GDPR Whitepaper
25 Maggio Mag 2018 2056 25 maggio 2018

Ue, la falsa partenza delle norme sulla privacy

Vari siti Usa offline in Europa. Arrivano anche i primi ricorsi. Bruxelles si dice pronta a procedure di infrazione.

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Nonostante mesi di battage e un dibattito internazionale sulla protezione dei dati personali innescato dal caso Facebook-Cambridge Analytica, è falsa partenza per il nuovo Regolamento europeo sulla privacy. Sono arrivati i primi ricorsi e l'Ue si dice pronta alle procedure di infrazione, se necessario. Mentre nel 'Day one' della normativa i siti di diverse aziende statunitensi risultano offline in Europa. E un fiume di mail sta invadendo le caselle di posta elettronica dei 500 milioni di utenti europei, chiedendo il consenso al trattamento dei dati personali. Un'occasione ghiotta per gli hacker di rubare informazioni con il 'phishing'.

MULTE FINO AL 4% DEL FATTURATO. La nuova normativa europea (Gdpr, General data protection regulation) prevede, tra le altre cose, una stretta sull'uso dei dati personali, la revoca del consenso all'utilizzo e più tutele per i minori. Per le violazioni sono previste multe fino al 4% del fatturato delle aziende. «Monitoreremo da vicino l'applicazione del regolamento e prenderemo azioni appropriate se necessario, incluso il ricorso a procedure d'infrazione», dichiara la Commissaria Ue alla Giustizia Vera Jourova. «Abbiamo già ricevuto i primi ricorsi sulle modalità di consenso e iniziato a controllare i file. Non è la fine di un percorso ma solo l'inizio», spiega Andrea Jelinek, il super garante Ue che d'ora in poi sorveglierà sull'applicazione del Gdpr in Europa.

NESSUNA COMPENSAZIONE PER LA VICENDA CAMBRIDGE. E annuncia che in Austria c'è già «un primo caso su Facebook in relazione al consenso al trattamento dei dati personali, un caso nuovo che non ha niente a che vedere con Cambridge Analytica». E quello di Max Schrems che già in passato aveva già intentato una causa a Facebook. A proposito della vicenda Cambridge, i garanti Ue hanno puntualizzato che per il social network di Mark Zuckerberg non è prevista una «compensazione per gli utenti» i cui dati personali siano stati violati (come vuole il Gdpr) visto che la normativa «non era in vigore al momento in cui è avvenuta la violazione». I garanti Ue al momento non sono in contatto con i siti d'informazione statunitensi offline in Europa.

OFFLINE MOLTI SITI USA. «Purtroppo il nostro sito non è attualmente disponibile nella maggior parte dei paesi europei, ci impegneremo ad esaminare le opzioni che supportano la nostra gamma completa di offerte digitali per il mercato Ue»: è l'avviso che appare sul Los Angeles Times e su altri grandi portali d'informazione come New York Daily News e Chicago Tribune. Un rischio già ventilato giorni fa dalla Jourova che aveva parlato di Paesi «molto in ritardo». Intanto in questi giorni è corsa delle aziende per l'adeguamento alla normativa e le caselle di posta elettronica degli utenti europei sono intasate di mail che chiedono il consenso al trattamento dei dati personali. «Di fatto le aziende stanno mandando agli utenti un aggiornamento all'informativa come previsto dall'articolo 13 del Gdpr. In realtà qualcuno chiede anche il consenso ad infilare altro, come le offerte commerciali», ammonisce Ernesto Belisario, esperto di diritto delle tecnologie.

IL RISCHIO PHISHING. Oltre al mail marketing, la posta nasconde anche il rischio 'phishing', come segnala la società di sicurezza Kaspersky. Negli ultimi mesi dalla fine dello scorso anno ha registrato un gran numero di mail di spam legate in un modo o nell'altro al Gdpr. «Si tratta», sottolinea, «di spam legato a inviti a seminari, workshop a pagamento, in cui si promette di spiegare i pro e i contro del nuovo regolamento». E ci sono anche offerte sospette per installare un software a pagamento che fornisce tutto il necessario per rispettare le nuove regole. Poche settimane fa una truffa di phishing correlata al Gdpr è stata scoperta dai ricercatori di Redscan, un'altra società di sicurezza informatica: tentava di rubare dati con mail che affermavano di provenire da Airbnb.

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