Cervello Danni Smog
Scienza e Tech
1 Dicembre Dic 2018 1500 01 dicembre 2018

Quali danni fa lo smog al cervello

L'inquinamento emesso da auto con motore a scoppio, caldaie e industrie influisce sulle nostre capacità cognitive, riducendone le performance. I risultati di una ricerca condotta in Cina ora lo dimostrano.

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Il legame fra inquinamento atmosferico e basse prestazioni cognitive è alla base del recente studio The impact of exposure to air pollution on cognitive performance pubblicato su Pnas.org e realizzato in Cina da da Xin Zhang (School of Statistics, Beijing Normal University), Xi Chen (Department of Health Policy and Management, Yale School of Public Health) e Xiaobo Zhang (National School of Development, Peking University). «La ricerca», spiega a L43 Federica Alemanno, docente della Scuola di Specializzazione in Neuropsicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, «è svolta sulla popolazione adulta cinese ed è coerente con il noto effetto di tossicità sull’uomo degli agenti inquinanti inalati in maniera costante per periodi prolungati».

Lo studio in questione esamina in maniera longitudinale, ossia negli stessi individui, «gli effetti cumulativi nel tempo di tre tra i principali inquinanti atmosferici emessi da auto con motore a scoppio, caldaie, industrie: biossido di zolfo, ossidi di azoto e Pm10, correlando la concentrazione di queste sostanze nell’ambiente alle prestazioni cognitive degli individui», sottolinea la neuropsicologa. È così stato riscontrato dai ricercatori «un calo di performance statisticamente significativo nei soggetti maggiormente esposti a tali sostanze, in compiti di memoria per attivitàlinguistiche».

L'ESPOSIZIONE ALLO SMOG RADDOPPIA I DANNI NEL CERVELLO ANZIANO

Durante la ricerca sono stati tenuti sotto osservazione per ben quattro anni la capacità di linguaggio e matematiche di circa 20 mila persone: l’esito della ricerca ha evidenziato come lo smog incida in maniera negativa sulle capacità cognitive in particolare con l’avanzare dell’età e con il diminuire del livello di istruzione. «Essenzialmente», afferma Alemanno, «il danno cerebrale è regolato da un meccanismo a soglia, superata la quale insorge il disturbo cognitivo. Sono infatti molteplici i fattori che influenzano il danno neuronale. Uno, certamente, è il fisiologico aumentare dell’età: l’invecchiamento determina un depauperamento neuronale. Gli agenti inquinanti, poi, costituiscono un ulteriore fattore di rischio: l’esposizione cronica a fattori tossici crea, infatti, un danno ossidativo che danneggia i neuroni. Nel cervello anziano, quindi, il danno è doppio, con il verificarsi di un effetto sommatoria».

GLI INDIVIDUI CON BASSO LIVELLO DI ISTRUZIONE I PIÙ DANNEGGIATI

E poi c’è il livello di istruzione, che, secondo lo studio, funzionerebbe come una sorta di «agente protettivo». È ampiamente dimostrato, d’altra parte, in letteratura neuro scientifica, che la cosiddetta «riserva cognitiva» che l’individuo ha maturato nel corso della sua esistenza attraverso l’esercizio delle facoltà cognitive e intellettuali, funziona da potente fattore di protezione rispetto alle sequele cognitive conseguenti ad problemi cerebrali di varia natura: ictus, traumi cranici, tumori cerebrali, demenze, effetti da esposizione cronica allo smog. Ma la nuova ricerca, molto dettagliata, rafforza questa ipotesi. «Gli individui che si sono esercitati molto a livello cognitivo», continua Alemanno, «quando si ammalano, mostrano, rispetto a individui con la medesima gravità di patologia ma aventi minor grado di istruzione, sintomi cognitivi più blandi e a esordio più lento e spostato lungo la linea del tempo, in funzioni come linguaggio, memoria, attenzione; questa è la ragione per cui in presenza di sintomi cognitivi è sempre consigliato abbinare alla terapia farmacologica un training di tipo cognitivo-neuropsicologico, per mantenere e favorire la neuroplasticità cerebrale». Nello studio pubblicato su Pnas, «gli effetti cognitivi peggiori si rilevano su maschi adulti con bassa scolarità».

Alcuni rilevatori di smog.
ANSA

GLI INQUINANTI DELL'ARIA SONO I PIÙ PERICOLOSI PER IL CERVELLO

Ma quali sono gli inquinanti che possono influenzare la chimica del cervello? «Soprattutto anidride carbonica e Pm10, che vengono assorbiti per via respiratoria; da lì si legano ai globuli rossi e attraverso il flusso sanguigno vengono trasportati per via sistemica a tutti i nostri organi», spiega ancora la docente. Quando alcune sostanze inquinanti riescono a superare la barriera emato-encefalica, giungono al cervello innescando un processo di ossidazione che danneggia il neurone stesso. «Se l’esposizione è moderata e non continuativa», specifica Alemanno, «ci sono enzimi interni al nostro organismo che tengono a bada il processo infiammatorio». L’assunzione di vitamina E, dal potere antiossidante, contenuta in alimenti come verdura e frutta costituisce un prezioso alleato nel combattere il processo infiammatorio in atto. Oltre un certo grado di infiammazione poi, il processo non può essere arrestato e si verifica il danno». Va da sé che alte concentrazioni di Co2, per esempio nei luoghi di lavoro, possono influenzare anche la produttività stessa dei dipendenti.

La coltre di smog a Shangai.

ANCHE L'AMBIENTE LAVORATIVO PUÒ METTERE A RISCHIO LE CAPACITÀ CEREBRALI

«Per comprendere quanto può essere inficiata la capacità produttiva di un individuo in un luogo ricco di anidride carbonica», conclude Alemanno, «basta pensare alla sensazione di torpore che si prova in determinati ambienti ristretti in contesti di riunioni affollate. Un ambiente con alte concentrazioni di Co2 determina una serie di variazioni del sistema nervoso autonomo tra cui aumento della circolazione periferica, aumento della temperatura corporea, variazioni del battito cardiaco che possono dare luogo, sul piano fisico, a torpore, sonnolenza, difficoltà respiratorie e, sul versante cognitivo, a una minor efficienza in compiti di decision-making. Un sistema di areazione adeguato è fondamentale per consentire una buona ossigenazione a polmoni e cervello, per favorire produttività e qualità di vita in qualunque contesto, quello lavorativo non escluso».

Secondo i ricercatori, i risultati dello studio cinese possono essere applicati a più dell’80% della popolazione urbana mondiale che è esposta a livelli di inquinamento non sicuri. La ricerca italiana, da parte sua, fino ad oggi si è maggiormente focalizzata sugli effetti di una prolungata e precoce esposizione ad agenti tossico-inquinanti sullo sviluppo infantile, già a partire dalla vita fetale nell’ambiente intra-uterino attraverso il passaggio mamma-figlio di tali sostanze che si trasmettono con placenta e cordone ombelicale, concentrandosi sul danno neurocognitivo evidenziato nei bambini esposti a fattori inquinanti, che mostrano ritardi nello sviluppo psicomotorio. In ogni caso, il rapporto fra agenti inquinanti e prestazioni cognitive è un territorio di ricerca fertile e centrale a livello internazionale, visti i livelli di inquinamento sempre più alti che interessano l’intero pianeta.

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