Uffici Mobili
Scienza e Tech
26 Dicembre Dic 2018 1500 26 dicembre 2018

Così gli uffici mobili riducono gli spazi tra lavoro e vita privata

Dal treno che diventa workspace alle macchine a guida autonoma da cui è possibile collegarsi in videoconferenza: si restringono i "tempi morti". Con quali effetti sulla produttività?

  • Jacopo Franchi
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L’ufficio del futuro? Viaggia sui binari. Presentato alla Dutch Design Week lo scorso mese, il treno della Nederlandse Spoorwegen, principale compagnia ferroviaria olandese, dovrebbe vedere la luce a partire dal 2021 e promette di cambiare (per sempre) la vita dei pendolari dei Paesi Bassi. In che modo? Modificando radicalmente la distribuzione degli spazi nei vagoni, con scrivanie per pc lungo le pareti della carrozza e con vista sul paesaggio in movimento, sedie individuali e spazi in comune dove riunirsi con gli altri colleghi pendolari per una conference call in attesa di arrivare a destinazione. Una possibilità presente finora solo sulle carrozze di prima classe dell’alta velocità, e ora estesa anche al semplice impiegato che può così mettersi in pari con il lavoro della settimana: fortunati gli olandesi, vero?

RIPROGETTARE LUOGHI E MEZZI

Il progetto, al momento, è solo nella sua fase iniziale e non vi è dubbio che molte delle idee proposte si risolveranno in un nulla di fatto, per esigenze di sicurezza o difficoltà tecniche di realizzazione. La notizia, tuttavia, si inserisce in un lungo filone di riprogettazione di luoghi, ambienti e mezzi in uffici “semoventi”, accessibili al momento del bisogno e inclusi nel prezzo del biglietto (o in un eventuale abbonamento “premium” o “business”). Se non è più una novità la possibilità di ricevere chiamate in vivavoce mentre siamo in auto, sono oggi sempre più numerosi i professionisti che si fanno aiutare da un assistente virtuale anche per leggere le mail mentre sono in viaggio, o collegarsi in diretta a una videoconference su Skype. Una possibilità offerta dai più comuni assistenti presenti sui nostri smartphone (come Siri) e oggi a disposizione anche nelle auto di categoria superiore (come il Bmw Intelligent Personal Assistant, integrato con Skype for Business e Office 365).

In un mondo dove le città sono sempre più congestionate dal traffico, i motori a scoppio si avviano sul viale del tramonto e la promessa di superamento dei limiti che ha accompagnato l’immaginario automobilistico del XX secolo appare sempre più irrealizzabile, la promessa della mobilità futura si fonda sulla possibilità di recuperare il tempo del viaggio all’attività, creativa o laboriosa che sia. Ecco allora che la macchina “connessa”, preludio dell’auto a guida autonoma, si trasforma a sua volta in un ufficio con tanto di assistenti virtuali, wi-fi di bordo, quando non personal computer inseriti negli schermi un tempo dedicati solo alla musica e al navigatore satellitare. I numeri, d’altronde, sembrano confermare che il pubblico vuole quello che il mercato è intenzionato a produrre in massa.

IL BOOM DEI MOBILE WORKER

Secondo la società di analisi di Idc i mobile worker raggiungeranno i 10 milioni in Italia e i 123 milioni in Europa occidentale entro il 2022, su una popolazione lavorativa stimata in 190 milioni di individui. Non si tratta solo di freelance: la “mobilità” dei lavoratori è una conseguenza della scomparsa del luogo di lavoro fisso e della diffusione dei nuovi digital workspace, definiti come «spazi di lavoro online dove ogni persona può accedere in maniera univoca alle proprie informazioni di lavoro, indipendentemente dal luogo, dal momento o dal dispositivo utilizzato». Che la vita privata sia ormai sempre più contaminata da quella lavorativa non è una notizia, così come il contrario. Grazie al digitale le persone possono portare in azienda una parte delle incombenze domestiche, dal sorvegliare la casa o i parenti allettati tramite una videocamera connessa tramite app allo smartphone, ai compiti dei figli da svolgere attraverso Whatsapp tra una riunione di lavoro e l’altra. Il problema, se così si può definire, si pone quando il tempo del lavoro si estende a dismisura, colonizzando anche quegli spazi e quei tempi un tempo consacrati alla vita sociale, al viaggio, all’attesa, all’immaginazione.

A ridursi sono quei “tempi morti” che hanno caratterizzato da sempre la vita di chiunque non abbia la fortuna di trovare casa a pochi minuti a piedi dall’ufficio

E così treni, auto, aerei, e prima ancora sale d’attesa, pause pranzo, spostamenti in autobus o colazioni mattutine al bar diventano automaticamente punti d’accesso al digital workspace citato poc’anzi, grazie a soluzioni tecnologiche e architettoniche che consentono a chiunque di connettersi rapidamente alla Rete, appoggiare il pc su una scrivania multifunzione e iniziare subito a rispondere alle mail, affinare presentazioni, preparare la giornata lavorativa incombente o organizzare le scadenze di quella immediatamente successiva. A ridursi, quindi, sono proprio quei “tempi morti” che hanno caratterizzato da sempre la vita di chiunque non abbia la fortuna di trovare casa a pochi minuti a piedi dall’ufficio. In questo senso il “treno olandese” è solo l’ultimo esempio, il più visibile, non tanto della diluzione della vita privata in quella professionale, quanto della scomparsa dei luoghi (e dei tempi) di passaggio dalla prima alla seconda. Resta da capire se tutto questo si traduca in un aumento della produttività, o non vada a detrimento della lucidità mentale e della capacità immaginativa che è alla base di qualsiasi economia della conoscenza.

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