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5 Luglio Lug 2018 1137 05 luglio 2018

Ambiente, quali sono le aree costiere italiane a rischio inondazione

Le nuove stime dell'Enea. Dall'Abruzzo alla Puglia, dalla Sicilia alla Sardegna fino alla Toscana: decine di chilometri quadrati di territorio potrebbero venire sommersi dal mare entro la fine del secolo.

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Sette nuove aree costiere italiane sono a rischio inondazione per l'innalzamento del Mar Mediterraneo: dall'Abruzzo alla Puglia, dalla Sicilia alla Sardegna fino alla Toscana. Le ultime stime dell'Enea, basate su nuove misurazioni, prevedono la possibile perdita di decine di chilometri quadrati di territorio entro la fine del secolo.

Le sette nuove aree a rischio sono quelle di Pescara, Martinsicuro (Teramo e la foce del Tronto), Fossacesia (Chieti), Lesina (Foggia), Granelli (Siracusa), Valledoria (Sassari) e Marina di Campo sull’Isola d’Elba; le altre, già individuate in precedenza, sono la zona compresa tra Trieste, Venezia e Ravenna, il golfo di Taranto, Oristano e Cagliari; ma anche la Versilia in Toscana, Fiumicino e Fondi nel Lazio e la zona dell’Agro pontino, mentre in Campania il rischio riguarda la piana del Sele e il Volturno, in Sicilia l'area di Catania e le Isole Eolie.

In Europa un terzo della popolazione abita entro 50 km dalla costa

Il livello del mare, com'è noto, non è immutabile ma cambia nel tempo. È influenzato dai movimenti tettonici, dalle caratteristiche del territorio e soprattutto dai cambiamenti climatici. A causa del riscaldamento globale molte aree costiere sono oggi a rischio allagamento e sempre più persone rischiano di dover lasciare la propria casa, diventando migranti climatici. Negli Stati Uniti sono circa 25 milioni gli abitanti che vivono in territori vulnerabili alle inondazioni, mentre in Europa un terzo della popolazione abita entro 50 km dalla costa (leggi anche: Maltempo, tromba d'aria nel Milanese e il Seveso esonda).

I ricercatori dell'Enea, in collaborazione con il Mit di Boston, stanno lavorando all'elaborazione di un nuovo modello climatico che integra dati oceanografici, geologici e geofisici per previsioni molto dettagliate e a breve termine d'innalzamento del Mar Mediterraneo.

Fabrizio Antonioli, geomorfologo dell'Enea, spiega: «Negli ultimi 200 anni il livello medio degli oceani è aumentato a ritmi più rapidi rispetto agli ultimi 3 mila anni, con un’accelerazione allarmante pari a 3,4 mm l’anno solo negli ultimi due decenni. Senza un drastico cambio di rotta nelle emissioni dei gas serra, l’aumento atteso del livello del mare entro il 2100 modificherà irreversibilmente la morfologia attuale del territorio italiano, con una previsione di allagamento fino a 5.500 km quadrati di pianura costiera, dove si concentra oltre la metà della popolazione italiana».

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