Biodiversità Animali Ecosistema
Scienza e Tech
9 Giugno Giu 2018 1500 09 giugno 2018

Perché la biodiversità di flora e fauna è sempre più a rischio

Consumo del suolo, inquinamento, cambiamento climatico, sfruttamento intensivo delle risorse: la ricchezza di specie animali e vegetali è in pericolo. Con danni per l'ecosistema. In Italia e non solo. I dati.

  • ...

Biodiversità sempre più a rischio, e non solo in Italia. A distanza di più di 20 anni dalla Convenzione sulla diversità biologica del 1992 in difesa di flora e fauna, la ricchezza delle specie animali e vegetali risulta rimessa in gioco, con conseguente pesanti per l’equilibrio dell’intero pianeta. L'allarme è arrivato dal World Economic Forum, che non ha mancato di indicare la perdita di biodiversità nel Rapporto sui rischi globali 2018.

PIÙ DI UN TERZO DEGLI HABITAT IN PERICOLO. Consumo massiccio del suolo, inquinamento, cambiamento climatico, sfruttamento intensivo delle risorse, inclusione di specie aliene e invasive sono fra i fattori che stanno mettendo a repentaglio l’ecosistema, con più di un terzo degli habitat terrestri - secondo dati recenti dell’Uicn (Unione internazionale per la conservazione della natura) - in pericolo.

AREE PROTETTE SOTTO PESANTE STRESS. Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Science, e frutto della collaborazione fra Università del Queensland, Wildlife Conservation Society (Wcs) e University of Northern British Columbia, ha sottolineato come un terzo delle aree protette del mondo - pari a circa 6 milioni di chilometri quadrati - subirebbe un pesante stress per cause antropiche.

Solo in Europa il 42% delle specie di terra sono diminuite negli ultimi 10 anni e gli obiettivi dell'Ue sono lontani dall'essere raggiunti

Se circa il 15% delle terre emerse corrisponde ad aree protette, infatti, il 32,8% di queste - secondo quanto riportato dagli autori della ricerca - risulta molto degradato. La conferma di quanto la situazione sia preoccupante arriva anche dal report sulla biodiversità redatto da più di 550 esperti internazionali del settore, provenienti dai governi e del mondo accademico da oltre 100 parti del mondo.

SI CERCA DI STOPPARE IL TREND ENTRO IL 2020. Considerando la sola Europa, il 42% delle specie di terra sarebbero diminuite negli ultimi 10 anni. Per il Vecchio Continente l’obiettivo promosso dall’Unione europea di far cessare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell’Ue entro il 2020, e ripristinarli per quanto possibile, risulta ancora lontano.

SALVATA METÀ DELLE SPECIE DI UCCELLI IN UE. Tanto che - dati dell’ultimo rapporto sullo Stato della natura in Europa, pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente - il 60% di specie protette e il 77% di tipi di habitat sono reputati in uno stato di conservazione non favorevole. Fra i risultati raggiunti spicca il dato sulla metà delle specie di uccelli nell’Ue, considerata non più a rischio d’estinzione.

Coccinelle assassine e altre stranezze: la natura che sorprende

E anche l'ospite di Roma InConTra "illumina" il mondo che ci circonda. Ascoltare Accinelli, bolognese pacato e sorridente, è un vero piacere, perché è uno di quelli capaci di dire cose complesse in modo semplice, un'attitudine alimentata sulla cattedra del Liceo Manzoni di Bologna, o sulle frequenze di Radio Deejay, dove è ospite fisso della trasmissione di Fabio Volo.

Ecosistemi e habitat: in Europa il 30% circa del territorio è molto frammentato

In generale gli ecosistemi non sembrano però godere di buona salute, tale da garantire habitat idonei alle specie: dai dati Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) - attualmente in Europa risulta che il 30% circa del territorio, per esempio, è molto frammentato.

RIDUZIONE DEGLI "SPAZI ECOLOGICI". Non solo. Secondo un’analisi nata da una collaborazione tra Università di Bologna e Università di Bayreuth (Germania) e pubblicata su Scientific Reports, che ha messo sotto osservazione le più importanti aree naturali e parchi nazionali europei per la protezione delle specie di interesse conservazionistico (considerando i dati di 1.303 specie entro 432 parchi europei), si è visto quanto la riduzione dello spazio a disposizione dei processi ecologici naturali sia attualmente un fattore di forte rischio per la biodiversità.

«VALORE DA DARE ALLE SINGOLE AREE». Alessandro Chiarucci, professore dell’Università di Bologna che ha coordinato lo studio, ha dichiarato: «Riuscire a dare un valore di importanza alle singole aree per la conservazione della biodiversità rappresenta un passo fondamentale per implementare le possibilità di conservazione della biodiversità sul lungo termine».

In Italia, Paese fra i più ricchi di biodiversità, si stima più o meno una perdita di specie pari allo 0,5% del totale ogni anno

A fare il punto sullo stato della varietà delle specie viventi non poteva mancare neppure Legambiante, che con l’ultimo rapporto “Biodiversità a rischio 2018” ha tracciato un quadro preciso dell’attuale biodiversità animale e vegetale. Secondo il dossier, in Italia - Paese fra i più ricchi di biodiversità, con circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa - si stima più o meno una perdita di specie pari allo 0,5% del totale ogni anno.

METÀ SPECIE ITALIANE A RISCHIO ESTINZIONE. Questo in presenza di un consumo del suolo che è arrivato a pesare su più di 20 mila chilometri quadrati del territorio italiano. Nel nostro Paese la biodiversità è dunque fortemente in crisi: 596 delle specie valutate sono a rischio di estinzione, pari a più di un quinto del totale. Preoccupazione - dal dossier Legambiente - anche per quasi un terzo degli habitat marini del bacino Mediterraneo, che risulterebbe a rischio di crollo (32%, 15 habitat).

Clima, nel Mediterraneo metà delle specie a rischio

Entro la fine del secolo il Mediterraneo rischia di perdere la metà delle specie che lo popolano, se nel mondo non si ridurranno le emissioni di anidride carbonica. STUDIO SU 80 MILA SPECIE VEGETALI E ANIMALI.

Biodiversità, mancano protocolli per analizzare l’inquinamento da rifiuti marini

Inoltre circa 180 specie marine mediterranee sarebbero sottoposte allo stress dei rifiuti marini, soprattutto della plastica, e dagli sversamenti petroliferi, che inquinano l’acqua. Cosa ancor più grave è la mancanza di protocolli accettati e condivisi per analizzare l’inquinamento da rifiuti marini. Nonostante gli ingenti danni economici che tutto questo evidentemente finisce per comportare.

RISORSE, LEGAMBIENTE CHIEDE TRASPARENZA. Per l’intera Unione europea, per esempio, la questione rifiuti arriva a pesare sulle sue casse per 476,8 milioni di euro l’anno. Rispetto all’intera gestione delle risorse economiche in difesa della biodiversità, Legambiente chiede più trasparenza. Essenzialmente, si legge nel dossier, «serve che ci sia non solo una adeguata assegnazione dei fondi per la gestione di Natura 2000 (rete di aree naturali protette istituite in applicazione della Direttiva Habitat, ndr), ma anche un attento monitoraggio dell’uso dei fondi dell’attuale programmazione per conoscere cosa hanno effettivamente finanziato e individuare i problemi che ne hanno impedito un uso efficace».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso