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12 Gennaio Gen 2018 1442 12 gennaio 2018

Pillola digitale e sanità tecnologica: a che punto siamo

Farmaci che comunicano con una patch indossata dal paziente. Che poi trasmette i dati allo smartphone. È l'ultima novità Usa. Ma in Italia non sfonda la rivoluzione 2.0 del Ssn. Che farebbe risparmiare 20 miliardi.

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Da anni ci sentiamo ripetere che il futuro della sanità passa dal digitale, anche se la strada è ancora in salita, soprattutto in Italia. Il mercato è in grande fermento e non mancano innovazioni e applicazioni di grande utilità. Arriva per esempio dagli Usa “Abilify MyCite”, una pillola digitale che comunica con una patch indossata dal paziente, un cerotto toracico dotato a sua volta di sensore.

UN DATABASE MEDICO. Questa patch trasmette i dati sui farmaci a un’applicazione smartphone che il paziente può caricare volontariamente in un database per il proprio medico o altre persone da lui autorizzate. La Food and Drug Amministration ha approvato l’utilizzo del farmaco sviluppato dall’azienda farmaceutica giapponese Otsuka Pharmaceutical in collaborazione con Proteus Digital Health, società californiana che si è occupata di progettare il sensore, grande quanto un granello di sabbia e fatto di rame e silicio.

Tramite bluetooth, la patch invia i dati allo smartphone.

In pratica, pochi minuti dopo l’ingerimento della pillola digitale arriva un segnale alla patch indossata. Tramite bluetooth, la patch invia tutte le informazioni, tipo l’ora e il dosaggio, alla app dello smartphone a essa collegata. La patch registra anche livelli di attività e di sonno del paziente, oltre che la sua frequenza cardiaca, ma deve essere sostituita ogni sette giorni.

MONITORAGGIO COSTANTE. A questa hanno accesso il medico del paziente e altre quattro persone a sua scelta. In sostanza la pillola offre un sistema di monitoraggio costante, perfetta per coloro che tendono a barare sull’assunzione dei farmaci da prendere oppure per quanti hanno difficoltà a seguire la terapia indicata dal medico. Si calcola che negli Stati Uniti queste mancanze costino alla sanità quasi 100 miliardi di dollari all’anno, a causa di giorni di terapia in più, medicine in più o di ricoveri indispensabili o di dimenticanze per assunzione dei farmaci.

A quanti di noi va bene essere individuati, schedati e classificati per ogni nostro gusto, hobby, azione e ora anche per l’assunzione di farmaci?

I dubbi principali sul suo utilizzo sono legati al fatto che il sistema serva per un farmaco atto a trattare la schizofrenia, quindi con pazienti difficili da seguire e che potrebbero non rispettare le istruzioni per farlo funzionare. La pillola verrà a breve sperimentata per altre patologie e solo allora si potrà capire realmente quanto questo sistema potrà essere utile.

PROBLEMI PER GLI ANZIANI? L’altro aspetto su cui riflettere è l’idea di “controllo” insita nella modalità di rilevazione dell’avvenuta ingestione che, proprio in alcuni pazienti psichiatrici, potrebbe sollevare dubbi e paranoie che potrebbero portare a un peggioramento delle condizioni. In effetti anche una persona anziana potrebbe risentirsene, pensando che sia venuta meno la fiducia dei parenti nei suoi confronti.

LIMITE ALLA NOSTRA LIBERTÀ. Inoltre il dibattito torna ancora sul fatto che siamo seguiti e monitorati da migliaia di app e altre tecnologie sparse sul territorio, e che questo è un limite alla nostra libertà. A quanti di noi va bene essere individuati, schedati e classificati per ogni nostro gusto, hobby, azione e ora anche per l’assunzione di farmaci?

Con cartelle e ricette elettroniche si potrebbe avere un risparmio del 10-15% della spesa sanitaria.

ANSA

Le tecnologie che favoriscono la trasformazione digitale, secondo quanto emerso in un recente convegno a Roma, eliminando burocrazia e buona parte della carta a vantaggio di cartelle e ricette elettroniche porterebbero a un risparmio del 10-15% della spesa sanitaria, pari a 20 miliardi, ovvero un punto del nostro Pil.

