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Scienza e Tech
28 Novembre Nov 2018 1100 28 novembre 2018

Cosa è Larri, lo strumento italiano della missione Insight su Marte

Raffaele Mugnuolo, ricercatore dell'Agenzia spaziale italiana, spiega: «È come se avessimo tracciato idealmente una sorta di meridiano zero sul Pianeta Rosso».

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Seguita in tutto il mondo, la diretta web dell'atterraggio di Insight su Marte ha fatto crescere l'interesse dell'opinione pubblica per le esplorazioni spaziali. E mentre a New York Sotheby's si prepara a battere all'asta tre frammenti di rocce lunari portati sulla Terra dalle missioni Apollo, la possibilità che un giorno l'uomo possa camminare su un altro pianeta o perfino costruirvi delle colonie accende la fantasia.

Con l'arrivo di Insight, sono tre i veicoli che stanno funzionando contemporaneamente sul Pianeta Rosso. Oltre al lander che ha appena toccato il suolo, infatti, ci sono anche i rover Opportunity e Curiosity, entrambi della Nasa. E a bordo di Insight c'è uno strumento tutto italiano che si candida a rappresentare un punto di riferimento anche per le missioni future. Si chiama Larri (Laser retro-reflector for Insight) ed è stato sviluppato dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), sotto la responsabilità del professor Simone Dell'Agnello, con il contributo dell'Agenzia spaziale italiana (Asi). Ma che cos'è e come funziona Larri? Raffaele Mugnuolo, responsabile Asi per la partecipazione scientifica alla missione Esa ExoMars, in programma nel 2020, spiega a Lettera43.it: «È uno strumento composto da una serie di specchi particolari, che hanno la caratteristica di riflettere il raggio di luce che ricevono nella stessa direzione da cui il raggio proviene. Se Larri viene puntato con un sistema laser, quindi, il fascio di ritorno va esattamente verso la sorgente».

Raffaele Mugnuolo.

DOMANDA. Cosa se ne fanno gli scienziati di questo gioco di specchi?
RISPOSTA. Misurando il tempo impiegato dalla luce per fare andata e ritorno, è possibile ricavare in modo preciso la distanza tra il puntatore laser e il riflettore laser. Questo sistema viene spesso usato al giorno d'oggi per controllare i satelliti in orbita attorno alla Terra.

Controllarli in che senso?
Da diversi anni i satelliti che orbitano intorno alla Terra hanno uno o più riflettori simili a Larri. Vengono puntati dai sistemi laser che si trovano sul nostro pianeta e, misurando il tempo impiegato dalla luce per andare e tornare, è possibile determinare esattamente la distanza dell'oggetto che vogliamo studiare. Da questo dato è possibile capire qual è l'orbita seguita dal satellite, se la sta seguendo come dovrebbe oppure se sta deviando, eccetera eccetera.

E su Marte, invece, che ruolo avrà questa strumentazione?
Su Marte si userà lo stesso principio, però al contrario. Il riflettore laser adesso è un punto fisso sulla superficie marziana e ci resterà per molti anni. È un oggetto che non si consuma. D'ora in poi i satelliti che orbitano attorno a Marte, che vengono sostituiti dopo un certo numero di anni e che saranno dotati di un sistema laser, potranno puntare Larri sulla superficie del pianeta e in questo modo sarà possibile ricostruire in maniera inversa la posizione relativa tra satellite e Marte.

Una volta misurata questa distanza cosa succede?
Da una parte si possono fare esperimenti di fisica fondamentale. Dall'altra, però, l'aspetto più attraente è che siccome Larri rappresenta un punto fisso, localizzabile con estrema precisione, non è escluso che in futuro le nuove sonde che arriveranno su Marte potranno fare un atterraggio "guidato", puntando il retroriflettore per sapere esattamente dove stanno andando.

Anche le prossime missioni sul Pianeta Rosso saranno provviste di strumenti simili?
Sì. Sulle prossime missioni in programma nel 2020 ci saranno altri due retroriflettori. Sia su quella statunitense, Mars 2020, sia su quella europea, ExoMars 2020, in cui l'Italia ha un ruolo guida.

Qual è lo scenario che si apre?
Alla fine del 2020 avremo tre punti localizzabili in modo preciso su Marte. Potremo fare tutta una serie di esperimenti di fisica, ma avremo anche un sistema di coordinate affidabile sulla superficie marziana. Con questo primo retroriflettore, è come se avessimo tracciato idealmente una sorta di meridiano zero su Marte. Tanto per fare un esempio, in futuro si potrà dire: «La nostra sonda è arrivata a x gradi a Est di Larri». Nascerà un nuovo linguaggio di questo tipo, come succede sulla Terra.

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