Pertosse Vaccinazione Vaccino
2 Agosto Ago 2018 1503 02 agosto 2018

Cos'è la pertosse: vaccino e sintomi

Due neonate morte a Bergamo. La malattia infettiva è molto contagiosa e si presenta con una forte tosse. Può essere prevenuta con la vaccinazione.

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Due bimbe, nate a qualche settimana di distanza l'una dall'altra, tra maggio e giugno scorsi, sono morte per la pertosse nella terapia intensiva dell'ospedale Papa XXIII di Bergamo. Come ha scritto L'Eco di Bergamo, le due piccole, decedute a un mese dalla nascita, avevano contratto la malattia infettiva trasmessa da un batterio, la Bordetella pertussis, che per i neonati «può essere molto grave e nel primo anno di vita è una delle cause più frequenti di decesso». Le loro madri, riporta sempre il quotidiano, una italiana e residente vicino a Treviglio e l'altra di origine romena , residente nel Cremasco ma che gravita nella Bergamasca, avevano avuto una gravidanza senza problemi ma, come è emerso dagli accertamenti medici, «nessuna delle due era vaccinata per la pertosse» né si era sottoposta di recente a «una profilassi protettiva contro questa malattia».

CHE COS'È LA PERTOSSE

La pertosse fa parte delle malattie infantili, come la rosolia, il morbillo, la varicella e la parotite, e colpisce prevalentemente bambini sotto i cinque anni. È una patologia infettiva di origine batterica molto contagiosa, causata dal batterio Bordetella pertussis e si può prevenire con il vaccino. Un altro batterio della stessa famiglia, il Bordetella parapertussis, è all’origine di una malattia simile, la parapertosse, che si manifesta però con sintomi più lievi.

IL VACCINO: IN ITALIA È OBBLIGATORIO

La trasmissione avviene solo fra esseri umani. Un adeguato trattamento antibiotico permette la guarigione in una quindicina di giorni. A differenza delle altre malattie infantili, l’immunità conferita da una prima infezione non è definitiva, ma diminuisce col tempo. Oggi la pertosse è diffusa in tutto il mondo, ma è diventata rara, soprattutto nei Paesi in cui è stata introdotta la vaccinazione generalizzata nell’infanzia. In Italia la vaccinazione è obbligatoria. Viene somministrata nei bambini a partire dal compimento dell’ottava settimana di vita. A causa della perdita di immunità nel tempo, sono necessari più richiami: la prima dose, la seconda e la terza vengono fatte a 6-8 settimane di distanza, a cui si aggiunge un’ultima dose di richiamo verso i 2 anni. Il piano di prevenzione vaccinale, pubblicato a febbraio, raccomanda per le gestanti il vaccino per la pertosse (vaccinazione trivalente insieme a difterite e tetano tra la ventisettesima e la trentaseiesima settimana)

IL 90% DEI CASI NELLE POPOLAZIONI NON VACCINATE

Il 90% dei casi di si registrano proprio nelle popolazioni in cui non viene effettuata la vaccinazione e in questi casi la pertosse può portare a una mortalità elevata nei bambini. Nelle popolazioni vaccinate si è osservato un ritorno della pertosse a causa della perdita progressiva di immunità e, in effetti, quando è stato introdotto il vaccino 30 anni fa non venivano utilizzate le dosi di richiamo. In Italia la pertosse viene obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie. Contrariamente ad altre malattie infettive, può colpire anche i neonati di madre immune. Sembra infatti che gli anticorpi materni che costituiscono le loro prime difese non siano in grado di proteggerli contro questa infezione.

I SINTOMI: TOSSE CRESCENTE E FEBBRE

Il batterio di quella che è anche conosciuta come tosse convulsa o canina causa infezioni alle vie respiratorie a volte molto gravi, soprattutto nei neonati. La patologia è caratterizzata da una tosse persistente per più di tre settimane. All'inizio è lieve ed è accompagnata da qualche linea di febbre e abbondanti secrezioni nasali. È la fase che dura da 1 a 2 settimane. Progressivamente la tosse diventa sempre più forte e si associa a difficoltà respiratorie: è la fase convulsiva o parossistica, che può durare più di 2 mesi in assenza di trattamento. In seguito a parossismi, si possono verificare anche casi di apnea, cianosi e vomito. Nei bambini piccoli, le complicazioni più gravi possono portare a otiti, polmonite, bronchiti o addirittura affezioni neurologiche (crisi convulsive, encefaliti). E nel neonato e nei piccoli al di sotto di 1 anno, la pertosse può essere mortale.

INCUBAZIONE DI 10 GIORNI E TERAPIA ANTIBIOTICA

Il periodo di incubazione di questa malattia è di una decina di giorni. La pertosse è altamente contagiosa, soprattutto nel periodo iniziale, prima dell’insorgenza della tosse, in seguito, dopo tre settimane, nei pazienti non trattati il contagio si considera trascurabile. Invece nei pazienti trattati con antibiotici il periodo di infettività è ridotto a circa 5 giorni dall’inizio della terapia. Il contagio avviene per via aerea. La terapia consiste di antibiotici, spesso l’eritromicina. Se viene preso prima della fase parossistica, l’antibiotico abbrevia il tempo in cui la patologia si può trasmettere e la sua durata, ma i sintomi non sempre vengono ridotti.

VACCINARE LE MAMME PROTEGGE L'85% DEI NEONATI

Vaccinare le mamme contro la pertosse rafforza le difese immunitarie dei neonati contro la malattia in almeno l'85% dei casi, ma nonostante il vaccino antipertosse sia sicuro e gratuito pochissime madri lo scelgono. A spiegarlo è Susanna Esposito, ordinario di Pediatria presso l'Università degli Studi di Perugia e presidente dell'Associazione mondiale per le malattie infettive e disordini immunologici (Wadid). «In quasi un caso su 3 è la mamma che trasmette al bimbo appena nato il batterio della pertosse», ha spiegato Esposito, ma è la stessa mamma che può trasmettergli la protezione per i primi sei mesi di vita, vaccinandosi durante la gravidanza. Eppure questo vaccino, in grado di proteggere dalla malattia tra il 70% e l'85% dei neonati e lattanti, in Italia, «è pressoché sconosciuto da donne in dolce attesa e dagli operatori sanitari». Ogni anno nel mondo si contano 16 milioni di casi di pertosse e circa 195 mila morti (Lancet, 2008). «Nel primo anno di vita questa malattia è caratterizzata da un tasso altissimo di complicanze, come encefaliti e polmoniti e un tasso di ospedalizzazione del 63%», spiega. Per questo il vaccino antipertosse è obbligatorio per i nuovi nati. Ma, anche se pochi lo sanno, sarebbero necessari richiami ogni 10 anni. Inoltre, il richiamo andrebbe fatto a ogni gravidanza, perché gli anticorpi possono attraversare la placenta e proteggere il nascituro nei primi 6 mesi di vita.

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