riciclo
3 Maggio Mag 2011 0542 03 maggio 2011

High-tech a rendere

Come disfarsi di un dispositivo elettrico acquistandone uno nuovo.

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Sono totalmente riciclabili. Ma se vengono abbandonati nell'ambiente possono diventare tossici. Sono i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche cioè quello che diventano, alla fine del loro “ciclo vitale”, i prodotti tecnologici che ci accompagnano quotidianamente: dalla lavatrice allo smart phone, passando per tivù, computer e lampadine.
A TESTA 15 CHILI DI RIFIUTI HIGH-TECH . Ogni persona ne produce in media 15 chili all'anno, ma solo quattro di questi vengono differenziati nelle isole ecologiche comunali. Il riciclo di questi articoli si rivela ancora difficoltoso, come rivela l’indagine Ipsos commissionata dal Consorzio italiano recupero e riciclaggio elettrodomestici (Ecodom).
Secondo il decreto ministeriale n° 65 dell’8 marzo 2010, detto appunto 'Uno contro uno', questi prodotti possono essere lasciati gratuitamente al negoziante al momento dell’acquisto di una nuova apparecchiatura della medesima tipologia. Ma alla fine il 58% dei grandi elettrodomestici e l’86% delle apparecchiature informatiche ed elettroniche dismesse dai cittadini non viene ritirato dai rivenditori.
Stando ai dati del ministero dell’Ambiente, nel 2010 l’Italia ha già raggiunto l’obiettivo europeo di raccolta pro-capite di questi rifiuti, quello dei quattro chili a testa per intenderci. Ma è ancora troppo poco se comparato con il dato dei Paesi scandinavi, dove si raggiungono picchi di 16 chili per abitante o a quello di Francia, Germania e Inghilterra dove la media pro-capite si aggira tra i cinque e i sette chili.
UNO SMALTIMENTO DIFFICILE. «Basti pensare che nel nostro Paese vengono acquistati dai consumatori circa un milione di tonnellate di apparecchi elettrici ed elettronici e ogni anno ne vengono buttati via altrettanti, ma solo 250 mila tonnellate arrivano ai centri di riciclo», denuncia Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom.
Quindi, nonostante il quantitativo di rifiuti elettronici stoccato nei punti di raccolta presenti sul territorio nazionale (l’elenco completo è disponibile sul sito del centro di coordinamento Raee) sia triplicato dal 2007, resta ancora da fare molto. «Anche a livello normativo dobbiamo facilitare il recupero, agevolando le procedure burocratiche che i negozianti devono attuare per registrare i dati del cittadino e del prodotto reso», sottolinea Arienti.

Raaeporter, se lo lo smaltimento è 2.0

Un altro nodo cruciale rimane quello dell’informazione. Non a caso, secondo il sondaggio diffuso da Cittadinanzattiva, in 50 centri italiani, a nove mesi dall’entrata in vigore del decreto ministeriale, i consumatori non sono al corrente di questo nuovo diritto. Soltanto nel 30% dei punti vendita, tra piccola e medio-grande distribuzione, era presente materiale divulgativo in merito. La stessa cosa vale per l’eco-contributo Raee, un piccolo sovrapprezzo che va a finanziare le operazioni di smaltimento e che non è sempre esplicitamente dichiarato sul prezzo di vendita finale.
Nel frattempo, una buona parte dei rifiuti hi-tech si disperde. Abbandonati nei nostri cassetti, come succede per i telefonini. Gettati impropriamente nei cestini dell'indifferenziata, come accade per il 17% dei piccoli elettrodomestici.
IL RISCHIO DEL TRAFFICO ILLECITO. Insomma, una montagna di dispositivi ormai inutilizzati che oltre a inquinare arriva ad alimentare il traffico illecito di ferro, rame, alluminio e plastica nei Paesi in via di sviluppo.
Una quantità considerevole di lavatrici, frigoriferi e televisori viene tuttora abbandonata sul ciglio delle strade, nei campi, sui margini dei fiumi. E questa realtà viene documentata dagli scatti di oltre 400 cittadini che hanno già partecipato alla prima edizione di Raaeporter, progetto di sensibilizzazione promosso da Ecodom, in collaborazione con Legambiente, contro l’abbandono di rifiuti sul territorio.
«È l’evoluzione tecnologica di “Puliamo il mondo”, la campagna di raccolta volontaria che si svolge dal 1993. In questo caso, chiediamo ai cittadini di inviarci le loro segnalazioni attraverso il portale web, per poter localizzare tempestivamente depositi illegali di rifiuti e segnalarli agli organi competenti per il ritiro», racconta Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell’associazione ambientalista. L'ultima edizione, Raeeporter 2.0, consente anche di realizzare contributi foto e video e inviare degli scatti direttamente da iPhone.
Ma i computer, le stampanti o l'attrezzatura da ufficio inutilizzata ma ancora funzionante può anche essere inviata al Banco Informatico, tecnologico e biomedico, onlus milanese che li distribuisce ai Paesi in via di alfabetizzazione informatica o alla rete del no profit italiano.

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