STEFANO MANCUSO ESTINZIONE
Scienza e Tech
1 Novembre Nov 2018 1130 01 novembre 2018

Stefano Mancuso: «Per non estinguerci imitiamo le piante»

Tra 50 anni la Terra collasserà sotto il peso dello sviluppo innescato dall'uomo. Per il neurobiologo vegetativo l'unica alternativa è imparare da chi è sopravvissuto milioni di anni.

  • Antonio Di Lorenzo
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Il collasso della civiltà è vicino. Molto vicino: il punto di non ritorno è fissato tra 40, 50 anni. Al massimo. Nel 2060-2070 la Terra non ce la farà più a sostenere il peso di questo sviluppo suicida innescato dall’uomo. E si avvierà verso la sesta estinzione. La prima, 400 milioni di anni fa, determinò la morte del 90% delle specie e durò 30 mila anni. Poi ne servirono altri 10 milioni perché la vita riprendesse. Questa nuova estinzione di massa verso la quale ci stiamo allegramente dirigendo (come l’inesorabile marcia dell’evoluzione di Allegro non troppo, ma al contrario) sarà 10 mila volte più veloce. Il quadro dark lo dipinge Stefano Mancuso, professore all’università di Firenze, neurobiologo vegetativo, parlando a Schio al festival della scienza dell’Alto Vicentino (leggi anche: chi è Stefano Mancuso). Riferisce i risultati inediti di un incontro con i colleghi scienziati del progetto Medeas, svoltosi appena una settimana fa (leggi anche: Corsa contro il tempo per fermare il riscaldamento globale).

TRA IL 2060 E IL 2070 LA NOSTRA CIVILTÀ COLLASSERÀ

Sotto l’egida della Commissione europea (Horizon 2020) e dell’Unesco, il progetto Medeas studia come convertire l’economia e il suo motore energetico, disegnando un futuro sostenibile. Perché il presente è talmente insostenibile da far prevedere a breve termine scenari apocalittici. Ma nessuno se ne preoccupa a sufficienza: stiamo ballando sul ponte del Titanic mentre la nave affonda rapidamente. Il punto è uno solo: «Le risorse non dureranno», spiega Mancuso. «Un Pianeta che ha risorse finite non può crescere indefinitamente. Tutti capiscono che se ho un panino mangio da solo, ma se siamo in quattro il panino non basta più. Perché lo stesso concetto non si comprende quando si parla della Terra? Al più tardi attorno al 2060-2070 ci sarà un collasso della nostra civiltà. Del resto, l’anidride carbonica cresce dai tempi della rivoluzione industriale. Il clima cambia, le risorse precipitano. Dal tempo del protocollo di Kyoto, vale a dire 30 anni fa, l’anidride carbonica nell’atmosfera è cresciuta del 40%. Questo è l’unico e vero problema che esiste sul Pianeta».

Stefano Mancuso è un neurobiologo vegetativo e insegna all'università di Firenze.

Le prospettive sono talmente gravi da diventare ineluttabili: «Il quadro non cambia», aggiunge Mancuso, «neanche se inseriamo il fattore miracolo, cioè se speriamo che avvenga qualcosa di straordinario e salvifico. Per evitare questo collasso della civiltà dovremmo entrare nell’economia di guerra, rinunciando a tutto e tornando a usare la tessera annonaria. Non solo. Tutti gli Stati dovrebbero investire il 25% nelle risorse alternative». Impensabile.

«NON SIAMO AFFATTO IL MEGLIO CHE ESISTE SULLA TERRA»

L’alternativa per scampare a questo destino è imparare dalle piante. Non è uno scherzo o una battuta. «Il genere umano deve operare un’altra rivoluzione copernicana e guardare agli specialisti di sopravvivenza», spiega il professore. «Le piante, che vivono sul Pianeta da 510 milioni di anni. Noi appena da 300 mila. Hanno superato tutte le estinzioni di massa. Se vogliamo sopravvivere, impariamo da loro. Perché il loro cervello è tutt’altro che banale. Non si muovono, certo, ma sono intelligenti: hanno un forte istinto sociale, riconoscono i loro simili, comunicano con altre piante e con gli animali, perfino con rettili e mammiferi, hanno una forte capacità di adattarsi, anche all’aumento dell’anidride carbonica. E così sopravvivono». Questa è la convinzione di Mancuso. Il che spiega perché un botanico, uno studioso del sistema nervoso delle piante, possa indicare la strada all’umanità per non estinguersi. «Stiamo dimostrando l’incapacità di sopravvivere», fa notare Mancuso. «Il nostro cervello è uno svantaggio evolutivo. Non siamo affatto il meglio che esiste sulla Terra. Crediamo di essere migliori perché abbiamo il cervello e abbiamo prodotto la Cappella Sistina? Ragioniamo. La vita sulla Terra è nata da 3 miliardi e 800 milioni di anni. La media della vita di una qualsiasi specie è di cinque milioni di anni. Noi siamo apparsi 300 mila anni fa: siamo sicuri di sopravvivere anche per i prossimi 4 milioni e 700 mila anni? No. Perciò dovremmo studiare chi ha la capacità di sopravvivere, chi cioè non sfrutta l’ambiente e ne distrugge le risorse».

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