Elezioni Ucraina 2019 Chi Vince

Viaggio a Kiev tra sfiducia degli elettori e pluralismo di facciata

Il 31 marzo si vota per le Presidenziali 2019. Corsa a tre tra Tymoshenko, Poroshenko e il comico Zelensky. Spinto dall'oligarca Kolomoisky. Il reportage di L43.

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da Kiev

I suoi occhi puntano i passanti da ogni angolo di Kiev. Occhiali dalla montatura nera e spessa, quasi da professoressa; i capelli biondi e raccolti, il volto levigato, più da 30enne che non da 60enne quale è. Yulia Tymoshenko vuole diventare presidente dell’Ucraina, ma secondo i sondaggi anche questa volta potrebbe fallire. Sempre che si voglia credere ai numeri che nelle ultime settimane hanno accompagnato la sporca campagna elettorale. L’eroina della rivoluzione arancione del 2004, passata attraverso le patrie galere sotto la presidenza di Victor Yanukovich, ci prova per la terza volta. Nel 2010 era stata sconfitta proprio dal suo castigatore, poi costretto alla fuga in Russia dopo le proteste e il bagno di sangue di Maidan nel 2014, in seguito da Petro Poroshenko nel maggio di cinque anni fa. Stavolta non è un duello, ma una gara a tre, dove però Tymoshenko, nonostante il cambiamento di immagine e l’abbandono della sua famosa treccia, rischia rimanere schiacciata tra i due candidati che paiono in vantaggio.

L’attuale capo di Stato, dopo un inizio problematico, ha recuperato nei favori e, se prima sembrava lui a dover soccombere, adesso è sicuro di arrivare al ballottaggio, o quasi. Negli ultimi giorni, tra comizi in tutta l’Ucraina e la pressante propaganda televisiva, soprattutto sui canali di sua proprietà e su quelli filo presidenziali di altri oligarchi, ha rafforzato la sua posizione e recuperato nei confronti di Tymoshenko. A seconda dell’istituto di ricerca, il testa a testa tra i due è serrato, ma Poroshenko sarebbe ora davanti. Il condizionale è d’obbligo, visto che come tutto il resto, anche i sondaggisti rispondo spesso e volentieri al padrone di turno, e soprattutto c’è ancora circa il 25-30% degli elettori che non ha ancora deciso chi votare. L’incertezza è grande, anche se sul favorito numero uno tutti sono d’accordo: sono ormai mesi che il comico Volodymyr Zelensky guida i rating e a meno di grosse sorprese il posto per la sfida del 21 aprile dovrebbe averlo assicurato. Ma anche in questo caso è lecito mantenere i dubbi, visto che in Ucraina, come insegna il passato recente, tutto è possibile. Nonostante gli oltre 2000 osservatori occidentali, il voto pulito è a rischio. Il post voto, cioè il conteggio, ancora di più. E bisognerà aspettare la sera del 31 marzo per capire veramente chi andrà al ballottaggio, sempre che non inizi una battaglia di fango su brogli, intimidazioni e scorrettezze.

SUL PALCOSCENICO, SEMPRE I SOLITI ATTORI

D’altra parte, quasi il 60% degli ucraini è convinto che il voto sarà truccato, secondo modelli che a Kiev e nel resto dello spazio post sovietico hanno una tradizione consolidata. Il pluralismo di facciata, una quarantina di candidati, non è infatti sinonimo di libertà democratica, tanto meno di limpidezza, con il vecchio sistema oligarchico ancora in piedi a dettar legge in campo politico ed economico. Lo stesso Zelensky, finto uomo nuovo che a un paio di giorni dal voto è stato accusato di aver nascosto al Fisco una villa in Toscana, passa per essere l’alfiere di Igor Kolomoisky, uno di quei magnati che ha tirato le fila in Ucraina negli ultimi 20 anni. Alla fine dunque sono sempre gli stessi attori a stare sul palcoscenico e a dividersi gli applausi, si fa per dire, del pubblico, e soprattutto la torta. Tymoshenko e Poroshenko erano insieme sulle barricate del 2004, Kolomoisky è sempre stato dietro le quinte, come il suo collega padrone del Donbass Rinat Akhmetov, prima di uscire allo scoperto nel 2014 e essere nominato governatore: poi i litigi col presidente lo hanno messo a margine e ora ritorna alla carica con il suo scudiero giovane, populista e con la faccia, quella sì, pulita.

Le elezioni parlamentari in autunno dovranno completare il quadro della spartizione del potere per il prossimo quinquennio

Gli altri candidati alla presidenza fanno da contorno, specchietti per le allodole, e un po’ di confusione: dalla moderatrice televisiva Yulia Litvinenko, anchor woman di fama mandata in corsa da Poroshenko per martellare gli avversari, a Yuri Tymoshenko, stesso cognome e patronimico della più famosa Yulia, appena sotto di lei in lista, cosicché qualche voto andrà sicuramente confuso. Passando per i due ex capi dei servizi segreti Valentin Nalyvaichenko e Igor Shmeshko, quest’ultimo noto anche in Occidente per essere stato presente alla storica cena in cui l’allora candidato alla presidenza, poi vincitore nel 2004, Victor Yushchenko, venne avvelenato con un pollo alla diossina.

UN PAESE IN STATO CONFUSIONALE

Vicende surreali di un Paese in stato confusionale, come quella di Kiev dove qualcuno ha pensato bene di aprire in mezzo a Maidan, storico simbolo di lotta e libertà, il Museo della Medusa. Ma questa è appunto un’altra storia. In corsa per la presidenza non manca poi il candidato filo russo (tutti gli altri si intendono filo occidentali, ovviamente), ossia Yuri Boiko, ex ministro dell’energia sotto Yanukovich, dietro il quale stanno Akhmetov e Victor Mevdvechuk, la cui figlia ha avuto come padrino Vladimir Putin. Boiko, secondo qualche sondaggista un po’ troppo russofilo, potrebbe arrivare al ballottaggio, ma si tratta di fantapolitica. È certo però che le prossime settimane a Kiev saranno calde, non solo per l’abbozzo di primavera, ma per la resa dei conti tra Poroshenko, Tymoshenko e Kolomoisky, Considerando sempre che le elezioni parlamentari in autunno dovranno completare il quadro della spartizione del potere per il prossimo quinquennio.

30 Marzo Mar 2019 1600 30 marzo 2019
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