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Scienza e Tech
1 Maggio Mag 2018 1500 01 maggio 2018

Parassiti da film horror: i funghi più spietati in natura

Formiche in lenta agonia. Topi spinti al "suicidio" verso i gatti. Grilli fatti annegare. Larve nelle vespe. Lumache rese cieche. Sono gli effetti peggiori dei vermi che prendono possesso dei corpi degli animali.

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Non si tratta di virus in grado di trasformare gli esseri umani in zombie affamati di carne: quelli, per il momento, restano confinati nella letteratura horror di George A. Romero e di Robert Kirkman, ma anche Madre natura ha ideato alcuni parassiti che, oltre a divorare il proprio ospite dall'interno, riescono a prenderne il controllo per poi manovrarlo come un burattino. Ecco una accurata rassegna.

1. Il fungo che spinge le formiche ad altezze vertiginose: luce solare e lenta agonia

Il più spaventoso e famoso è senz'altro l'Ophiocordyceps unilateralis, un fungo che attacca piccoli insetti, prevalentemente formiche, e ne infesta ogni parte del corpo, prendendo in meno di 10 giorni il sopravvento sul proprio ospite, destinato a una lenta agonia. Dato che il parassita, per completare il proprio ciclo vitale, ha bisogno della luce diretta dei raggi solari, spinge le formiche a dirigersi in punti elevati dai quali, in un secondo momento, quando sarà maturo e apparirà sul corpo dell'animale (con tanto di caratteristico cappello), riuscirà più agevolmente a spargere le sue spore sull'intera colonia.

ANIMALE COSCIENTE FINO ALLA MORTE? Al momento gli scienziati sono convinti che l'Ophiocordyceps unilateralis agisca sul cervello della formica ma, secondo un recentissimo studio di Maridel A. Fredericksen pubblicato sul numero di novembre 2017 della rivista statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (Pnas), il fungo in realtà prenderebbe il controllo solo dei muscoli dell'animale, che resterebbe dunque cosciente fino alla morte.

2. La Toxoplasmosi porta i topi alla ricerca dei gatti: un suicidio senza resistenza

Anche il noto parassita della Toxoplasmosi inibisce alcuni degli istinti primordiali del proprio ospite. Infatti, dato che spesso infesta il corpo dei ratti ma ha bisogno di essere trasmesso ai gatti per completare il proprio ciclo vitale (è nel loro intestino che inizia la riproduzione sessuata), il Toxoplasma gondii porta il topo a compiere azioni suicide come, per esempio, cercare il suo predatore naturale tramite le tracce olfattive lasciate dalla sua urina per poi fare in modo che il roditore si lasci catturare senza nemmeno opporre il minimo tentativo di fuga.

PUÒ INFESTARE ANCHE IL CORPO UMANO. In questo modo il gatto, mangiando il topo, assimila anche il parassita divenendone a sua volta l'ennesima, inconsapevole, vittima. Com'è noto, il Toxoplasma gondii è in grado di infestare anche il corpo umano: si stima persino che circa la metà della popolazione mondiale sia infettata da Toxoplasmosi, ma risulti asintomatica.

3. I vermi acquatici del cervello: inducono l'ospite all'annegamento

Un altro essere in grado di “zombificare” le proprie vittime appartiene alla famiglia dei Nematorfi. Si tratta di vermi d'acqua dolce capaci di superare il metro di lunghezza, ma dalla circonferenza irrisoria, di pochi millimetri. Più simili a filamenti che ad animali, i Nematorfi adulti vivono e proliferano nei laghi e negli stagni mentre le loro larve hanno bisogno di infestare un ospite per raggiungere la maturità sessuale.

SONO TRA I PIÙ ANTICHI DEL PIANETA. Questi parassiti sono tra i più antichi apparsi sul pianeta: sono stati rinvenuti fossili risalenti al periodo Cambriano inferiore (circa 520 milioni di anni fa) e la loro strategia è talmente vincente che non hanno mai avvertito l'esigenza di mutare il modus operandi. Dotati di una proboscide uncinata che utilizzano per aggrapparsi all'ospite e farsi largo nel suo corpo, passano un primo periodo in uno stato di apparente quiescenza durante il quale si limitano ad assorbire i liquidi dell'animale che infestano (solitamente grilli, mantidi e cavallette).

SOPRAVVIVONO SOLO NELLE POZZE. Una volta sazi, si attivano e spingono il malcapitato a tuffarsi in acqua. I Nematorfi possono sopravvivere solo nelle pozze e morirebbero all'asciutto, dunque inducono l'ospite, ormai divorato dall'interno e quasi privo di energie, a un ultimo, drammatico, balzo verso la morte. Quindi irrompono dal corpo dell'animale, che rimane inerme come l'esuvia vuota di una cicala.

