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David Pescovitz, il futuro è robot

Il domani svelato dall'esperto Pescovitz.

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Il dettaglio rivelatore è l'orecchino nel lobo sinistro, capace - più della corporatura da colosso, del cranio calvo e della barba curatissima - di palesare lo spirito di chi è pronto a mollare gli ormeggi, l'anima corsara e l'istinto visionario di David Pescovitz, per brevità chiamato futurologo.
Fondatore del magazine di arte, scienza e cultura Boingboing, columnist di Wired e giornalista specializzato negli sviluppi del digitale, Pescovitz si presenta come un Morpheus in carne e ossa. Attualmente è direttore di ricerca all'Istituto per il futuro di Palo Alto, in California, dove indaga i nuovi orizzonti della tecnologia: il cibo, il lavoro, l'energia, le neuroscienze, le nanotecnolegie e l'automazione che verranno, rivoluzioni capaci di ridisegnare i rapporti tra esseri umani, macchine e natura.
LA NUOVA REALTÀ INTERCONNESSA. Le sue ricerche, spiega a Lettera43.it in una sala appartata di un albergo di Milano, dove è arrivato come ospite della rassegna Meet the media guru, si fondano sulle frontiere del presente: «Il futuro è già in corso, oggi si parla molto di Internet of things: significa che non accederemo più al cyberspazio attraverso gli schermi perché il cyberspazio sarà ovunque nella realtà esistente».
Tutti gli oggetti, puntualizza, avranno sensori intelligenti: «La realtà diventerà interconnessa. Gli oggetti saranno costruiti per rispondere, letteralmente, alle nostre esigenze. E potremo vedere alberi 'parlare' alle strade e le strade 'parlare' alle auto e 'parlare' alle persone. E tutti insieme condividere informazioni».

David Pescovitz ritratto da Bart Nagel.

