Il Verdetto Trasfusioni Testimoni Geova
Scienza e Tech
27 Ottobre Ott 2018 1200 27 ottobre 2018

La giustizia e il rifiuto delle trasfusioni dei testimoni di Geova

Il film Il Verdetto riapre il dibattito. Nel nostro Paese sono numerosi i casi arrivati in tribunali. Con sentenze divergenti. Il punto. 

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I principi della religione sono più forti della tutela della salute? Fino a che punto può intervenire la legge? Il Verdetto, nuovo film con Emma Thompson, The children act in originale, diretto da Richard Eyre, è tratto da un romanzo dello scrittore Ian McEwan, La Ballata di Adam Henry. Si tratta della vicenda di un ragazzo sulla soglia della maggiore età malato di leucemia a cui i genitori, due testimoni di Geova, negano l’autorizzazione per una trasfusione che può salvargli la vita per obbedire a uno dei precetti più rigidi della loro fede. Il giudice inglese Fiona Maye, interpretato come sempre magistralmente da Thompson, si troverà davanti alla scelta di imporre le cure al giovane paziente contro le convinzioni della famiglia. La vicenda ripropone un conflitto di cui spesso ci si dimentica, ma che è di grande attualità anche in Italia.

IL PROCESSO DI TERMINI IMERESE

Lo scorso aprile il tribunale di Termini Imerese (Palermo) ha condannato un primario a un anno di reclusione per non aver accolto le richieste di una paziente testimone di Geova. Nel 2010 la donna aveva avuto un aborto spontaneo e i dottori, ritenendo che la sua vita fosse a rischio, avevano deciso di effettuare una trasfusione anche se questo contravveniva ai principi religiosi della paziente, espressi chiaramente in una dichiarazione scritta. La decisione finale venne presa dal primario dopo aver informato la procura. Ora si attende il giudizio della corte d’Appello, ma la sentenza di primo grado ha già fatto discutere. «È la prima condanna penale emessa in Italia a un medico dopo avere salvato una vita», ha detto Toti Amato il presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, «nessuno vuole negare l’importanza morale e culturale, prima ancora che giuridica della questione relativa ai testimoni di Geova e alle trasfusioni perché ciascuno è custode della propria salute, fisica e spirituale, ma in mancanza di alternative terapeutiche e tenendo conto di un quadro clinico grave, il rifiuto di sangue diventa un fatto drammatico per un medico perché entra in gioco la sua integrità etica». Il medico condannato ha avuto il sostegno anche dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani: «Il caso», ha detto il presidente Pierluigi Marini, «pone delle questioni etiche, morali, culturali da affrontare e, soprattutto sul piano giuridico, risolvere».

DUE MEDICI CONDANNATI A VARESE

Lo scontro tra precetti religiosi e cure mediche può inoltre avere sviluppi molto delicati. Lo scorso maggio il tribunale di Varese ha condannato due medici di una clinica privata di Ancona per il decesso di un paziente di 66 anni avvenuto nel 2013 in una struttura lombarda. La vittima, testimone di Geova, si era opposta a un intervento riparatore dopo una precedente operazione non andata come previsto perché avrebbe potuto comportare una trasfusione. L’uomo aveva chiesto di essere trasferito in un istituto di Varese, dove, apparentemente, i medici sarebbero stati più preparati nel curarlo secondo il suo credo religioso. Dopo il decesso i medici indagati, poi condannati per omicidio colposo, avevano addotto come difesa le imposizioni dettate dal paziente. Dopo una guerra di perizie, il tribunale ha valutato altrimenti. Secondo il giudice, le convinzioni dell’uomo poi deceduto sarebbero state solo un artificio difensivo dei medici condannati per coprire una loro negligenza.