4. La divinità della violenza egizia rivive in una vespa: la larva di Euderus Set

Recentemente gli scienziati hanno scoperto che anche la larva della vespa Euderus manipola il cervello dell'ospite facendogli compiere azioni talmente brutali che il parassita è stato soprannominato Set, come il dio egizio della violenza. La larva di Euderus Set esce da uova deposte all'interno delle querce dentro le quali ha modo di crescere in tutta sicurezza. Inoculata nelle profondità del tronco dalla madre, non sarebbe però in grado di uscirvi da sola, perciò penetra all'interno di altre larve di vespa che condividono il medesimo ciclo vitale: la Bassettia Pallida.

VOLANO VIA DAL CRANIO. In questo modo, oltre a nutrirsi del suo ospite, le sfrutta come taxi, lasciandosi dare un passaggio fino al lato esterno della corteccia. Lì, la larva di Euderus Set costringe però la Bassettia Pallida a praticare un foro verso la libertà appena sufficiente per la sua testa: in questo modo il corpo dell'ospite resta incastrato e la larva parassita ha modo di sfruttare la prigionia indotta per continuare la sua evoluzione, fino a volare via dal cranio dell'animale al momento più adatto.

MATRIOSCHE DI PARASSITISMO. Come fa notare Kelly L. Weinersmith, la parassitologa della Rice University autrice di uno studio pubblicato sul Proceedings of the Royal Society B., in questo caso si tratta di un triplice caso di parassitismo, perché l'Euderus Set infesta una larva che infesta a sua volta una quercia: un machiavellico esempio di matriosche che solo la natura poteva mettere a punto.

5. Cieche e in preda agli uccelli: la fine delle lumache col Leucochloridium paradoxum

C'è poi un parassita che si riproduce nel corpo dei passeri e sfrutta le lumache per arrivarci. È il Leucochloridium paradoxum che, dopo essersi nutrito delle interiora della chiocciola, si trasferisce all'esterno e, in particolare, sulle sue “antenne”, vale a dire lungo i suoi tentacoli oculari. Il parassita assume colorazioni e fattezze tali da rendere l'estremità anteriore della lumaca simile a un grasso, appetitoso, bruco. Per essere certo di attrarre gli uccelli, inizia persino a pulsare.

UN CALVARIO INFERNALE. La lumaca, completamente cieca, non riesce più a ritrarre le antenne ed è spinta a vagare in zone prive di ripari. È persino stato osservato che, siccome il Leucochloridium paradoxum di norma infesta il tentacolo oculare sinistro dell'ospite, spesso solo quella parte viene strappata dal passero. Dato che il corpo della lumaca è in grado di rigenerarsi, alla crescita della nuova “antenna” un altro parassita è pronto a prenderne il controllo costringendo il proprio ospite a un calvario infernale che terminerà solo quando sarà divorato per intero o straziato dalle beccate degli uccelli.

CICLO BRUTALE CHE SI RIPRODUCE. Quindi il Leucochloridium paradoxum si riprodurrà nell'intestino dei volatili e spargerà le sue uova assieme alle feci dell'animale che, venendo divorate dalle chiocciole, garantiranno al verme la prosecuzione del suo brutale ciclo vitale.

6. Il canto della morte: così vengono sterminate le raganelle

Infine, un ultimo esempio di parassita capace di tramutare le proprie vittime in morti viventi è il Batrachochytrium dendrobatidis, un fungo che colpisce soprattutto le raganelle giapponesi.

DECIMATE INTERE COLONIE. Il Batrachochytrium dendrobatidis spinge l'ospite a cantare di continuo, fino alla morte: in questo modo la raganella attira a sé altri esemplari della sua specie e il fungo può agevolmente passare da un organismo all'altro, riuscendo a decimare intere colonie nel giro di poche settimane.

STESSI STRATAGEMMI DEI VIRUS. Come si è visto, le strategie di sopravvivenza elaborate nel corso dei millenni da alcune specie animali superano il canovaccio di qualsiasi film dell'orrore. Se ci pensiamo, del resto, anche molte malattie comuni come raffreddore e influenza prendono spesso il sopravvento sulle nostre azioni: colpi di tosse e starnuti non sono altro che stratagemmi utilizzati dai virus per spostarsi rapidamente da un ospite all'altro diffondendo il contagio. Come si diceva, non siamo ancora agli zombie ma, dopo questa rassegna, non si vedranno più i film sui morti viventi con la stessa leggerezza.

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