Professor Giuseppe Riccardi 110930204232
INNOVAZIONE ITALIA
3 Ottobre Ott 2011 1054 03 ottobre 2011

Emozioni in programma

Trento, un software che legge gli stati d'animo.

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Il professor Giuseppe Riccardi.

Formazione e ricerca sono state le prime due parole d’ordine. Poi si è aggiunta la necessità di attirare le imprese estere, di organizzare incontri a livello internazionale, di aiutare lo sviluppo di idee innovative attraverso progetti imprenditoriali e di puntare su un mercato del lavoro altamente qualificato.
Tutti passi che hanno portato Trento a diventare un centro di eccellenza. Ora l’università viene considerata tra le migliori in Europa e nel mondo per numero di pubblicazioni, risultati nella ricerca e collegamento con il mondo imprenditoriale.
UN POLO INTERNAZIONALE. La città conta circa 117 mila abitanti ma è ormai considerata un crocevia internazionale, forte soprattutto di una delle più prestigiose università italiane che sta riscontrando notevoli successi in ambito tecnologico.
Ci sono moltissimi studenti stranieri – di cui la metà proviene da Paesi non europei – che decidono di seguire un dottorato (Phd) nei centri di ricerca trentini e il dipartimento ha avviato una serie di progetti in collaborazione con realtà internazionali.
ACCORDI CON GRANDI MULTINAZIONALI. Esiste per esempio un accordo con una società di servizi web in India e dal 2005 è in corso una partnership con Microsoft che riguarda il centro di calcolo sul biotech. Di conseguenza, gli investimenti effettuati nell’ambito della formazione sono notevoli: secondo i dati pubblicati, sono quasi 120 mila euro l’anno per ogni professore i finanziamenti alla ricerca del dipartimento di Elettronica e Informatica, mentre nel 2010 sono stati stanziati oltre 34 milioni per la ricerca, di cui un terzo proveniente da imprese private. Cifre importanti che evidenziano come Trento possa essere un esempio di eccellenza da imitare.

Un software per decifrare le sensazioni

Il super computer Watson realizzato grazie alla collaborazione fra Ibm e università di Trento è stato anche protagonista del programma televisivo statunitense Jeopardy.

Progettare un computer capace di decifrare le emozioni è la sfida che si è posta il team del dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione, guidato dal Prof. Giuseppe Riccardi. L’obiettivo è sviluppare una piattaforma tecnologica integrata di Business intelligence in grado di monitorare e analizzare le informazioni che emergono nei rapporti con la clientela.
INTERAZIONE UOMO-MACCHINA. Utilizzando la sperimentazione di tecniche avanzate e di metodologie innovative per analizzare il linguaggio nell’ambito delle interazioni “uomo-macchina”, il progetto vuole realizzare un software in grado di effettuare l’analisi lessicale e l’interpretazione semantica delle conversazioni delle persone.
Una volta riconosciuto automaticamente il tono della voce e il modo di comunicare, è più semplice catalogare le opinioni e comprendere i gusti del cliente, e di conseguenza soddisfare le sue richieste.
UNA PARTNERSHIP CON TELECOM. In progetto avrebbe quindi ripercussioni positive su ambiti come il customer care, poiché sarebbe più efficiente l’attività di monitoraggio grazie anche all’automatizzazione dei dati raccolti attraverso interviste ai clienti o indagini su fonti come blog e social network.
Per rendere il progetto realizzabile, l’università di Trento ha siglato un accordo con Telecom Italia: la prima partnership di questo tipo a livello mondiale tra un ateneo e una società di telecomunicazioni.

La ricerca di informazioni basata sul linguaggio naturale

Un'immagine dell'ateneo di Trento.

Watson è invece il nome di un sistema basato sul linguaggio naturale con l'obiettivo di estendere l’uso della tecnologia a una serie di applicazioni e migliorare in modo significativo la naturalezza dell’interazione uomo-macchina.
LA COLLABORAZIONE CON IBM. Progettato dagli ingegneri informatici dell’Ibm in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Trento, il supercomputer prende il nome proprio dal fondatore della società, Thomas Watson, e ha lo scopo di rivoluzionare i motori di ricerca. In pochi secondi, un sistema sofisticato potrebbe essere in grado di ragionare come un essere umano, di paragonare le esperienze con le conoscenze della memoria e di trovare risposte plausibili per la risoluzione di un problema.
In questo momento, le ricerche sono concentrare sulla possibilità di comprendere il linguaggio naturale degli esseri umani e di decodificarlo in modo autonomo, in modo da dare risposte veloci e approfondite, facilitando così la risoluzione dei problemi. Watson potrebbe ad esempio essere utilizzato come un assistente sanitario: il medico quindi visita un paziente e inserisce le informazioni nel computer che, a sua volta, le paragona ad una serie di dati contenuti nel database, contribuendo così alla risoluzione del problema e alla diagnosi della malattia nel giro di pochi minuti.
UN QUIZ TELEVISIVO COME TEST. Con la sua memoria di 16 terabyte, Watson porterà vantaggi in diversi ambiti, potrebbe supportare e aiutare nella traduzioni di testi o dare un apporto alla vita sociale di anziani e disabili. Per ora il supercomputer è stato testato nel quiz televisivo Jeopardy!, un gioco che consiste nel fornire una serie di indizi ai concorrenti che devono trovare la domanda giusta. Un procedimento che induce a effettuare un ragionamento al contrario per cui sono richieste notevoli doti di logica e di deduzione. Al termine del quiz, Watson si è aggiudicato la vittoria contro due noti campioni, dimostrando quindi che la via intrapresa è quella giusta per favorire progressi nell’ambito della ricerca sull’intelligenza artificiale e dello sviluppo delle tecnologie nell’interazione tra uomo e macchina, in modo che lo sforzo e l’impegno dei ricercatori dell’università di Trento possano trovare spazio in strumenti utili.

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