiore apertura: l'80% degli intervistati vuole una Germania cosmopolita e con una popolazione eterogenea.

LA RETE DI ONG CHE AIUTA I RIFUGIATI

Christine lavora per l’associazione Jack, centro per rifugiate vulnerabili, a Berlino. Vi trovano sostegno un centinaio di donne scappate da situazioni gravi di abuso, perlopiù africane. «I discorsi populisti dei nostri politici mirano a inculcare una visione negativa dell’immigrazione», dice a Lettera43.it, «ciò è frustrante per noi operatori sociali che ci impegniamo ogni giorno a favorire l’accoglienza e vediamo quante esperienze positive ne derivano». Christine è contenta di lavorare a Berlino: la capitale tedesca è un esempio di apertura, che agli arrivi del 2015 ha risposto con il Freiwilligarbeit, il volontariato. Le possibili falle nella gestione amministrativa dei rifugiati sono compensate da una ricca rete di organizzazioni non governative, che hanno creato un sistema di aiuti estremamente efficiente.

SOSTEGNO DALLA RICERCA DELLA CASA ALLA CREAZIONE DI LEGAMI

Ci sono organizzazioni di avvocati che offrono gratuitamente assistenza legale su questioni quali l’ottenimento o il prolungamento del diritto di asilo, il ricongiungimento famigliare, la ricerca del lavoro. E se il problema della gentrification rende difficile trovare una sistemazione, soprattutto per gli stranieri, nascono associazioni che si occupano specificatamente di aiutare nella ricerca della casa. Tante hanno l'obiettivo di creare momenti d’incontro tra locali e rifugiati, come HiMate. «Vogliamo che chi arriva da lontano si senta accolto, e questo accade creando legami» dice Tom, cofondatore di HiMate.

La gratitudine verso Berlino si legge negli occhi di Majdi, un ragazzo siriano che fa parte di quei 311 mila rifugiati che alla fine del 2018 potevano già contare su un impiego stabile. «Appena arrivato, il vero ostacolo è stata la burocrazia», racconta, «ma una volta ottenuto il visto lo stato tedesco mi ha tutelato in ogni modo». Attraverso il JobCenter, Majdi ha ricevuto un notevole supporto economico: fino a 450 euro per la sistemazione e 410 euro per le spese quotidiane. Ha avuto diritto a frequentare corsi di tedesco fino a un livello intermedio, e lo ha perfezionato ulteriormente grazie a progetti finanziati dall’Unione Europea. Ora è lui a voler ricambiare: è felice di pagare le tasse contribuendo al sostenimento del welfare tedesco, e si dedica al volontariato per dare una mano ad altri rifugiati.

TOM DI HIMATE: «QUESTI RAGAZZI HANNO UNA MARCIA IN PIÙ»

Anche Ramy è particolarmente attivo su quest’ultimo fronte: non solo lavora per HiMate – che come molte altre associazioni coinvolge, anche lavorativamente, i rifugiati che ne sono stati utenti – ma ha anche dato vita a una propria fondazione. Spera di costruire una scuola in Siria, nel villaggio dal quale, quattro anni fa, è riuscito a scappare. «Si dovrebbe parlare di più di queste storie positive», conclude Tom, «della forza e del potenziale dei ragazzi scappati dalla guerra, che sembrano avere una marcia in più nel dare un contributo attivo al nostro Paese».

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