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23 Febbraio Feb 2014 1000 23 febbraio 2014

Internet, Washington controlla i dati e il traffico online

Perché la Rete europea è un'illusione.

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Angela Merkel vorrebbe una rete europea per proteggere i dati degli utenti.

Internet, un campo di battaglia. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato sabato 15 febbraio l’intenzione di porre le basi di un «internet europeo» per scrivere la parola fine allo spionaggio americano e rafforzare la sicurezza delle comunicazioni nel Vecchio Continente.
«Parleremo con la Francia su come mantenere un’alta protezione dei dati», ha detto Merkel, «parleremo con i provider europei per impedire che i dati vengano spediti oltre l’Atlantico».
L'ILLUSIONE DI MERKEL. Lo scandalo della National security agency (Nsa) non è stato dimenticato e ancora una volta viene chiamata in causa la governance del web e l’organizzazione delle sue infrastrutture.
Per alcuni provider l’idea del capo del governo tedesco è solo un’illusione. La soluzione è tecnicamente complessa.
Le compagnie americane sono comunque vincolate dal proprio governo, qualora sussista una richiesta legittimata da un tribunale, a concedere i dati che hanno a disposizione, indipendentemente dal luogo fisico dove sono conservati.
UN OSTACOLO PER IL WEB. La creazione di reti regionali avrebbe la conseguenza di creare un arcipelago di isole informatiche separate, che rischierebbe di ostacolare l’operatività globale del web.
La pensa così anche la talpa Edward Snowden, che in un’intervista al canale televisivo tedesco Ard ha espresso i suoi dubbi sulla sicurezza di un sistema europeo: «La Nsa cerca i dati dove questi si trovano. Se è in grado di intercettare gli sms cinesi, potrà benissimo intercettare i messaggi di Facebook custoditi in Germania».

Un'agenzia Usa decide chi può registrare un dominio

La registrazione dei domini sul web appartiene ancora agli Usa.

Il problema che sta alla base è che il web è in gran parte ancora un universo sotto il controllo degli Usa.
Internet, infatti, è regolato da una serie di organizzazioni con competenze diverse. Al vertice della piramide c’è la Internet corporation for assigned names and numbers (Icann) è quella che assegna e registra i domini («.com», «.org» e simili).
È un ente no-profit con un board multinazionale e un organo di controllo multilterale, ma ha sede a Marina Del Rey in California ed è nata come emanazione del dipartimento del Commercio americano. Questo significa che il procedimento di registrazione dei domini è potenzialmente ancora sotto l’egida del governo Usa che ha facoltà di decidere chi sta sul web e chi no.
L'INFLUENZA SUL NETWORK. Il network globale non appartiene in realtà a nessuno, ma gli aspetti tecnici e informatici della Rete spettano invece alla Internet engineering task force (Ietf), al World wide web consortium (W3c) e alla Internet society (Isoc): sono organizzazioni non governative composte da aziende e ricercatori da tutto il mondo. In tutti, però, la presenza americana (anche se non direttamente governativa) è, se non prevalente, estremamente influente.
GOVERNANCE, NIENTE INTESE. Esiste anche un’agenzia delle Nazioni unite, la International telecommunication union (Itu) che nel dicembre 2012 ha riunito Stati e agenzie nel summit internazionale World conference on international telecommunications (Wcit).
La conferenza avrebbe dovuto intervenire sulla governance globale della rete. Si è conclusa tuttavia con uno spettacolare nulla di fatto e un trattato conclusivo non firmato da 55 dei 144 Paesi partecipanti. Tra gli astenuti Usa, Canada e diversi Stati europei.

Le attività sulla Rete sono in mano alle aziende d'Oltreoceano

L'architettura del web è nelle mani delle aziende Usa che sono obbligate (su richiesta) a passare le informazioni al governo.

Al di là dell’architettura della Rete il cuore delle attività sul web è in mano alle aziende Usa.
Secondo le rivelazioni di Snowden queste sono state costrette, e lo sono tutt’ora, a lasciare mano libera al governo americano a richiesta. Apple, Aol, Facebook, Google, LinkedIn, Microsoft, Twitter e Yahoo a dicembre 2013 hanno diffuso un comunicato sui giornali americani richiedendo al presidente americano Barack Obama di «prendere il controllo della situazione e fare riforme che assicurino che la sorveglianza del governo venga chiaramente delimitata dalla legge».
L'OMBRA DELLO SPIONAGGIO. Una lettera aperta che di fatto ha ammesso che tutti i dati in loro possesso sono potenzialmente in mano alle attività di spionaggio degli Usa.
«La bilancia», si legge nel comunicato, «pende ormai troppo dalla parte dello Stato e troppo poco da quella dei diritti delle persone che sono alla base della nostra Costituzione».
Le società hanno anche varato un sito web, ReformGovernmentSurveillance.com, che suggerisce una nuova carta dei principi.
LASCIAPASSARE PER I VIRUS. Secondo le rivelazioni sullo scandalo Nsa, l’agenzia di sorveglianza Usa usava software spia installati su computer e server. Ci sono fondati sospetti che alcuni di questi virus o malware avessero un lasciapassare garantito da alcuni programmi antivirus prodotti da chi detiene la maggior quota di questo mercato come Microsoft, Symantec e McAfee. Queste aziende, infatti, non hanno risposto a un'esplicita richiesta specifica firmata da alcune delle maggiori associazioni che si occupano di privacy.
Solo sei società di software (Eset, F-Secure, Kaspersky Lab, Norman Shark, Panda e Trend Micro) hanno decisamente negato ogni collaborazione con il governo americano.
IL RISCHIO DEL CONTROLLO. La soluzione Merkel però potrebbe non essere la via giusta. Regionalizzare la Rete porterebbe, secondo molti, non a più libertà, ma a maggior controllo.
Nell’ottobre 2013 le 10 organizzazioni che governano il web (Icann, Ietf, W3c, Isoc e alcuni enti regionali) hanno firmato a Montevideo un protocollo che ribadisce l’impegno a una gestione della Rete basata su una cooperazione a livello internazionale, sostenuta da una pluralità di stakeholder indipendenti.
I firmatari hanno rimarcato l’importanza di operazioni globalmente coordinate, mettendo in guardia contro frammentazioni nazionali e manifestando la preoccupazione circa le rivelazioni sulla sorveglianza che hanno messo in dubbio la fiducia degli utenti nei confronti dell’intero sistema di regolazione. La soluzione per loro è accelerare la globalizzazione del web, non creare nuovi confini o erigere muri.
Più il web apparterrà a tutti e meno qualcuno avrà il potere di controllarlo.

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