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ATTIVISMO DIGITALE
11 Agosto Ago 2011 1636 11 agosto 2011

Anonymous anti social

AnonPlus in apnea. E nasce l'idea di una rete anti-censura.

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Il rapporto tra Anonymous e i social media è sotto i riflettori. Non solo a causa dell'annuncio, più o meno serio, di un attacco a Facebook per il prossimo 5 novembre. Il composito collettivo di attivisti digitali, infatti, pur continuando a utilizzare massicciamente la piattaforma di Mark Zuckerberg e soprattutto Twitter, ha da qualche tempo accarezzato l'idea di dotarsi di un proprio social network, AnonPlus.
Così da scongiurare il rischio di espulsioni, come quelle denunciate su Google Plus, e poter operare nel completo anonimato. E, soprattutto, secondo le proprie regole, sfuggendo così all'occhio sempre più attento dei governi. Anche di quelli democratici: un esempio su tutti l'idea del premier britannico David Cameron di bloccare l'accesso proprio ai social media a seguito dei recenti scontri.
MORTO PRIMA DI NASCERE. Ad ascoltare le voci che provengono dalle stanze degli “hacktivisti”, tuttavia, il progetto del social degli Anonimi sarebbe naufragato prima ancora di nascere. Jamie Corne, editore di Presstorm media e fondatore di AnonPlus, ha indicato una ragione precisa: «Un gruppetto di opportunisti nascosti sotto il mantello di Anonymous ha deciso di usare l'idea a suo beneficio», ha scritto sul suo blog.
«UNA MINIERA DI DENARO DIGITALE». Che cosa significa, concretamente? Che è giunto il momento di prendere le distanze dalla propria creatura, resa irriconoscibile da alcuni “anon” (i membri di Anonymous). «Lo hanno trasformato in una miniera di bitcoin», cioè di valuta digitale, «mascherandolo come uno strumento per raccogliere donazioni», ha rivelato Corne a Lettera43.it, che l'ha raggiunta tramite una delle chat Irc utilizzate anche dagli “hacktivisti”.
E lo hanno fatto «per arricchirsi». Finora i beneficiari, due “anon” inizialmente reclutati per dare vita al progetto, ne avrebbero racimolati ben 8 mila. Una piccola fortuna ottenuta sfruttando l'enorme visibilità mediatica di cui gode il collettivo protagonista di attacchi informatici a siti istituzionali e di corporation ai quattro angoli del globo.
MAI PIÙ UN BLACKOUT DELLA RETE. Ma che non servirà ad avanzare il progetto originario: dare una voce ai dissidenti in tutto il mondo, «senza la paura di ripercussioni e ritorsioni» da parte dei governi. «Perfino di fronte all'eventualità di un blackout totale della Rete», ha aggiunto Corne. Per esempio come quello avvenuto in Egitto per cinque giorni a partire dallo scorso 27 gennaio.

Blogger dietro le sbarre

L'obiettivo è ambizioso, ma legittimo. Soltanto negli ultimi giorni, infatti, si sono registrati arresti di blogger in Vietnam, Siria e Bahrein per la loro attività anti-governativa, con addirittura l'emissione di una sentenza di carcere a vita.
Secondo uno studio dell'università di Harvard un arresto o una detenzione ha riguardato il 7% dei blogger coinvolti nella primavera araba. A cui vanno aggiunti i 3 su 10 che hanno dichiarato di essere stati personalmente minacciati dalle autorità, e il 18% che ha denunciato di aver subito attacchi informatici al proprio sito.
UNA RETE CONTRO LA CENSURA. Anche per questo, Corne non ha intenzione di rinunciarvi. E ora che gli “anon” sono intrappolati in uno scontro per decidere se proseguire o meno nella realizzazione di AnonPlus (difficile, vista la quantità di attacchi subiti da parte di hacker in gran parte siriani e le resistenze di Sabu, identificato come leader del collettivo gemello LulzSec), ha già un'alternativa, per quanto ancora in fase embrionale.
Si chiamerà Synchster.me, e dovrebbe vedere la luce a gennaio 2012. Al lavoro una squadra di 15-20 persone, di cui cinque programmatori, un gruppo di designer e uno di «pensatori». Pronti a testare la versione di prova ci sono già studenti dell'università di Stanford, membri della piattaforma sociale open source Diaspora e altri volontari. Che contribuiranno alla realizzazione del sito in modo del tutto gratuito, ha spiegato Corne.
NON CHIAMATELO SOCIAL NETWORK. Synchster.me, nelle intenzioni di Jamie e del marito e socio Dave, non sarà un social network, ma una «rete per l'amplificazione della voce».
Dov'è la differenza? «Mentre i primi servono principalmente a tenere in contatto gli amici», ha risposto Corne, «il secondo è concepito per permettere alle vittime della censura di farsi sentire senza paura e per permettere a individui in tutto il mondo di sostenerli e diffondere le loro denunce in modo anonimo su Internet».
FUNZIONALITÀ SU MISURA. Per esempio fornendo a ogni iscritto la possibilità di avere un dominio a scelta, a seconda delle proprie necessità, e di modulare perfino l'aspetto e le funzionalità della propria pagina. Così che per alcuni assomigli a un servizio di microblogging, come Twitter, e per altri alla più tradizionale interfaccia di Facebook. Il tutto in una logica distribuita, il che significa che «non ci sarà un unico database centrale che memorizza informazioni sugli utenti».
FOCUS SULL'EDUCAZIONE GRATUITA. Tra i cardini del network l'inserimento di una piattaforma incentrata sull'azzeramento dei costi per l'istruzione accademica. Migliaia i feedback che Corne, doppio master in psicologia e neuroscienze, ha detto di aver già raccolto. In programma, tra gli altri, anche un “corso” di addestramento alla cyberdifesa dei cittadini. In questo caso, il modello di riferimento dal punto di vista dell'interfaccia sarà Wikipedia.

Nessun diretto legame con Anonymous

Alle manifestazioni pubbliche, i simpatizzati di Anonymous indossano la maschera di Guy Fawkes.

Corne ha voluto poi sottolineare che il progetto non avrà niente a che fare con Anonymous. Le difficoltà, di ordine organizzativo ma anche legale, a cui è andata incontro nel tentativo di realizzare AnonPlus hanno pesato.
Non dev'essere semplice, del resto, vedersi recapitare una mail da parte del departimento di Giustizia degli Stati Uniti, desideroso - con il progetto ancora in fasce - di carpire più informazioni possibili sui promotori dell'iniziativa. E anche sui referenti, nell'eventualità di attività illegali.
«Se qualcosa va storto», ha affermato Corne spiegando la ragione dell'allontanamento, «non voglio che la colpa ricada su Anonymous», di cui continua tuttavia ad apprezzare lo spirito. «E se dovesse avere successo», ha proseguito, «voglio che sia qualcosa di cui chiunque possa essere orgoglioso, non solo Anonymous».
CENSURARE LA CENSURA. Resta l'incognita su come tradurre in una soluzione tecnologica l'idea di rendere non censurabile Synchster.me. Allo studio l'utilizzo di sistemi per la navigazione protetta e anonima come Tor e I2p. Basterà? «Ce la faremo, anche se dovessero servire degli anni», ha risposto Corne. Perché «la censura è per i deboli, i pigri e i timorosi. Mentre la Rete è per i liberi».

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