Ghiacci Antartide Riscaldamento Globale
Scienza e Tech
8 Luglio Lug 2018 0900 08 luglio 2018

Scioglimento dei ghiacci in Antartide: studi, proiezioni e soluzioni

In Antartide perse 3 mila miliardi di tonnellate in 25 anni. E una nuova ricerca, a cui ha preso parte l'italiano Spada, svela gli scenari futuri: «Alcuni processi irreversibili. Ma bisogna ridurre le emissioni di Co2». I dati.

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In 25 anni a causa dei cambiamenti climatici 3 mila miliardi di tonnellate di ghiaccio in Antartide si sono persi. È quanto emerso dallo studio scientifico “Mass balance of the Antarctic Ice Sheet from 1992 to 2017” pubblicato sulla rivista Nature e frutto del lavoro di un team internazionale formato da 84 ricercatori provenienti da 44 istituti diversi.

TEMPERATURE IN AUMENTO. In Antartide, come in altri luoghi del mondo, le temperature stanno progressivamente aumentando a causa del global warming, il riscaldamento globale. La conseguenza è un graduale scioglimento dei ghiacci e dunque un innalzamento del livello marino. Se tutti i ghiacci dell’Antartide si sciogliessero - complice la crescita della temperatura degli oceani e di quella in generale del Pianeta - il livello dei mari salirebbero, in media, di circa 58 metri su scala globale.

MONITORAGGIO MIGLIORATO. Il ghiaccio della calotta antartica costituisce dunque un indicatore molto importante dei cambiamenti globali in atto. Comprendere la sua evoluzione però non è facile, data la vastità del territorio e le difficili condizioni climatiche. Col tempo, tuttavia, è aumentata anche la capacità degli scienziati di monitorare queste regioni remote: rispetto al passato si scoprono cose nuove a un ritmo accelerato.

Lo studio su Nature è il più attendibile fra quelli sinora svolti perché integra la più vasta mole di osservazioni e mette assieme le migliori competenze scientifiche

Il professor Giorgio Spada

Analizzati i dati da cinque consecutive missioni satellitari dal 1992 al 2017

La ricerca apparsa su Nature - frutto della collaborazione fra gruppi di ricerca iniziata nel 2012 (Imbie) con il supporto dell’Esa (European space agencies) e della Nasa (National aeronautics and space administration) e condotta in un contesto più fisico che geologico - ha analizzato i dati da cinque consecutive missioni satellitari per ottenere le variazioni lungo un periodo di 25 anni, dal 1992 al 2017, più lungo dunque rispetto alle indagini tentate fino a questo momento. Si è partiti dal 1992 perché è solo da quel momento che sono disponibili dati di sufficiente quantità e qualità.

SIMULAZIONI MATEMATICHE. Giorgio Spada, docente di Fisica della Terra dell'Università di Urbino, è uno degli 84 ricercatori che hanno preso parte a questa avventura scientifica. «Il mio ruolo», racconta a Lettera43.it, «è stato quello di simulare, tramite modelli matematici che ho sviluppato nella mia Università, gli effetti dello scioglimento dei ghiacci del passato, l'isostasia glaciale, per meglio evidenziare quello dei ghiacci attuali».

UN CONTINENTE REMOTO. L’eccezionalità della ricerca riguarda sia il lungo periodo di osservazione sia la strettissima collaborazione fra i team coinvolti, oltre al grado di accordo raggiunto nonostante le diverse tecniche applicate. «Si deve tenere conto che il continente antartico è remoto, vastissimo e inospitale», commenta Spada. «Lo studio pubblicato su Nature è il più attendibile fra quelli sinora svolti perché integra la più vasta mole di osservazioni e mette assieme le migliori competenze scientifiche attualmente disponibili in campo internazionale».

Effetti del riscaldamento globale in Antartide. (Getty)

Su quanto aumenterà il livello del mare nel futuro è difficile fare stime esatte

La Scienza, certo, non mira alla eccezionalità in sé e per sé, ma al miglioramento progressivo delle conoscenze e alla riduzione delle incertezze. Le tecniche utilizzate in questa indagine sono state attentamente calibrate e verificate per ottenere stime quanto più precise possibili.

USATE TECNICHE SATELLITARI. «Essenzialmente», spiega il ricercatore, «il bilancio, cioè la massa di ghiaccio accumulata meno quella persa, è stato misurato prevalentemente con tecniche satellitari gravimetriche, cioè la misura delle variazioni di gravità prodotte dalla variazione di massa, e altimetriche, ossia la misura delle quote orbitali rispetto alla superficie dei ghiacci».

SCENARI EMISSIVI INCERTI. Su quanto aumenterà il livello del mare nel futuro è però difficile fare stime esatte, nonostante gli scienziati abbiamo compiuto parecchie proiezioni del possibile innalzamento. «Queste proiezioni», spiega Spada, «di solito sono riferite al 2100. Le visioni sono condivise, ma non si tratta di visioni assolutamente precise; esistono vari scenari possibili di evoluzione del clima, che dipendono a loro volta dai vari possibili scenari emissivi, e ciascuno di essi è in qualche misura incerto».

Ci sono tanti luoghi in cui l’umanità può mettersi al sicuro, l’uomo si adatterà. L’adattamento all’aumento del livello marino sta già avvenendo

Il professor Giorgio Spada

Fermare la fusione dei ghiacci? Si può fare solo nel medio e lungo termine

La fisica del ghiaccio non è infatti una cosa facile e lo stato effettivo dei ghiacci remoti come la calotta antartica non è perfettamente noto. Per questo gli scienziati sono ancora lontani dall’avere una idea chiara di come i ghiacci dell’Antartide evolveranno nel futuro. Quel che è certo è che fermare la fusione dei ghiacci nel breve termine è molto difficile. Ma nel medio e lungo termine qualcosa si può fare.

VARIABILITÀ CLIMATICA NATURALE. «Essenzialmente», conclude Spada, «servirebbe rallentare le emissioni globali di anidride carbonia (CO2), che determinano la crescita delle temperature, e la conseguente fusione dei ghiacci». E aggiunge: «Bisogna però anche tener presente che esiste, oltre a quella forzata dall’uomo, anche una variabilità climatica naturale che l’uomo non può rallentare. Ci sono state epoche nel corso della vita della Terra in cui il livello marino era sensibilmente più alto di quello attuale (di circa 5-6 metri) a causa delle più elevate temperature, e l’uomo in questo non ha avuto alcun ruolo».

GIÀ MOLTE RISORSE INVESTITE. Studi attendibili già di qualche anno fa indicano che in certe regioni lo scioglimento dei ghiacci è irreversibile. Abbiamo forse passato il punto di non ritorno per il nostro Pianeta e per i ghiacci? «Non lo so», confessa Spada. «Ma ci sono tanti luoghi in cui l’umanità può mettersi al sicuro, l’uomo si adatterà. Di fatto, l’adattamento all’aumento del livello marino sta già avvenendo. E gli Stati in questo investono già molte risorse».

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