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29 Luglio Lug 2018 0900 29 luglio 2018

Inquinamento da microplastiche: quali sono i rischi

Le particelle minacciano soprattutto il suolo e le acque dolci. Più esposte di quelle marine. E spesso i sistemi di depurazione sono inadeguati. Il punto. 

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Non ci sono solo le isole di plastica galleggianti negli oceani e nei mari. Esiste un'altra preoccupante forma di inquinamento da microplastiche, particelle non superiori a un millimetro, difficile da quantificare. Questo perché mano a mano che la ricerca avanza se ne registra la presenza in elementi e ambienti sempre nuovi: dal suolo ai fiumi, fino ai laghi.

SUOLO E ACQUE DOLCI PIÙ A RISCHIO

Un recente studio tedesco mostra come l'inquinamento terrestre da microplastiche sia da 4 a 23 volte superiore a quello marino. Non sorprende, visto che circa 400 milioni di tonnellate di plastica sono prodotte ogni anno nel mondo, e si stima che un terzo dei rifiuti di plastica prodotti rimanga nei suoli o in acque dolci, con conseguente rilascio di sostanze potenzialmente tossiche. «Secondo le nostre informazioni», spiega a L43 Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, «essendo un ambito di ricerca più recente, le metodologie per analizzare l'ambiente terrestre non sono ancora standardizzate, né rientrano in normative specifiche. A oggi il maggior numero di studi si è infatti concentrato sugli ambienti marini».

LA CONTAMINAZIONE DELLA CATENA ALIMENTARE

Le microplastiche rappresentano una seria minaccia, soprattutto per il rischio di contaminazione della catena alimentare. Rischi essenzialmente legati, aggiunge Ciafani, «ai numerosi additivi presenti nella plastica: aldeidi, coloranti chimici, Pcb e ftalati, che hanno effetti negativi sul sistema endocrino». E puntualizza: «Recenti studi hanno evidenziato che già poche ore dopo l’arrivo in mare, la plastica viene ricoperta da differenti tipi di microrganismi, alghe unicellulari, batteri, piccoli metazoi e virus, che sviluppano velocemente uno strato microbico sulla sua superficie, potenzialmente tossico per le specie che ingeriscono questi rifiuti».

La pesca e i rischi dell'overfishing sull'ecosistema

In Europa il settore è regolamentato dalla Politica comune della Pesca (Pcp). Si tratta di una serie di norme per la gestione delle flotte pescherecce europee e la conservazione degli stock ittici.

Il problema delle microplastiche in Europa è particolarmente preoccupante. Secondo lo studio Plastics - The Facts 2017 di PlasticEurope, la produzione globale di plastiche nel 2016 è stata di circa 335 milioni di tonnellate e quella europea (Ue a 28 più Norvegia e Svizzera) è stata di circa 60 milioni di tonnellate. L'Europa si colloca al secondo posto col 19% dopo la Cina al 29% (l'intera Asia raggiunge il 50% delle produzione). Al terzo posto con il 17% i Paesi Nafta (Canada, Usa e Messico). Restringendo il campo, nel Vecchio Continente l'Italia si piazza al secondo posto fra i maggiori produttori col 14,2% (circa 8,52 milioni di tonnellate), dopo la Germania (24,5%). Di questo "continente" di plastica, secondo i dati Unep, il programma per le Nazioni Unite per l'Ambiente, ogni anno finiscono negli oceani dagli 8 ai 12 milioni di tonnellate, praticamente un intero camion al minuto.

GLI ARGINI NORMATIVI

Per arginare l’inquinamento delle acque, qualche passo in più a livello normativo è stato fatto. Lo scorso anno è stata approvata la legge europea 167 del 20 novembre 2017 che stabilisce regole più stringenti per le acque reflue urbane e per il monitoraggio degli inquinanti nelle acque sotterranee. Inoltre, sempre nel 2017, in Italia è entrato in vigore il decreto legislativo n.106 che adegua la normativa nazionale al regolamento Ue n. 305/2011 sui piccoli sistemi di trattamento delle acque reflue. Sono poi in atto sperimentazioni di nuovi sistemi di filtraggio in grado di bloccare le particelle più piccole, come per esempio le fibre degli indumenti che finiscono negli scarichi delle lavatrici. «Certo», fa notare Ciafani, «non va dimenticato che l'Italia è alla terza procedura di infrazione a causa dell'inadeguatezza dei sistemi depurativi quindi innanzitutto lo sforzo deve essere volto a risolvere la problematica alla base».

Perché la biodiversità di flora e fauna è sempre più a rischio

Consumo del suolo, inquinamento, cambiamento climatico, sfruttamento intensivo delle risorse: la ricchezza di specie animali e vegetali è in pericolo. Con danni per l'ecosistema. In Italia e non solo. I dati. Biodiversità sempre più a rischio, e non solo in Italia.

ALLARME LAGHI

Sulla misurazione delle microplastiche in fiumi, laghi e falde c'è ancora molto da fare. La presenza di queste particelle negli ambienti lacustri invece dal 2016 è monitorata da Legambiente con la campagna Goletta dei Laghi, grazie anche alla collaborazione con Enea. Nel 2017 sono stati esaminati i maggiori prealpini (Iseo, Como, Maggiore e Garda), il Trasimeno in Umbria e il lago di Bracciano nel Lazio. «In tutti i campioni analizzati», spiega il presidente di Legambiente, «sono state rinvenute microparticelle di plastica. Solo pochi esempi: il lago di Como presenta una densità media di 157 mila particelle/kmq, nella parte settentrionale, e con un picco di oltre 500 mila; nel lago Maggiore la densità media è di 123 mila particelle/kmq, con un picco di oltre 560 mila in corrispondenza della foce del fiume Tresa; al centro la situazione non migliora, con 117 mila particelle/kmq nel lago di Bracciano». Sempre lo scorso anno sono cominciate le ricerche nei grandi affluenti ed emissari dei laghi, prima e dopo gli impianti di depurazione, e i dati hanno evidenziato un incremento fino all'80% di particelle per metro cubo di acqua filtrata nei campioni a valle degli impianti. «Non stupisce», allarga le braccia Ciafani, «anche perché Legambiente denuncia da sempre l'inadeguatezza anche dei sistemi depurativi e la presenza di scarichi illegali che insistono sui laghi».

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