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Scienza e Tech
15 Giugno Giu 2018 1708 15 giugno 2018

Robert Neller, ossia l'impotenza dei Marines contro i cyber attacchi

Dopo una lunga carriera a combattere in molti dei recenti conflitti, si trova a fronteggiare un nemico nuovo. Senza regole d'ingaggio né armi efficaci. Le sue parole alla conferenza Nato di Tallinn.

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Tutta la platea ha ascoltato, in religioso silenzio, ogni minuto del suo intervento. Magnetizzata dallo speaker e dal messaggio che ha trasmesso. Robert Neller, infatti, sembra un personaggio uscito da un film di Hollywood. Sessantacinque anni magnificamente portati, quattro abbaglianti stelle in bella vista sulla sua divisa di generale del Corpo dei Marines, l’immancabile sergente maggiore al seguito, un eloquio capace di trasmettere grande empatia anche in presenza di centinaia di persone. Il generale Robert B. Neller è il 37esimo comandante del Corpo dei marines degli Stati Uniti e, dopo una lunga carriera a combattere in molti dei recenti conflitti mondiali, si trova ora a fronteggiare un nemico completamente nuovo.

L'INTERVENTO AL CYCON 2018. Esordisce nel suo intervento al Cycon 2018 (la più importante conferenza sul cyber, organizzata a Tallinn dalla Nato) con una sincera ammissione: «Non sono un nativo digitale. Mi sento come un Klingon (una specie di extraterrestre umanoide dell'universo fantascientifico di Star Trek, ndr) a un’Assemblea Federale». La “sorgente di forza” che lui ora deve difendere è il network, e il nemico sono gli hacker. Ciò che preoccupa Neller non è tanto la scarsissima utilità che fucili e bombe possono giocare in un conflitto cyber, quanto piuttosto la mancanza di regole di ingaggio, di un approccio consistente e comprensibile che rende i Marines (e non solo) incapaci di reagire efficacemente.

«PIÙ DOMANDE CHE RISPOSTE». «Fino ad ora», continua il Comandante dei Marines, «era tutto molto chiaro. Se uno mi sparava, io gli sparavo, naturalmente dopo aver valutato alcune situazioni oggettive (alternative alla reazione, proporzionalità della minaccia, danni collaterali, ecc.)». Ora è tutto diverso. L’attacco cyber rimbalza su più server, fisicamente collocati in paesi diversi. E quando, con tanta fatica, si riesce ad attribuire il cyber attack a un nemico, la capacità di reazione rimane un affare decisamente complesso. In che modo le leggi della guerra si applicano al cyber? Come ammette il Generale Neller, «in questo momento ho più domande che risposte». Ma non deve temere di essere l’unico perché, secondo chi vi scrive, si trova in buona compagnia. Nel frattempo, come ha sempre fatto, il Generale Robert B. Neller «prega per la pace e si prepara per la guerra». Anche per quella cyber.

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