Vaccino Celiachia
RICERCA
8 Novembre Nov 2018 1926 08 novembre 2018

In sperimentazione il primo vaccino per curare la celiachia

Lo studio si svolgerà in Usa e Australia. Ma non è detto che possa portare risultati. Per ora, avvertono gli esperti, la dieta senza glutine resta l'unica opzione.

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Potrebbe rappresentare la svolta per le persone che soffrono di celiachia, 600 mila solo in Italia: si tratta del primo vaccino per la cura della malattia celiaca, per il quale sta per partire in Usa e Australia la fase 2 di sperimentazione, ma gli esperti invitano alla prudenza avvertendo che al momento l'unico trattamento disponibile resta ancora la dieta senza glutine. Il vaccino si chiama Nexvax2 ed i ricercatori australiani del Royal Melbourne Hospital stanno per avviarne la nuova fase di sperimentazione con l'arruolamento di 150 pazienti in Usa, Australia e Nuova Zelanda. L'obiettivo è quello di liberare i pazienti dal pesante regime della dieta senza glutine, proteggendo le persone con celiachia dagli effetti negativi dell'esposizione a tale complesso proteico. Il vaccino mira infatti a riprogrammare le cellule immunitarie linfociti T che innescano la risposta infiammatoria al glutine, sopprimendo in questo modo l'infiammazione che è alla base della patologia celiaca.

Al momento, non si può prevedere se il vaccino per la cura della celiachia in sperimentazione sarà disponibile per l'uso su vasta scala, tantomeno quando

Questa sperimentazione, sottolinea il coordinatore dello studio Jason Tye-Din, del Royal Melbourne Hospital, «è importante per stabilire una prova clinica di efficacia di un trattamento contro la celiachia, oltre al regime della dieta priva di glutine. Ad oggi, proprio la dieta senza glutine rappresenta l'unico trattamento per i pazienti celiaci, ma si tratta di un regime complesso ed oneroso da mantenere. Infatti anche i pazienti più diligenti possono incorrere in seri effetti avversi dovuti all'esposizione accidentale al glutine». Lo studio, spiega, «verificherà quindi se il vaccino Nexvax2 sarà in grado di 'prendere di mira' la risposta immunitaria al glutine nelle persone con celiachia, modificando i sintomi associati alla malattia». Un passo avanti nella Ricerca, ma la prudenza è d'obbligo, come sottolinea Marco Silano, direttore dell'Unità Alimentazione, Nutrizione e Salute dell'Istituto superiore di sanità e coordinatore del Board scientifico dell'Associazione italiana celiachia (Aic): »Al momento, non si può prevedere se il vaccino per la cura della celiachia in sperimentazione sarà disponibile per l'uso su vasta scala, tantomeno quando».

PER ORA SONO STATI CONDOTTI SOLO TEST DI TOLLERABILITÀ

A breve e medio termine, prosegue, «la dieta senza glutine rimane l'unico trattamento. Il vaccino è in sviluppo da diversi anni e al momento attuale sono stati condotti solo test di tollerabilità, e non ancora test clinici su pazienti celiaci per studiarne l'efficacia nel contrastare la tossicità del glutine. Questa fase della sperimentazione, per la quale è iniziato il reclutamento dei pazienti in centri clinici degli Usa, è comunque lunga e dall'esito incerto. Quindi al momento non si può prevedere se il vaccino sarà disponibile per l'uso». Intanto, un nuovo studio finanziato dalla Fondazione celiachia ha dimostrato che i virus hanno un ruolo importante nell'accendere la malattia nei soggetti predisposti geneticamente. Una scoperta che, «oltre a contribuire alla comprensione dei meccanismi con cui si sviluppa la malattia», conclude il coordinatore dello studio Riccardo Troncone, del Dipartimento di Scienze mediche traslazionali dell'Università Federico II di Napoli, «potrà essere utile per migliorare la diagnosi e predire l'evoluzione dei soggetti a rischio».

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