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MEDICINA
24 Settembre Set 2018 1658 24 settembre 2018

Grazie all'intelligenza artificiale un tetraplegico muove il braccio

È stato creato un collegamento diretto fra il cervello e i nervi sani. Il risultato dei ricercatori del Battelle Memorial Institute è stato pubblicato su Nature Medicine.

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Grazie all'intelligenza artificiale una persona tetraplegica, con braccia e gambe paralizzate, è riuscita a muovere l'avambraccio e la mano, grazie alla creazione di un collegamento diretto fra il cervello e i nervi sani. È solo un assaggio di quello che la tecnologia potrà realizzare in futuro. Il risultato, ottenuto negli Stati Uniti, è descritto in un articolo pubblicato il 21 settembre scorso sulla rivista Nature Medicine dai ricercatori coordinati da Michael Schwemmer, del Battelle Memorial Institute.

La prima mano bionica che imita il tatto

Loredana Puglisi, imprenditrice originaria della provincia di Siracusa, nel 2016 ha perso una mano per un incidente sul lavoro. Oggi ha accarezzato un gatto e afferrato oggetti accorgendosi che erano soffici, rigidi, tondeggianti o squadrati, provando le stesse sensazioni che avvertiva prima dell'infortunio.

RIPRISTINATO IL MOVIMENTO DELL'AVAMBRACCIO

L'esperimento si è svolto in due fasi. Nella prima i ricercatori hanno registrato per due anni l'attività cerebrale di un uomo di 27 anni con gambe e braccia paralizzate a causa di una lesione del midollo spinale riportata in seguito a un incidente. La sua attività cerebrale è stata registrata grazie a una matrice di 96 microelettrodi impiantata nella corteccia motoria, la parte del cervello che controlla il movimento degli arti, mentre il paziente immaginava di muovere il braccio e la mano. Nella seconda fase, dopo avere analizzato i dati con un algoritmo di intelligenza artificiale i ricercatori hanno sviluppato un dispositivo che, in tempo reale e sempre grazie all'intelligenza artificiale, ha decodificato l'attività cerebrale e ha inviato gli impulsi elettrici al braccio. In questo modo è stato ripristinato il movimento dell'avambraccio e il paziente ha potuto aprire e chiudere la mano, riuscendo persino ad afferrare degli oggetti. Così, il sistema non ha semplicemente bypassato la lesione al midollo spinale, ma ha instaurato un collegamento diretto fra il cervello e i nervi sani. Adesso i ricercatori vogliono confermare il risultato su altri pazienti e soprattutto intendono mettere a punto un dispositivo simile per applicazioni nella vita quotidiana e non solo nelle condizioni controllate di laboratorio.

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