Rifiuti Illegali 110607140627
ECOMAFIE
7 Giugno Giu 2011 1300 07 giugno 2011

La tratta dei rifiuti

Legambiente: nel 2010 traffici illeciti per 11.400 tonnellate.

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Secondo il rapporto Ecomafie la quantità di rifiuti destinati al traffico illecito, sequestrata dall’Agenzia nazionale delle Dogane, è triplicata passando da 4.800 tonnellate del 2009 alle 11.400 tonnellate nel 2010.

Secondo i dati resi noti il 7 giugno dal Rapporto annuale sull’Ecomafia, la quantità di rifiuti destinati al traffico illecito, sequestrata dall’Agenzia nazionale delle Dogane, è triplicata passando da 4.800 tonnellate del 2009 alle 11.400 tonnellate nel 2010.
Eppure carta, plastica, vetro e tutti i metalli dall’alluminio al rame, dopo il loro primo ciclo di vita, attraverso la raccolta differenziata casalinga ed industriale, il trattamento di recupero ad opera dei consorzi di riciclo, potrebbero ritornare come nuovi. Non più rifiuti ma vere e proprie “materie prime seconde”. Un processo ideale riassumibile nelle ormai famose tre R: «Riduci. Riusa. Ricicla», ancora lontano dal compiersi, però. E che spalanca, così, le porte al traffico illecito di rifiuti.

Le direttrici del traffico illecito

Tossici e non trattati, come lo scarto delle lavorazioni industriali. O come la plastica e la carta che impregnate di sostanze nocive, stipate in navi-container, raggiungono, via mare, il Sud del mondo. Attività totalmente illegali, stando al Trattato internazionale di Basilea, varato nel 1989 e tuttora vigente, che proibisce ai Paesi europei aderenti all’Ocse di esportare rifiuti nei Paesi in via di sviluppo.
LA ROTTA VERSO L'AFRICA. «Ad oggi sono due le direttrici del traffico illecito che partono proprio dal Mediterraneo e dalle nostre coste», ha raccontato Antonio Pergolizzi, coordinatore nazionale dell'Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente. «I rifiuti ferrosi, come le carcasse d’auto non bonificate o i Raee di grandi dimensioni come lavatrici e frigoriferi, vanno dal Nord al Sud, in Africa. Mentre metalli, plastiche e carta, da qualche anno passano dalla direttrice Ovest-Est, dall’Europa al Sud Est asiatico e alla Cina».
Così nei porti di Venezia, Genova, Gioia Tauro e Napoli si sono intensificati i controlli degli ufficiali dell’Agenzia nazionale delle Dogane, in collaborazione con il Comando carabinieri per la tutela ambientale e la Guardia di finanza.

I sequestri

Cresce anche il traffico illegale di rifiuti Raee come televisori ed elettrodomestici.

Tanto che negli ultimi tre anni le quantità di materiali sequestrati è triplicata. Secondo i dati di Ecomafia 2011, il dossier presentato il 7 giugno a Roma, che fotografano annualmente le storie e i numeri della criminalità ambientale, siamo passati dalle 4.800 tonnellate del 2008 alle oltre 7.400 del 2009 fino ai ben 11.400 dell’ultimo anno. Un aumento proporzionale al considerevole flusso di merci che è stato movimentato nei porti italiani durante il 2010, pari a circa 4,4 milioni di container .
COME UN AGO IN UN PAGLIAIO. «Sequestri che non vengono effettuati a campione», ha precisato Pergolizzi, «sarebbe come cercare un ago in un pagliaio, ma dopo un’intensa attività di intelligence». Gli investigatori studiano, infatti, i flussi di merci fatturate e descritte nei documenti per l’esportazione come materie prime seconde.
SCARTI DI LAVORAZIONE INDUSTRIALE. Categorie merceologiche che hanno avuto un incremento tra il 150% e il 200%, solo nell’ultimo triennio. «In realtà avanzi e scarti di lavorazione industriale che vengono esportati in uno o più Paesi europei per poi arrivare in un Paese extra-Ue». Meccanismo attraverso cui i trafficanti cercano di aggirare le regole comunitarie, con vere e proprie triangolazioni. «E che si potrebbe fermare, paradossalmente, solo bloccando il libero commercio di merci tra i Paesi membri».

