He Jiankui Embrioni Cina
Scienza e Tech
29 Novembre Nov 2018 1258 29 novembre 2018

He Jiankui e gli affari della Cina sull'ingegneria genetica

Dietro l’esperimento-choc sugli embrioni umani si cela una sfida bio-tecnologica all’ultimo sangue tra Pechino e Washington. Con in gioco interessi politici ed economici immensi.

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da Hong Kong

Sull’enorme palco del Lee Shau Kee Lecture Centre dell’Università di Hong Kong le quattro sedie messe a semicerchio sembrano piccolissime. E ancora più piccolo e quasi insignificante sembra lui, He Jiankui, lo scienziato cinese che sta sconvolgendo non solo la comunità accademica mondiale ma l’intera opinione pubblica planetaria con i suoi esperimenti di ingegneria genetica “off-limits” sugli embrioni umani. Col suo aspetto più da ragioniere che da bio-genetista ribelle, faccia simpatica e occhi attenti, He Jiankui non ha però tentennamenti quando, in un inglese praticamente privo di accento cinese, risponde al collega che gli sta ponendo le domande di fronte alla platea attentissima: «È pentito di quello che ha fatto?», gli chiede. «No», risponde lui con una voce esile ma chiara, «ne sono orgoglioso». E insiste: «Molto orgoglioso». «Proseguirà gli esperimenti?», insiste il collega. «Certamente, se me lo consentiranno». Poi la domanda che tutti vorrebbero fargli: «Ha già avviato altre gravidanze con embrioni geneticamente modificati?». «C’è un esperimento in corso…», risponde lui con un filo di voce. Il collega insiste, gli chiede di ripetere: «C’è una possibile gravidanza in corso», risponde He, questa volta con voce alta e chiara. E la platea di scienziati, operatori scientifici ed esperti a questo punto si unisce in un coro di esclamazioni di stupore.

Questa tre giorni della seconda conferenza internazionale sulle tecniche di ingegneria genetica, che si è conclusa il 29 novembre a Hong Kong - organizzata dall’Università, in collaborazione con The Academy of Sciences of Hong Kong, la Royal Society of London, la Us National Academy of Sciences, e la Us National Academy of Medicine - è stata ovviamente monopolizzata dal piccolo genetista cinese, dalle rivelazioni sui suoi esperimenti e dalla valanga di polemiche che ne sono seguite. Già prima che il summit scientifico avesse inizio, anche Pechino aveva espresso perplessità, per bocca del viceministro della Scienza e della Tecnologia che aveva dichiarato di essere «choccato dal clamore mondiale suscitato dalla vicenda» e di avere ordinato «un’inchiesta approfondita su quanto accaduto», aggiungendo che esperimenti come quelli condotti sarebbero banditi in Cina fin dal 2003.

GLI AFFARI DI PECHINO CON LA GENETICA E IL LAVORO DI HE JIANKUI

Ma chi è veramente He Jiankui? E davvero la Cina, il governo di Pechino, la comunità affaristico-scientifica cinese, non sapevano nulla delle sue spericolate ricerche? Da informazioni acquisite sembrerebbe proprio il contrario, con il profilarsi di uno scenario inquietante che vede il Celeste impero lanciato in una rischiosa corsa allo sfruttamento delle biotecnologie più estreme e della cosiddetta bio-intelligenza artificiale. Per battere gli Stati Uniti. Di certo Il dottor He Jiankui, lo scienziato cinese che sostiene di aver creato i primi bambini geneticamente modificati al mondo, ha ricevuto almeno 278 milioni di yuan (40 milioni di dollari) in finanziamenti per le sue due start-up biotech da parte di investitori nazionali e internazionali. A capo del finanziamento risulta essere la Shenzhen Cosun Venture Capital Investment Management, una società di venture capital di proprietà della Coship Electronics, che si occupa di ricerca tecnologica, e di Chen Libei, un dirigente della Fortune Capital, sostenuta proprio dallo Stato cinese. Shenzhen Cosun è specializzata nel settore dell'assistenza sanitaria. Oltre che in Direct Genomics, altra società che opera nel settore bio-tech più avanzato, ha anche fatto un investimento nella fase iniziale di K2 Oncology, una start-up basata a Pechino focalizzata sulla ricerca di organoidi derivati ​​dai pazienti, che avrebbero il potenziale per aiutare a personalizzare il trattamento di alcuni tumori.