SENTENZE DIVERGENTI

Lo scorso giugno un agricoltore 39enne di Lanusei, un Comune nella provincia di Nuoro è stato assolto dall’accusa di omicidio colposo per il decesso di un'anziana morta in seguito a un incidente stradale. Durante il processo è emerso, in base alle perizie, che la donna, una 76enne testimone di Geova, aveva rifiutato di sottoporsi alle trasfusioni di sangue necessarie a salvarle la vita. La morte, secondo il tribunale, non era dunque da attribuire all’incidente causato dall’imputato. Un caso che ha fatto scuola in Italia risale invece agli Anni 80 quando due genitori sardi testimoni di Geova, i coniugi Oneda, vennero condannati per omicidio volontario per essersi rifiutati di far sottoporre a periodiche trasfusioni di sangue la figlia Isabella affetta da talassemia, non impedendone così la morte. La sentenza venne annullata dalla Cassazione che non ritenne sussistesse dolo. Vennero poi condannati in via definitiva per omicidio colposo. Quest’anno il tribunale dei minori di Catanzaro è intervenuto per imporre le trasfusioni a una ragazza adolescente ricoverata in un ospedale calabrese contro il volere dei genitori. Ma lil diritto italiano non è, in materia, ancora del tutto chiaro, visto che nel 2013 il tribunale di Torino archiviò la posizione di alcuni medici coinvolti in un caso assi simile a quello che ha portato alla condanna del tribunale di Termini Imerese.

Il momento del battesimo.

IL DIVIETO NELLE SCRITTURE

I testimoni di Geova fanno risalire il divieto di essere sottoposti a trasfusioni alle Scritture. «Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento», si legge sul sito ufficiale, «troviamo il chiaro comando di astenerci dal sangue (Genesi 9:4; Levitico 17:10; Deuteronomio 12:23; Atti 15:28, 29). Inoltre agli occhi di Dio il sangue rappresenta la vita (Levitico 17:14). Pertanto non accettiamo il sangue non solo per ubbidienza a Dio, ma anche in segno di rispetto per lui in quanto Datore di vita». Pur ammettendo la libertà di scelta nei trapianti, sostengono che la difesa della salute sia comunque tutelata poiché migliaia di medici in tutto il mondo eseguono complessi interventi chirurgici senza ricorrere alle trasfusioni di sangue, cercando di ridurre al minimo le perdite ematiche. Il loro diniego alle cure è tutelato dal diritto previsto dalla Costituzione a rifiutare il trattamento medico «se non per disposizione di legge» (art. 32), tuttavia questo diritto viene meno, come nel caso raccontato nel film Il Verdetto, quando i genitori si trovano a decidere e imporre ostacoli terapeutici a un figlio minorenne.

IL DIBATTITO SU EUTANASIA E ABORTO

Fede e terapie o scelte mediche spesso entrano in contrasto. I casi più eclatanti in Italia sono ovviamente i quelli relativi all’eutanasia, proibita in ogni forma dalla chiesa cattolica, e i dibattiti etici che hanno coinvolto Piergiorgio Welby, Eluana Englaro e più recentemente Fabiano Antoniani (DJ Fabo) (leggi anche: l'intervista a Marco Cappato sulla legge per l'eutanasia). In questi casi però erano i pazienti, o i parenti dei pazienti, a chiedere procedure mediche non consentite. Non solo. Papa Francesco si è espresso con sempre più vigore contro certe forme di aborto terapeutico. Per il pontefice l’interruzione che in genere segue il rilievo, fatto con amniocentesi, di patologie del feto come la sindrome di Down mostrano una «tendenza eugenetica». È come «affittare un sicario» ha ribadito di recente. Ma quasi tutte le grandi religioni sono contrarie all’aborto. Per gli ebrei è importante anche la salvaguardia del corpo dopo la morte. La messa a disposizione del corpo a favore della scienza è vietata dall'ebraismo così come non è ammessa ogni mutilazione del cadavere. In questo senso l'autopsia o il prelievo di organi possono essere consentiti solo quando possono salvare un'altra persona in immediato pericolo di vita.

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