Cina Giornalista Robot
Scienza e Tech
9 Novembre Nov 2018 1804 09 novembre 2018

Presentato in Cina il primo giornalista robot televisivo

Il «mezzobusto» virtuale è stato sviluppato dall'agenzia Xinhua. Può lavorare 24 ore su 24. Oltre a leggere le news, può apprendere da solo cosa fare durante le dirette.

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Il primo anchor «virtuale» al mondo è cinese ed è frutto di intelligenza artificiale: l'agenzia Xinhua, la Nuova Cina, ha presentato mercoledì il «mezzobusto» televisivo alla quinta edizione della World Internet Conference di Wuzhen, provincia dello Zhejiang, mandandolo in servizio dal 8 novembre. Il lettore di news è l'ultimo ritrovato delle applicazioni di tecnologia: ha un volto, una voce, varie espressioni facciali e movimenti come una personale reale. Oltre a leggere le news, può apprendere da solo cosa fare durante le dirette e comportarsi come un esperto e affidabile giornalista professionista. È stato sviluppato dalla Nuova Cina insieme al motore di ricerca Sogou.com: dal 8 novembre, ha spiegato l'agenzia stessa, è diventato un «componente ufficiale del notiziario» e può lavorare 24 ore su 24 sul sito web della compagnia statale, uno dei tre pilastri dei media ufficiali, e su altre piattaforme dei social network «riducendo i costi di produzione e migliorando l'efficienza».

MODELLATO SU UN ANCHORMAN REALE

In più, «lavorerà instancabilmente con gli umani per un'informazione tempestiva, autorevole e accurata, in cinese e inglese». Assodato che in Cina sono nulli i rischi di sciopero o di richieste pressanti di aumenti salariali, l'uso dell'anchor virtuale è di sicuro più utile alla propaganda. Potenzialmente, però, potrebbe essere una risorsa nelle edizioni straordinarie quando i lettori di punta non sono immediatamente operativi. Al prototipo in mandarino che replica il mezzobusto reale Qiu Hao, si affianca quello in inglese che riproduce Zhang Zhao, anche lui presentatore della Xinhua. Non si tratta di una riproduzione in 3D, ma di qualcosa di decisamente più sofisticato e vicino alla realtà. Le espressioni facciali sono limitate, ma rispondono alla regola aurea della versione umana di non far filtrare emozioni: se è vero che il modello virtuale è in grado di apprendere da solo, cosa succederebbe se pronunciasse in modo errato, ad esempio, il nome del presidente Xi Jinping?

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