DOMANDA. E cosa potrebbe dirci un albero?
RISPOSTA. Un albero può dire: «C'è troppo inquinamento. Non usate le auto per una settimana». E una strada può avvertire: «Non percorretemi, scegliete un altro percorso». E un'altra strada può informare: «Non tutti i tipi di mezzi possono passare di qua, altrimenti avremo troppo traffico». O spiegare semplicemente: «Tu non puoi passare».
D. Pensa che in questo sistema avremo più o meno libertà?
R. Il pericolo è la creazione di un sistema di sorveglianza e di controllo, ne abbiamo visto un assaggio negli Usa. E quindi potenzialmente il rischio è alto. Ma io spero che le persone costruiscano o tentino di costruire un sistema per proteggere i loro diritti.
D. Se l'Internet of things si svilupperà come lei ha detto e la realtà diventerà una rete di intelligenze interconnesse, non pensa ci sia il rischio che l'advertising penetri in un certo senso nel nostro cervello?
R. Sì e mi preoccupa. Sarei molto deluso se questo sviluppo si riducesse a nuovi strumenti di marketing. Ci sarà con tutta probabilità una sorta di guerra tra pubblicitari e chi si oppone all'invasione dell'advertising.
D. Abbiamo possibilità di vincere?
R. Dovremo forse sviluppare nuovi filtri contro il sovraccarico da pubblicità e chiedere una presa di consapevolezza o imporre dei limiti all'uso dei nuovi strumenti da parte del settore commerciale.
D. I limiti tra l'artificiale e il naturale sono destinati a diventare più labili?
R. Assolutamente. Con la genetica programmeremo nuove forme di vita che rispondano a particolari obiettivi. Creeremo nuovi tipi di microbi che non ci sono in natura, per esempio in grado di assorbire le tossine dall'ambiente o vere e proprie nuove fonti di energia rinnovabile.
D. E cos'altro?
R. Impareremo anche dalla natura come creare forme più intelligenti, per esempio minuscoli robot in grado di simulare il volo della api. O in grado di arrampicarsi sui muri, grazie all'impiego di nuovi materiali nati allo studio del geco.
D. Madre natura e figlia scienza?
R. La linea di confine diverrà assolutamente labile. E quindi noi dovremo essere ancora più attenti alle conseguenze delle nostre azioni sugli equilibri dell'ecosistema
D. Quale può essere l'impatto della stampa 3D sul sistema industriale?
R. La stampa 3D è formidabile, perché ti permette di essere allo stesso tempo l'ideatore, il designer e il proprietario del prodotto. Ma resta il problema della distribuzione. Sicuramente come oggi abbiamo chi utilizza strumenti e tecniche digitali per creare la propria musica, la propria arte, allo stesso modo avremo l'autoproduzione di oggetti.
D. Cambieranno anche le relazioni lavorative?
R. Non tanto con la stampa 3D, piuttosto con la diffusione della tecnologia e soprattutto della robotica. Penso che impareremo meglio quali sono i compiti adatti ai robot e quelli adatti agli uomini e impareremo a distinguerli.
D. Come?
R. Lavoreremo a fianco a fianco alle macchine e utilizzeremo i robot per migliorare le nostre vite e i nostri prodotti.
D. I giornali hanno iniziato a sperimentare l'utilizzo di robot nella scrittura degli articoli: che futuro ha il giornalismo?
R. Il futuro del giornalismo mi preoccupa, ma non perché i robot ci possono rubare il mestiere. Questo è esattamente un esempio della differenza tra le mansioni adatte alle macchine e quelle adatte agli uomini.
D. Cioè?
R. Gli uomini sono più bravi dei robot a interagire e a coinvolgere le persone. Gli umani hanno intuizioni e i robot non ne hanno. E soprattutto gli esseri umani si prendono a cuore le cose, i robot no. Se il giornalismo come attività umana continuerà, i robot non ne saranno i protagonisti.
D. Se continuerà?
R. Il lavoro giornalistico è fondamentale per le democrazie. Vuol dire realizzare inchieste che devono essere fatte, raccontare storie che devono essere raccontate, indagare i casi di corruzione: il giornalismo è centrale per una società libera.
D. Ma?
R. La vera sfida è come finanziare le persone che fanno questa professione. Mi preoccupa vedere le imprese editoriali che faticano a trovare fondi. Bisognerà probabilmente trovare nuovi modi di capitalizzazione.
D. Pensa al crowdfunding?
R. Il crowdfunding è una delle possibili vie. Ma probabilmente dovremo trovare dei mecenati come per i musicisti o gli artisti che non hanno mai avuto risorse proprie. Creare fondazioni non profit come quelle che operano negli aiuti umanitari o nel finanziamento della cooperazione allo sviluppo. Se non ci riusciremo saranno guai.
D. Se il giornalismo fosse finanziato solo attraverso il crowdfunding non si rischia di selezionare solo progetti che hanno una base sociale pronta a mobilitarsi?
R. Esatto, il crowdfunding non è la soluzione a tutti i mali, non è così semplice.
D. Facebook ha acquistato per 2 miliardi di euro una società californiana specializzata in realtà virtuale, secondo lei per farne cosa?
R.
L'idea della realtà virtuale Anni 90 era di riuscire a mettere in contatto le persone in luoghi remoti e permettere loro di socializzare, e i social network in un certo modo fanno la stessa cosa. Penso che Facebook voglia utilizzare la tecnologia di domani, per continuare vendere il suo prodotto di maggiore valore: tu!
D. Io?
R. Noi siamo il prodotto che Facebook compra e vende. La realtà virtuale è solo un altro media, un'altra piattaforma, attraverso il quale può venderci e comprarci. Facebook mi scoraggia.
D. Perché?
R. Hai presente Kickstarter (sito web di crowdfunding per progetti creativi, ndr)? Quello è un bell'esempio di piattaforma: aiutare le persone a sviluppare i propri progetti personali in maniera indipendente.
D. Mostrare se stessi non è esprimere se stessi?
R. Esatto.
D. Un ricercatore spagnolo ha lanciato l'allarme: un giorno avremo tutto online e quando ci sarà un blackout si diffonderà il panico, teniamoci strette le nostre relazioni in carne e ossa...
R. Al di là di possibili blackout, più tempo passiamo nell'ambiente virtuale, più dovrebbe crescere il desiderio e l'apprezzamento per le interazioni fisiche, gli oggetti reali, la voglia di incontrare, di costruire, di cucinare.
D. Un ritorno alla materia?
R.
Proprio perché passiamo così tanto tempo online, dovremmo renderci conto di quello che offre il mondo reale. Come questo incontro faccia a faccia.
D. Quali sono le tecnologie che abbiamo sempre sognato e che saranno realtà?
R. So che sembra magico, ma potremo quasi spostare le cose con il pensiero. Abbiamo già tecnologie simili: ci sono persone immobilizzate nel letto che possono comandare un braccio robotico solo con gli impulsi elettrici del cervello.
D. Anche i limiti tra corpo e macchina si confonderanno?
R. Dove inizia il mio corpo e dove comincia la macchina? Non lo so. Ma ci potranno essere connessioni dello stesso tipo tra le persone. Dove inizia il mio pensiero e dove inizia il tuo, se condividiamo idee, informazioni, impulsi? Chi può dirlo?
D. Questa trasformazione sarà destinata a cambiare anche l'economia...
R. Sì, sensibilmente.
D. Il gap tecnologico diventerà la nuova frattura tra ricchi e poveri?
R. Finché la tecnologia diventa così economica così rapidamente, la differenza è destinata a colmarsi in fretta.
D. Come può un ragazzo o una ragazza di oggi prepararsi al futuro?
R. Cogliendo ogni opportunità di seguire la propria curiosità e di celebrare la meraviglia del mondo, la meraviglia della scienza, della tecnologia, della cultura. E riconoscendo ciò che sarebbe possibile, perché solo aprendo gli occhi sul possibile si può partecipare al cambiamento e al futuro del mondo.

1 Aprile Apr 2014 0730 01 aprile 2014
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