Facebook, hackerati 29 milioni di utenti
LA MODA CHE CAMBIA
21 Ottobre Ott 2018 0900 21 ottobre 2018

Voi che usate i social come fossero un lavoro: null'altro da fare?

Tutti conosciamo quelli che devono sentirsi sempre al centro di qualcosa: su Facebook, Twitter, Instagram. Esponendosi a malignità degli hater. E diventando vulnerabili sul lavoro. È ora di tornare alla vita vera.

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«A volte è meglio tenersi le cose per sé. Quindi è anche un po’ colpa nostra». L’autocritica di Fedez dopo l’ironia di Striscia la notizia nei confronti della piccola operazione subita dal figlio Leone a Los Angeles di cui lui e la moglie Chiara Ferragni avevano postato informazioni e bollettini, viene diffusa nelle stesse ore in cui, a La Vita in diretta, Francesca Fialdini – per inciso l’unica giornalista Rai che non sembri vestita e pettinata per accordarsi con le volute del barocco romano - conduce un breve dibattito sull’escalation di violenza verbale sui social e sugli attacchi subiti da Julia Roberts per aver postato una propria foto struccata e con gli occhiali da vista. Conoscete certamente il tema perché la piazza mediatica e la sua degenerazione sono all’origine del progressivo, costante calo dei consensi su Facebook fra Europa e Stati Uniti e dell’abbandono sempre più numeroso di Twitter da parte di chi, per indole o per mancanza di tempo, non intende dare spazio agli hater e agli agenti provocatori di farsi pubblicità a sue spese.

Conoscete l’adagio: mai issarsi dei nani sulle spalle e farne dei giganti. La redazione del programma di RaiUno lancia dunque subito a sua volta il tema su Twitter, “quando l’odio corre sul #web”, proponendolo agli equilibristi dei media, cioè ai virtuosi che anche tengono un occhio fisso sullo schermo della tivù e uno sui social, in alternanza o in combinato disposto, per 10 o 12 ore al giorno. Ne conosciamo tutti almeno una decina e proprio a loro, dopo aver difeso in trasmissione Julia Roberts e il diritto di ciascuno di mostrarsi anche sciattissimo al suo pubblico, ai suoi amici o alla sua famiglia, vorrei arrivare. A quelli che, anche se ufficialmente svolgono un lavoro, in casa o in ufficio, trovano sempre il tempo per commentare qualunque foto compaia su Instagram, rintuzzare ogni battuta su Twitter, replicare per una ventina di righe al tema del momento su Facebook. Gente come voi e come me, che non ha un ufficio stampa incaricato e pagato per occuparsi di simili faccende, ma che nondimeno ritiene necessarissimo dire la sua su ogni argomento, controllare l’andamento dei propri post, sollecitarne in risposta, sentirsi insomma sempre al centro di qualcosa, qualunque cosa sia.

Invece di guardare la vita degli altri, non preferite uscire e andare al cinema, se avete del tempo a disposizione? Vedere una mostra? Leggere un libro? Andare a correre?

Conosco una piccola imprenditrice della moda che riprende ossessivamente perfino i post del marito sui figli in comune, il gatto nascosto nell’armadio, le birre bevute con gli amici: chissà di che cosa parlano alla sera. Un giorno in cui si siamo scambiate qualche informazione per un progetto comune, ha tenuto a precisarmi di essere totalmente assorbita, anzi travolta dal lavoro; le ho fatto notare che il tempo lo avrebbe trovato, se avesse interrotto almeno per un’ora al giorno quel travolgente stream of consciousness alla Molly Bloom sul suo account Facebook, quel continuo borbottare, gridare, ridacchiare e yes, yes, yeeees. Non credo abbia apprezzato. Il punto, però, è ancora un altro. Ed è che, in caso foste in cerca di un lavoro, o voleste cambiarlo anche in questo totale stallo di mercato e confusione ex-post decreto dignità, sappiate che i vostri account verranno esaminati con attenzione, e un’eventuale attività continua sui social ritenuta sospetta, se non altro di insicurezza. Davvero avete null’altro da fare? Davvero non preferite uscire e andare al cinema, se avete del tempo a disposizione? Vedere una mostra? Leggere un libro? Andare a correre? Osservate solo Le vite degli altri come Il capitano della Stasi Gerd Wiesler o tentate di lanciare la vostra standovene accucciati davanti al pc? Be’, questo non depone a vostro favore.

FACEBOOK È UN LAVORO SOLO SE FATE IL SOCIAL MEDIA MANAGER

Mi confermano da Articolo 1, grande società di ricerca del personale specializzata in moda, pubblica amministrazione e sanità, che sebbene un datore di lavoro non sia in grado di calcolare il tempo che un dipendente trascorre sui social durante l’orario di lavoro, né che avrebbe certamente il tempo di farlo con tutti, non ci sono dubbi che – al momento della ricerca di informazioni su di lui – ne scandagliati a fondo tutti gli account, e che un’attività indefessa lasci quantomeno perplessi. I social non sono un lavoro, come mi ha fatto notare qualcuno in trasmissione, a meno che non si svolga la professione di social media manager o si abbia un libro, un prodotto, un film in promozione, e solo in quel momento. Per scambiarsi le foto del cane basta la sera.

CHIUNQUE PUÒ VERIFICARE COME IMPIEGHI LA TUA GIORNATA

Quando vivi la tua vita sui social, non a caso, lo notano anche i tuoi amici veri. L’altra sera, all’apertura della Festa del Cinema di Roma, una cara amica mi faceva notare per l’appunto quanto poco io sia presente su Facebook. Segno che, volendo, anche solo per affetto, chiunque può verificare come impieghi la tua giornata, in caso tu lo faccia online. E, dunque, può anche criticare e giudicare con malignità. Come hanno fatto gli hater con Fedez e i post sul piccolo Leone.

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