Giocattoli e computer

Ma che fine fanno plastica e metalli? «Anche se non bonificati vengono impiegati da Paesi in crescita esponenziale come la Cina, come se fossero materie prime, rientrando nel ciclo produttivo industriale di prodotti elettronici e giocattoli». O bruciati negli inceneritori per produrre energia, con enormi danni ambientali ed umani.
SMALTIMENTI ILLEGALI IN GHANA. «Vere e proprie officine dell’orrore dove donne, uomini e bambini lavorano senza alcuna protezione, respirando e toccando materiali cancerogeni e velenosi», ha concluso Pergolizzi.
Tragedie che accomunato Paesi e città da una parte all'altra del pianeta. Dalla capitale del Ghana, Accra dove arrivano i prodotti elettronici dei Paesi ricchi, smaltiti da giovani che vivono fra veleni e fumi tossici. Allo Yantgtze e nei laghi circostanti, in Cina dove sono ormai stoccati oltre venti miliardi di tonnellate di rifiuti.
ELUDERE LE NORME DI SICUREZZA. Intanto proprio la Cina e il Sud Est asiatico realizzano giocattoli, computer o telefonini prodotti senza le norme di sicurezza e qualità che vanno ad alimentare il mercato della contraffazione internazionale. Ritornando poi sulla “piazza” europea e italiana. Con un altro risvolto amaro. «Il recentissimo recepimento dell’ultima direttiva Ue, la 2008/99/Ce in materia di reati ambientali, pur istituendo la responsabilità giuridica delle aziende», ha concluso Pergolizzi, «lascia che, dopo il sequestro lo smaltimento resti a carico delle regioni o delle provincie autonome, quindi della collettività».
Il risultato è che rifiuti tossici e merce non conforme agli standard, in attesa dei procedimenti penali, rimangono stoccati nelle aree portuali.

L’oro rosso: dai treni ai super conduttori

Secondo Legambiente il rame, che viene trafugato da reti ferroviarie e stazioni, è spesso fuso in lingotti e destinato al mercato asiatico.

Un capitolo a sé merita, invece, uno dei metalli che è da tempo al centro delle cronache italiane: il rame. Primo elemento metallico conosciuto e usato dall’uomo, dopo l’oro, è tutt’ora diffusissimo.
Se per la sua resistenza agli agenti atmosferici e al suo potere batteriostatico è adatto all’utilizzo in edilizia e per le tubature di acqua e gas, grazie all’alta conducibilità elettrica è indispensabile per la produzione di qualsiasi oggetto abbia all’interno contatti elettronici, come i microprocessori di computere cellulari. Ed è altrettanto fondamentale per la creazione di super-conduttori e leghe speciali a memoria.
QUOTAZIONI MONDIALI IN SALITA. Caratteristiche che, in concomitanza con l’aumento dei costi estrattivi, hanno provocato la salita della sua quotazione sul mercato internazionale, arrivata fino a 9.000 dollari la tonnellata.
Tutti fattori che hanno inciso sull’aumento di furti sul territorio italiano e comunitario.
FURTI SULLA RETE FERROVIARIA. Colpendo principalmente reti ferroviarie e stazioni, dove vengono trafugati cavi elettrici «anche se bisogna distinguere tra bande di piccolo cabotaggio e l’attività della criminalità organizzata», ha precisato Pergolizzi. «In ogni caso, il rame viene fuso in lingotti da fonderie compiacenti e destinato anch’esso al mercato asiatico».
Tanto che, secondo un’ultima indagine di Anie, la Federazione nazionale Aziende elettrotecniche ed elettriche, tra le imprese associate, nell’autunno 2010 sono aumentati i tentativi di furto direttamente a depositi e siti produttivi che impiegano il prezioso “oro rosso”.

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