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ALGORITMI E DINTORNI
20 Marzo Mar 2018 1730 20 marzo 2018

Perché Facebook vale di più dopo lo scandalo Cambridge Analytica

Il titolo crolla in Borsa, ma la vicenda dell'utilizzo scorretto di 50 milioni di profili dimostra due cose. Il ruolo fondamentale dei social media e l’impellenza di tecnologie adeguate a esaltarne il valore strategico.

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Non tutto il male viene per nuocere. La recentissima vicenda che ha coinvolto l’utilizzo scorretto di almeno 50 milioni di profili Facebook, paradossalmente, potrebbe determinare evidenti e diffusi vantaggi. Innanzitutto per gli utenti di Facebook, la cui privacy deve essere necessariamente e rapidamente rafforzata. E - anche se alcuni analisti finanziari sostengono il contrario - anche per i possessori di azioni di Facebook e di altre aziende che gestiscono social network o sviluppano tecnologie di intelligenza artificiale.

CAMBIARE LA CULTURA DELLE PERSONE. Alla base di questo ragionamento due elementi: l’evidenza conclamata del ruolo fondamentale dei social media e l’impellenza di tecnologie adeguate a esaltarne appieno il valore strategico. Partiamo dal primo punto. «Se vuoi cambiare la politica, prima devi cambiare la cultura, perché la politica deriva dalla cultura delle persone. Dunque se vuoi condizionare la politica, innanzitutto cambia le persone». È questo il ragionamento (estremamente semplificato) alla base dell’approccio di Cambridge Analytica (la società che ha utilizzato i dati degli ignari utenti di Facebook).

Dati rubati a Facebook: l'attività di Cambridge Analytica ai raggi X

Cambridge Analytica è una azienda inglese nata nel 2003 come spin off dell'Scl Group, una società di comunicazione strategica e ricerca comportamentale fondata nel 1993 da Nigel Oakes e specializzata in analisi predittive.

È una sfida che si vince utilizzando armi culturali che devono mirare alla personalità dei votanti, così da poterne condizionare il voto. Si traduce nella capacità di creare per ogni votante un profilo in grado di identificarne (e aggiornare nel tempo) argomenti di interesse, opinioni, emozioni. In seguito si inseriscono in Rete adeguati stimoli che siano facilmente rintracciabili dai singoli profili. Siti internet, blog post, commenti che con il tempo puntano a modificare la personalità, dunque la cultura, di ogni utente del social network.

MODELLO PERSUASIVO DA APPLICARE. Provate a immaginare ora di applicare lo stesso “modello persuasivo” con l’obiettivo di condizionare una tipologia di acquisto, uno stile di vita, il modo di godere il proprio tempo libero, eccetera. Ora veniamo al secondo punto, ossia la ragione per cui la vicenda Cambridge Analytica può essere letta anche come una pubblicità per le aziende che producono intelligenza artificiale.

Esistono altre reti sociali in giro per il mondo, a noi meno note, ma ben popolate. Per esempio Weibo, un ibrido cinese di Twitter e Facebook

I soli utenti attivi di Facebook superano oramai i 2 miliardi e sono in continua crescita. Ma esistono anche altre reti sociali in giro per il mondo, probabilmente a noi meno note, ma comunque ben popolate. Per esempio Weibo, un ibrido cinese di Twitter e Facebook che conta oltre 370 milioni di utenti attivi. Usati cioè da una moltitudine di utenti che producono contenuti, esprimono i propri like, visitano pagine web, condividono commenti.

SOCIAL NETWORK SEMPRE PROTAGONISTI. Una quantità di informazioni impossibile da gestire manualmente e che possono essere trattate, comprese e correlate adeguatamente solo con il supporto di avanzati algoritmi di machine learning e cognitive computing. Tecnologie di intelligenza artificiale che naturalmente vedono anche Facebook e gli altri social network giocare un ruolo da protagonisti.

IN OGNI CASO SERVE USARE LA LEGALITÀ. In conclusione: non è facile prevedere il tipo di influenza che potrà veramente derivare dall’elaborazione delle informazioni, che troppo spesso regaliamo ai social network, effettuata con le tecnologie di intelligenza artificiale. Ma è comunque certo che sussurrare questi dati alle orecchie di ogni votante (o acquirente) è metodo molto più efficace che organizzare un comizio in piazza o una pubblicità televisiva. Purché lo si faccia in modo mirato e puntuale. Ma soprattutto, e in ogni caso, legale.

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