SOLO L'1,1% DELLA SPESA AL DIGITAL. Il nostro Paese finora ha dimostrato di non essere pienamente pronto al passaggio. Basti riflettere sul fatto che nel 2016 solo l’1,1% della spesa sanitaria è stato destinato alla digitalizzazione: 1,27 miliardi di euro, mentre l'anno precedente furono stanziati 1,34 miliardi.

QUANTI SPRECHI IN CURE SBAGLIATE. Secondo l’ultimo report sulla sanità e sulla spesa pubblica dei 27 Stati membri dell’Unione europea, telemedicina, digital health, monitoraggi e terapie personalizzate sembrano essere il nuovo “Eldorado” della salute mondiale. Se ne sono accorti non solo gli europei ma pure gli statunitensi: un quinto della spesa sanitaria se ne va in cure sbagliate o non necessarie.

L'Olanda con il suo programma di telemedicina per over 75 è riuscita a dimezzare in soli due anni le spese per i consulti, aumentando il benessere percepito

Personalizzare la cura, anche con l’introduzione delle pillole digitali, e quindi ridurre l'errore, significa far star meglio anche i bilanci. Lo sanno bene Finlandia o Danimarca, oppure l'Olanda, che con il suo programma di telemedicina per over 75 è riuscita a dimezzare in soli due anni le spese per i consulti e al contempo ad aumentare il senso di benessere percepito.

L'ITALIA È ANCORA IN RITARDO. Per gli europei i primi effetti importanti sono attesi già nel 2018, quando i loro dati sanitari diventeranno non solo sempre più elettronici ma anche sempre più senza frontiere, con l'adozione graduale della "cartella digitale europea". Il nostro Paese arriva poco puntuale all'appuntamento con il "cambiamento epocale".

LA SVOLTA DOVEVA ESSERCI NEL 2014. Con Danimarca e Svezia tra le più volonterose, e con la Francia che stando alle promesse di Macron sembra davvero aver capito l'importanza della partita, l'Italia invece ancora arranca. Il 2014 avrebbe dovuto essere l'anno della svolta, con la stesura del patto nostrano per la sanità digitale. Tre anni dopo, Bruxelles spinge l'acceleratore sul “Mercato unico digitale", ma da noi gli osservatori fanno i conti con un'occasione mancata.

La spesa informatica di Asl e ospedali si ridurrà del 10% rispetto al 2016: colpa della spending review.

Il 2017 ha visto finalmente in Italia il giro di boa della cosiddetta digitalizzazione pianificata, quella cioè relativa agli obiettivi definiti a livello centrale a partire dal 2012 e integrata successivamente con il “Piano crescita digitale”. Con un ultimo sforzo, è ragionevole prevedere che nel 2018 anche le ricette per prestazioni di medicina specialistica saranno (simil) dematerializzate, persistendo ancora la brutta abitudine della stampa del promemoria.

TROPPE FALLE E VULNERABILITÀ. Va peggio per le risorse delle Asl e degli ospedali e ancora troppe falle persistono sulla vulnerabilità dei sistemi. I dati dell’Osservatorio Netics annunciano una netta inversione di tendenza per il 2018: la spesa di Asl e ospedali per l’informatica dovrebbe ridursi del 10% rispetto al 2016, a causa della spending review e dalla centralizzazione degli acquisti in diverse Regioni.

Il 41,6% dei responsabili di information technology (It) intervistati segnala un’allarmante espansione di software non ufficiali da parte dei medici ospedalieri per comunicare dati clinici ai pazienti

La seconda ricerca Netics mette a fuoco il livello di vulnerabilità informatica del Servizio sanitario nazionale. Dai dati raccolti tra maggio e giugno 2017, il 41,6% dei responsabili di information technology (It) intervistati segnala un’allarmante espansione di software non ufficiali da parte dei medici ospedalieri per comunicare dati clinici ai pazienti e il 19,7% di Asl e ospedali non sarebbe in grado di ripristinare entro quattro ore i propri sistemi informativi in caso di cyber attack, un dato in lieve miglioramento rispetto al 2016.

INVESTIAMO LA METÀ DELLA MEDIA UE. Anche nel caso della sicurezza informatica, il nodo delle risorse resta quello principale. In media, nel 2016, solo il 4,3% del budget informatico di Asl e ospedali è stato dedicato alla sicurezza e protezione dei dati. Nel resto d’Europa la media è intorno al 9%. La partita è ancora lunga.

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