HE JIANKUI

Secondo un rapporto pubblicato sul sito web del governo cinese a gennaio di quest’anno, il contestatissimo He Jianqui risulterebbe direttamente coinvolto in Direct Genomic, che nell’anno della sua fondazione, il 2012, valeva già 1,5 miliardi di yuan. Ma non basta. Oltre a queste due start-up, Jianqui deterrebbe azioni in altre sette società, tra cui Shenzhen Hanhai Venture Capital Management Partnership, Shenzhen Nanke Biotechnology, Vienomics Biotech Rudong, Zhuhai Hanhai Chuangmeng Technology Partnership e Zhuhai Nanqijundao Technology Partnership. E lo scienziato controllerebbe anche il 45,5% della Biotecnologia di Shenzhen Nanke, che ha un capitale sociale di 66,66 milioni di yuan. Insomma, ancora una volta le apparentemente scandalizzate dichiarazioni del governo cinese e della comunità scientifica di Pechino andrebbero prese con le pinze, improntate come sembrano all’abituale politica cinese dei «tre passi avanti e due indietro»: salvare la faccia per poi andare avanti come se nulla fosse.

È GUERRA CINA-USA PER LA SUPREMAZIA BIOTECNOLOGICA E GENETICA

E mentre il mondo si concentra sul conflitto commerciale dei dazi in corso tra Washington e Pechino, a detta degli osservatori più attenti non si rende conto che è in corso un’altra vera e propria guerra tra le due superpotenze per la supremazia bio-tecnologica e genetica: un piatto forse ancora più ricco e appetitoso. Queste nuove dinamiche geopolitiche non saranno modellate dalle guerre commerciali, ma da una più aperta rivalità su chi controlla l'intelligenza artificiale e la biotecnologia. La sfida è già cominciata. La Cina ha investito 9 miliardi di dollari Usa nell'espansione del settore sia all’interno sia fuori dai suoi confini, un enorme impulso alla sua capacità di rendere concretamente mercificabili i dati biologici e genomici. Nel suo ultimo libro, Artificial Intelligence Superpowers, l’esperto Kai Fu Lee descrive un futuro prossimo in cui la leadership globale della Cina emergerà nello sfruttamento di intelligenza artificiale e genomica. Dotati di programmi in grado di decodificare i profili genetici di intere popolazioni ed ecosistemi, forme di cyber-colonizzazione diventeranno a quel punto sempre più probabili, con il potenziale necessario a pilotare massicci mutamenti negli equilibri di potere geopolitici globali.

Un ricercatore cinese mentre è al lavoro con gli embrioni.

La Cina ha già superato già gli Stati Uniti nella campionatura di sequenze genetiche su larga scala e a basso costo. Il più grande centro di ricerca sui geni del mondo è attualmente l'Istituto di genomica di Pechino (Bgi), con sede proprio a Shenzhen, dove lavora il contestato Jiankui, e contiene circa 40 milioni di campioni di Dna. Soprannominato familiarmente dagli addetti ai lavori «Gene Factory», il campus di Bgi ospita eserciti di studenti, che gestiscono diversi progetti per «sequenziare il mondo». Sono impegnati a mappare il Dna di tutte le piante e specie animali conosciute sulla terra. Fornendo i suoi servizi di sequenziamento a gruppi di salute e biotecnologie in più di 60 Paesi, Bgi sta facendo una scommessa vincente sul futuro: leggere i nostri geni, su scala globale, per incrinare malattie, fame, evoluzione e 'decriptare' i segreti dell'intelligenza umana. Da parte sua, intanto, Jiankui, avvicinato all’uscita dal convegno di Hong Kong, non commenta questi scenari. Ma risponde a una domanda diretta: «Se il suo esperimento di modificazione genetica coinvolgesse suo figlio, lo rifarebbe?»; «Sì», risponde senza esitazione, «lo rifarei subito».

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