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SCIENZA
1 Ottobre Ott 2011 1120 01 ottobre 2011

I cacciatori di nuove terre

Grazie all'app "Planet Hunters" astronomi dilettanti scoprono nuovi pianeti.

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Il telescopio della Nasa è in orbita dal 2009. Costato circa 600 milioni di dollari, da allora fotografa uno specchio di cielo – nella costellazione del Cigno - che contiene qualcosa come 150 mila stelle.

Nel dicembre 2010 è stato lanciato Planet Hunters. Già il nome è tutto un programma: si tratta di un’applicazione per computer che, potenzialmente, trasforma qualsiasi utente in un astronomo fai-da-te. E permette, quindi, di scrutare il cosmo con un semplice clic.
A neanche un anno dal debutto ufficiale sul mercato, due utenti del programma hanno scoperto due nuovi pianeti, otto volte più grandi della Terra, utilizzando i dati raccolti dal telescopio spaziale della Nasa 'Kepler'.
UNA SCOPERTA QUASI CASUALE. La scoperta è di quelle sensazionali. Le due enormi rocce non sono ancora state ufficialmente classificate nella categoria pianeti – lo saranno dopo ulteriori osservazioni da parte degli esperti – però è la prima volta in assoluto che dati della Nasa vengono utilizzati da astronomi dilettanti per scoprire mondi sconosciuti.
«Non era mai successo prima che informazioni di questo genere fossero utilizzate da comuni cittadini», ha spiegato Debra Fisher, astronomo di Yale che ha collaborato al lancio di Planet Hunters.
IN ORBITA DAL 2009. Il telescopio della Nasa è in orbita dal 2009. Costato circa 600 milioni di dollari, da allora fotografa uno specchio di cielo – nella costellazione del Cigno – che contiene qualcosa come 150 mila stelle. Grazie alla sua tecnologia, l’apparecchio misura la luminosità degli astri ogni 30 minuti. Rilevando eventuali variazioni di luce, riesce a capire se il loro percorso è attraversato da un pianeta.
I dati vengono poi inviati a terra a un pool di scienziati che li analizzano. In questo modo, si pensa che nei primi quattro mesi di attività siano stati avvistati 1.235 asteroidi, fino a quel momento ancora sconosciuti, che potrebbero essere classificati come nuovi pianeti.
ASTRONOMO FAI-DA-TE. Ma Planet Hunters è andato oltre. Lanciato nel 2010 grazie alla collaborazione fra le università di Yale, di Oxford e il Planetario Adler di Chicago, il programma permette a chiunque di utilizzare i dati di Kepler per “giocare” all’astronomo. In meno di un anno già 40mila persone lo hanno utilizzato. Fra loro anche i due dilettanti che sono riusciti dove gli scienziati avevano fallito: scoprire due nuovi pianeti, che a una prima ispezione degli esperti della Nasa erano evidentemente sfuggiti.
«Ovviamente Planet Hunters non può sostituire il lavoro svolto dal team di Kepler», ha tenuto a precisare Meg Schwamb di Yale, «ma ha dimostrato di poter essere uno strumento in più per scoprire nuovi mondi». E c’è da scommettere che siamo solo all’inizio.

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