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21 Giugno Giu 2018 1630 21 giugno 2018

Il vinile compie 70 anni: cosa c'è dietro la nuova vita degli Lp

Il 21 giugno 1948 la Columbia Records presentava un disco da 12 pollici di diametro. Poi entrato nella storia. Dal calo degli Anni 80 all'ultima ondata di vendite: cronaca di una seconda giovinezza.

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Musica liquida, ascolto in streaming, vendita di un servizio piuttosto che di un supporto fisico. iPod, YouTube e social media. Ascolto in mobilità, playlist personalizzate, vastissima disponibilità di brani in rete, condivisione di file con gli amici. E, per giunta, la possibilità - da autodidatti - di campionare suoni e fare gli apprendisti stregoni di melodie via pc. Negli ultimi anni ciascun appassionato di musica – rock, classica, pop o indie che sia – ha fatto esperienza di un rapporto diverso con il suono, oggetto di una fruizione de-materializzata e dislocata, con centinaia di brani ascoltati in maniera randomica. Più o meno fedeli al piacere garantito dalla serendipità permessa dalla musica digitale, consumata ovunque e in qualsiasi momento. Eppure, oggi che il vecchio, caro vinile compie 70 anni, è festa grande per giovani e meno giovani. E non pare trattarsi di pura e semplice retromania, in voga più che altro negli ambienti hipster.

UNA SECONDA GIOVINEZZA. La “terza età” del vinile, innanzitutto, merita rispetto: sono 70 anni esatti, infatti, da quando la Columbia Records – il 21 giugno 1948 - presentò per la prima volta al pubblico un disco in vinile da 12 pollici di diametro, con una capacità di ospitare 22 minuti di musica per lato, rimpiazzando – per qualità e durata, in appena 100 grammi di peso - i precedenti 78 giri in gommalacca. E poi ci sono i dati di vendita del 2017, come segnalato da Nielsen Music, che confermano la seconda giovinezza del “vecchio” long playing: 14,3 milioni di copie vendute. Questo, nello stesso anno in cui, peraltro, gli abbonamenti a Spotify ed Apple Music sono lievitati di più del 60%, trend che non sembra peraltro arrestarsi. E allora: sarà l’aura romantica dei vecchi giradischi, anche ottimi pezzi d’arredamento dal fascino retrò; sarà il bisogno condiviso di “toccare” la musica che sta contagiando anche le generazioni native digitali; oppure la garanzia di un ascolto più attento quanto imperfetto, più “caldo” e “rotondo”, impreziosito da quegli inevitabili fruscii che accompagnano la trasformazione del movimento in corrente elettrica. Oppure semplicemente una nuova passione collezionistica.

Fatto sta che l’ellepì, alias long playing microgroove record (disco a microsolco di lunga durata), sta seducendo (o ri-seducendo) milioni di ascoltatori, riscattando quel periodo di vacche magre vissuto negli Anni 80. Quando il Cd o disco ottico portò in ogni casa la modernità di un supporto che non chiedeva particolare manutenzione: né la necessità di pulire ogni volta lo stilo della testina di lettura del giradischi; e neppure l’inconveniente fastidioso di soffiare via la polvere dal disco prima di piazzarlo sul rispettivo piatto. Vero è però che la brillante “carriera” dell’Lp, spinta inizialmente grazie soprattutto al rock, ad Elvis e ai Beatles, non è stata mai del tutto accantonata, pure se – complice il trionfo del Cd - negli anni fu fortemente ridimensionata. Il picco di vendite del vinile nel mondo, nel 1981: 1,1 miliardi di album acquistati, secondo la International Federation of the Phonographic Industry. Appena l’anno successivo, però, con l’irrompere sulla scena del primo disco ottico per uso commerciale, prodotto in una fabbrica della Philips ad Hannover, in Germania, il principio del declino.

UN FENOMENO TRASVERSALE. Soltanto nel 1989 le vendite del 33 giri nel mondo erano state più che dimezzate. Oggi, senza troppo stupore, ecco dunque ritornare sulla piazza gli antichi vinilifici; ecco alcuni artisti mettersi in gioco con il vecchio formato (vedi l’Ultra Lp di Jack White o i vinili speciali dei Sigur Rós, per esempio); ecco alcune etichette mostrarsi particolarmente attive sul fronte delle ristampe classiche come Speakers Corner. Ecco persino la Boston Public Library stringere di recente una collaborazione con la biblioteca digitale no profit Internet Archive per mettere online il suo vastissimo archivio musicale fatto da 200 mila dischi in vinile, in un ricco percorso di ascolto che va dal pop al rock passando per il jazz. Ed ecco infine RokBlok, un piccolo blocco di legno portatile con altoparlante incorporato e con in dotazione l’irrinunciabile puntina produci-suono a tentare di coniugare il consumo friendly e tascabile a cui ci ha abituato il digitale con il fascino retrò del vinile.

UN FORUM TRA PASSATO E FUTURO. In questo caso, peraltro, la piastra non è neppure necessaria: RokBlok pensa infatti da solo a girare e girare e rigirare sopra il disco, posto in qualsiasi superficie, producendo il suono. La qualità della musica che ne viene fuori è naturalmente tutta da discutere, ma tant’è. Di questo, se ne può parlare, volendo, su uno dei più grandi forum di audiofili del mondo, hydrogenaud.io, dove i 70 anni del vinile possono anche essere degnamente festeggiati discutendo con “chi se ne intende” del passato, del presente e, a quanto pare, anche del futuro del vecchio e caro 33 giri.

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