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LA SALA DEGLI SPECCHI
27 Ottobre Ott 2018 0900 27 ottobre 2018

Wikipedia è libera ma non c’è spazio per il dissenso

I detrattori accusano il canale di creare concentrazioni di potere e di manipolare l’opinione pubblica. Visto che, di fatto, gli sceriffi admin filtrano ciò che deve o non deve essere pubblicato.

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Wikipedia è diventato un canale talmente rilevante che è la prima fonte di informazione online perfino per spiegare se stessa: cercando «cos’è Wikipedia» su Google i primi quattro risultati sono di Wikipedia. La percezione derivante e diffusa è che sia una fonte oggettiva e insindacabile, animata dal proposito di diffondere la verità, garantito dal principio etico e democratico alla base (si legge su Wiki: «Un’enciclopedia online a contenuto libero, collaborativa, multilingue e gratuita, redatta grazie al contributo di volontari, i cosiddetti wikipediani, uniti a formare una comunità online»). Questa sua centralità è orizzontale su molti temi e questo la rende oggetto di interessi sempre meno accademici.

LA VERIFICABILITÀ DELLA FONTE NON È LA VERITÀ

Ma cos’è davvero Wikipedia? Nishant Sha, teorico delle cyberculture e direttore delle ricerche del Centre for Internet and Society di Bangalore, ha evidenziato in una interessante riflessione come in realtà Wikipedia, invocando il «principio della neutralità del punto di vista», si basi sulla verificabilità delle informazioni piuttosto che sulla verità. Il passaggio è delicato in quanto verificabile non significa che ciò che vi è scritto sia vero, ma che esista una fonte che riporti quel fatto. È molto diverso. A questo si sommano delle questioni non secondarie: chi verifica che queste informazioni siano effettivamente presenti? Chi ne giudica l’affidabilità? Anzitutto in Wikipedia non esiste un comitato scientifico che verifichi ogni pubblicazione come nelle enciclopedie tradizionali ma è al contrario basata sulla contribuzione libera da parte di chiunque e chiunque può aggiungere o modificare delle voci. A fianco dei normali utenti vi è un gruppo ristretto di soggetti, gli admin, che hanno funzioni speciali e soprattutto l’ultima parola in caso di verifica o dissidio tra più utenti. Sono in pratica gli sceriffi di Wikipedia. La rivoluzione culturale apportata da questo modello del sapere digitale ha spaccato il mondo degli intellettuali: i suoi sostenitori la imbracciano come arma di informazione libera e alternativa a quella controllata dal sistema mediatico, al contrario i suoi detrattori la accusano di provocare un appiattimento delle informazioni complesse, l’impossibilità di far emergere il nuovo (ciò che non è ancora stato documentato da nessun altra parte) e di creare nuove concentrazioni di potere e di manipolazione dell’opinione pubblica, visto che, di fatto, gli admin esercitano un potere decisionale e un filtro sui contenuti da pubblicare e quelli da censurare.

LE FAKE NEWS RIMESSE IN CIRCOLO NELLA SEZIONE HOAX

Wikipedia è libera, ma su Wikipedia non c’è spazio per il dissenso: qualsiasi contenuto che violi le sue condizioni di servizio viene rimosso in pochi giorni, nei casi più controversi bastano anche poche ore e alcuni sono stati portati perfino in tribunale dalla Fondazione Wikimedia, che gestisce il portale. Eppure, a quanto pare, un sistema di controllo così severo non basta a mettere a riparo l’enciclopedia digitale collettiva da clamorosi errori. Alcuni degli esempi più eclatanti: un medico di New York è stato chiamato in causa, senza indicazione del motivo, per l’assassinio del presidente Kennedy nel 1963; Il presidente Obama è stato descritto come musulmano praticante nato in Kenya (bufala apparsa nella sezione “vita privata” del presidente); Gaius Flavius Antoninus è stato presentato come il vero assassino di Cesare (bufala che rimase per ben otto anni online). Eppure anche gli inciampi nelle fake news hanno trovato una loro dignità editoriale nell’archivio di Wikipedia: sull’enciclopedia esiste infatti una sezione denominata “Hoax” (burle/imbrogli), dove vengono raccolte le bufale “storiche”, che hanno l’onore di essere ricordate se sono riuscite a ingannare i controlli di Wikipedia per almeno un mese. Il falso non viene dunque sempre rimosso, ma segnalato come tale, e rimesso in circolo.

UNA SFIDA PER LA COMUNICAZIONE CORPORATE

Wikipedia è in definitiva un canale sottoposto a una complessa articolazione di controlli e poteri, che cambiano da Paese a Paese, ma che viene percepito dalla maggior parte degli utenti come una fonte assolutamente neutrale, un riferimento enciclopedico molto vicino alla verità e dunque estremamente influente. Fatte queste premesse, dovrebbe risultare chiaro l’impatto che il mancato governo di una pagina Wikipedia può avere sulla reputazione di un personaggio pubblico, un’azienda, un brand. Per controllare la propria (eventuale) presenza su Wikipedia sono necessarie competenze tecniche specifiche, profonda conoscenza del canale e delle sue logiche di amministrazione locali, nonché la capacità di aprire una dialettica con il canale. Ottenere la pubblicazione di un profilo su Wikipedia e soprattutto il suo mantenimento nel tempo è quindi tutt’altro che scontato. Venire meno a una delle restrittive regole del canale può comportare la chiusura immediata della pagina, creando l’effetto ancora più grave di lasciare spazio a contenuti non governati dal diretto interessato, a informazioni errate, a fake news. Wikipedia non è solo un canale tra i tanti, è una delle principali sfide che la comunicazione corporate deve affrontare.

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