Fenomeno Entanglement Prove
Scienza e Tech
21 Agosto Ago 2018 2129 21 agosto 2018

Trovate nuove prove del fenomeno dell'entanglement

Sono state raccolte sfruttando la luce emessa da antichi quasar. Allo studio hanno partecipato anche gli italiani Massimo Cecconi e Adriano Ghedina, che lavorano alle Isole Canarie.

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Nuove conferme del misterioso "abbraccio" a distanza tra particelle, previsto dalla fisica quantistica e chiamato entanglement, sono state trovate dai ricercatori. Scetticamente bollato come una «fantomatica azione a distanza» da Albert Einstein, questo fenomeno esce davvero dagli schemi della fisica classica. Le prove, tra le più solide finora disponibili, sono state raccolte sfruttando antichi quasar, nuclei galattici la cui luce è stata intercettata anche grazie agli italiani Massimo Cecconi e Adriano Ghedina, che lavorano alle Isole Canarie presso il Telescopio Nazionale Galileo dell'Istituo Nazionale di Astrofisica.

QUELL'INTRECCIO INVISIBILE CHE UNISCE IL DESTINO DI DUE SISTEMI FISICI

I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Physical Review Letters dal Massachusetts Institute of Technology e dall'Università di Vienna. Il fenomeno dell'entanglement, che ancora nessuno è riuscito a dimostrare in maniera diretta, è un intreccio invisibile che unisce il destino di due sistemi fisici anche molto lontani fra di loro nello spazio e nel tempo. Ciò significa che qualsiasi azione fatta su un sistema finisce per alterare istantaneamente anche l'altro. Negli Anni 60 il fisico John Bell calcolò il limite teorico oltre il quale questa correlazione doveva necessariamente avere una spiegazione quantistica e non classica. Nei decenni successivi, però, si è continuato a ragionare sulle possibili falle che tarlano gli esperimenti mirati a dimostrare che la visione offerta dalla teoria quantistica sia quella corretta.

CORRELAZIONI IN OLTRE 30 MILA PAIA DI FOTONI

Per circoscrivere sempre di più tali falle, i ricercatori sono andati su una montagna delle Canarie e hanno iniziato a raccogliere dati da due grandi telescopi posti a 1 chilometro di distanza l'uno dall'altro: il William Herschel Telescope e il Telescopio Nazionale Galileo. Puntati verso due quasar, i telescopi hanno sfruttato la loro luce (originata rispettivamente 7,8 e 12,2 miliardi di anni fa) per misurare le proprietà di fotoni emessi già 'abbracciati' nell'entanglement da una stazione posta a metà strada fra i due strumenti di osservazione. I ricercatori hanno trovato correlazioni in oltre 30 mila paia di fotoni, superando di gran lunga il limite calcolato da Bell. «Se dovesse esserci un complotto finalizzato a simulare la meccanica quantistica con un meccanismo che in realtà appartiene alla fisica classica», ha spiegato il fisico Alan Guth, «allora dovrebbe essersi messo in moto almeno 7,8 miliardi di anni fa, sapendo esattamente quando, dove e come sarebbe stato fatto l'esperimento. Questo pare altamente improbabile, dunque abbiamo una prova molto forte che la meccanica quantistica è la giusta spiegazione».

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