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11 Agosto Ago 2018 0900 11 agosto 2018

La minacce novax contro Burioni, quintessenza del fascismo

Lo scienziato è stato costretto a fuggire dalla sua villeggiatura a Rimini per mettere in salvo la famiglia dopo insulti e intimidazioni sui social. Brutta storia simbolo di un pessimo momento nazionale.

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La vicenda del virologo Roberto Burioni, costretto a lasciare la spiaggia di Rimini dopo le sempre più scalmanate minacce dei novax (circostanza emersa su diversi organi di stampa, poi ridimensionata dall'interessato, che però conferma le minacce verbali), ci conferma qualcosa ed altre ce ne insegna. Anzitutto, la certezza che i novax, oltre che essere irresponsabili e pericolosi per la collettività non meno che per i loro figli, sono dei violenti, la quintessenza del fascismo intollerante. Non potendo competere col ragionamento consequenziale, analitico, sorretto dai dati di fatto, dalle basi scientifiche, reagiscono con gli insulti e le intimidazioni: «Andiamo a prenderlo? Con un sacco di meduse? O un sacco di merda?», e diffondono il suo indirizzo balneare, dove rintracciarlo, dove aggredirlo. Meschini, anche: tra i promotori della ronda punitiva, certe mamme cosiddette informate su Facebook che non avevano mai dimenticato la dura lezione ricevuta in un confronto pubblico, televisivo. Laureate all'università della vita, convinte che i bambini si immunizzano da soli giocando per terra.

Roberto Burioni attaccato sui social network.

Talmente innocui, questi latranti irresponsabili, che adesso c'è la Digos a tenerli d'occhio. Ma Burioni ha famiglia, ha una figlia di sette anni e ha deciso di non sottovalutare oltre le attenzioni che lo bersagliano, tra cui un fotomontaggio che lo vede ostaggio dei terroristi, bendato in bocca, come a dirgli: non devi parlare. Molto eloquente. Ha fatto bene, ha dimostrato di essere non solo medico ma anche padre responsabile, perché quando arrivano a seguirti, a insultarti per la strada vuol dire che il segno è stato superato e tutto può succedere. La questione tuttavia non si esaurisce nella presa d'atto della cifra autoritaria di questi antivax tetragoni ai drammi della cronaca, alle conseguenze subite da altri come loro, gente che rivendica libertà di epidemia salvo scaricarne la responsabilità sulle macchie solari o qualche strampalato complotto. Ci indica anche la totale inutilità di un atteggiamento morbido, possibilista, corretto, insomma democratico con chi democratico non è.

LO SCIENZIATO CHE SI SCONTRA CON L'ARROGANZA IGNORANTE

È interessante seguire l'evoluzione della proiezione pubblica, mediatica di Burioni, un medico che si era ritrovato suo malgrado in un agone surreale, quello della polemica da social verso sconosciuti incontrollabili che dicevano peste e corna dei vaccini e della scienza in generale, sobillati, questo non va dimenticato, dal movimento-setta di Beppe Grillo. All'inizio le risposte di Burioni viaggiavano tra lo sconcertato e il divertito, con una certa spigolosità da scienziato che vedeva messe in discussione, comicamente, certezze scientifiche indiscutibili, ma pur sempre con l'avvertenza di non infierire. Poi, gradualmente, il suo atteggiamento si è indurito, si è inasprito, tradiva sempre più la frustrazione di doversi misurare con dei perfetti idioti, molto arroganti, molto presuntuosi. E molto violenti.

Ha scritto due libri didascalici e molto fortunati, il docente all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sforzandosi di spiegare nel modo più accessibile, perfino elementare il percome e il perché i vaccini sono una conquista dell'umanità e rinunciarvi equivale a una tentata strage: lo hanno aggredito ancora di più, lo hanno coperto di recensioni farlocche, insultanti su Amazon, hanno insinuato, coperti da un confortevole anonimato, retroscena gravissimi, accuse miserabili di collusioni con le industrie farmaceutiche, col business dei vaccini, tutta robaccia che un Burioni sempre meno accomodante, sempre più amareggiato, smontava meticolosamente e puntualmente. Non è servito. Ha rifiutato un seggio sicuro in parlamento con il Pd, in modo da restare libero, non targato, non sospettabile di secondi fini nel suo impegno divulgativo: non è servito. La sua presunta arroganza ha dovuto misurarsi con l'arroganza vera di chi gli aveva dichiarato guerra, e a quel punto o rispondi a tono o soccombi, perché ti fanno a pezzi.

LA VIOLENZA CONTRO BURIONI, SCONFITTA DEL PENSIERO LOGICO

La tolleranza non è servita al virologo Burioni, non gli è servita l'ironia, non gli è servita l'autorevolezza, la sovraesposizione lo ha imprigionato: ha dovuto scoprire, sulla sua pelle, che ci sono sacche di miseria umana, medievali, imbarazzanti, con maggior dimestichezza con i sortilegi e le mitomanie che col pensiero logico, sguinzagliati da una Rete solo all'apparenza neutrale, in realtà altrettanto irresponsabile, sacche invereconde che esorcizzano con la violenza e l'intimidazione la propria pochezza, che rivendicano l'analfabetismo, la suggestione, e vogliono spazzare via ogni riscontro medico con le armi del sospetto demente, di una propaganda sgangherata a metà tra il misticismo magico e la militanza politica sbracata. Confortate da un ministro come Giulia Grillo che, per non giocarseli, introduce l'obbligo flessibile, quanto a dire la negazione di ogni dovere, che aspetta una possibile epidemia prima di obbligare quelle misure di profilassi vaccinale che dovrebbero prevenirla, scongiurarla.

Burioni non rinuncia alla sua battaglia di civiltà e di serietà, ma deve rinunciare al mare, alla vacanza per la propria famiglia solo perché un branco di mammette incattivite e di gente deragliata lo ha preso di mira; annuncia querele, e chissà quanto gli costa, lui uomo di scienza, abituato all'insegnamento, alla sperimentazione, alle pubblicazioni scientifiche, scendere così in basso. Il suo dramma, perché dramma lo è, riguarda tutti, almeno tutti quelli che non chinano la testa di fronte alla bestialità e però scoprono di non poter contare sulla civiltà e la tolleranza per difendersi, si scoprono disillusi, stanchi, prosciugati dallo sforzo di restare civili e magari di impegnarsi a la tutela di individui che vogliono restare liberi di condannare i propri figli, di nuocere ad ampio raggio. E di aggredirti, minando la tua umanità, le tue convinzioni. Burioni non è il divo che cambia spiaggia infastidito dai ragli, è a suo modo uno sconfitto, della democrazia della ragione, uno che il governo per primo abbandona al suo dramma, il simbolo di un brutto, un pessimo momento nazionale.

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